Narayanan-Krishnan

Narayanan Krishnan ha solo 34 anni, ma nel corso degli ultimi 12 anni, ha già servito oltre 1,5 milioni di pasti ai senzatetto dell'India, individui per lo più abbandonati dalle loro famiglie o affetti da patologie mentali o troppo vecchi per prendersi cura di se stessi.

Nel 2002, era un giovane e promettente chef che lavorava in un ristorante di alta classe per i prestigiosi Taj Hotels. Stava per trasferirsi in Europa, per andare a lavorare in un hotel a 5 stelle in Svizzera, quando si recò a salutare la sua famiglia nella città natale di Madurai. Qui ha assistito a una scena che ha cambiato il corso della sua vita per sempre.

"Ho visto un uomo molto vecchio che mangiava i propri escrementi come cibo. Mi ha fatto davvero molto male. Sono rimasto letteralmente scioccato per qualche secondo. Dopo di che, ho cominciato a dargli da mangiare e ho deciso che questo era quello che dovevo fare per il resto della mia vita", ha detto Krishnan alla CNN.

Anche se era un bramino, ovvero un membro della più elevata casta indiana, destinato a una splendida carriera di successo come chef, Narayanan decise di mollare tutto. Scosso dalla scena a cui aveva assistito a Madurai, lasciò il lavoro e convinto ormai che il suo destino non fosse quello di cucinare piatti elaborati per i ricchi e famosi, ma fornire sostentamento a chi ne aveva più bisogno. Gli emarginati, i poveri, i malati.

"Quella notte ho pensato, che cosa sto facendo? Vendo un piatto di riso fritto per dieci dollari nel mio albergo dove la gente vuole il cibo per fantasia, divertimento, gioia e ricreazione. Non per fame. Mangiano solo mezza porzione e lasciano il resto nel piatto. E 'stata una scintilla, un potente scintilla", racconta ancora il giovane chef.

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Era a malapena passato un anno quando, nel 2003, fondò l'Akshaya Trust, un'organizzazione no-profit attraverso la quale ha già servito oltre un milione e mezzo di pasti per i senzatetto dell'India. Il nome della sua organizzazione è il termine sanscrito per "incorruttibile", ed è stato scelto per ricordare che la compassione umana non dovrebbe mai decadere o perire.

Roberta Ragni

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