centrale di Flamanville

Flamanville, il reattore francese di terza generazione di questa centrale nucleare è considerato uno dei più sicuri del mondo. Un fiore all'occhiello del nucleare d'oltralpe. Ma è davvero così? A giudicare dai numerosi incidenti e dalle tante, troppe anomalie registrate negli ultimi anni è lecito porsi questa domanda, visto che l'Italia stava accarezzando l'idea di averne uno.

La centrale nucleare di Flamanville

Situata presso la città di Flamanville, nella Bassa Normandia, la centrale possiede due reattori PWR da 1330 MW ognuno e uno dei famosi EPR da 1600 MW, ancora in costruzione. Quest'ultimo è il primo reattore francese di terza generazione, quello, per intenderci, che usa una tecnologia Epr, che altri Paesi europei hanno preso in considerazione, compreso l'allora Ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo e che avremmo visto sorgere in Italia se avessimo votato SI al referendum sul nucleare.

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Ma non è tutto rose e fiori.

Ecco i principali problemi e gli incidenti avvenuti nella centrale nucleare di Flamanville.

Costi e tempi più lunghi per il nuovo reattore EPR

Per la costruzione del reattore di terza generazione, la fine dei lavori era slittata al 2014, con un costo stimato di 5 miliardi di euro ma i tempi si sono ulteriormente allungati. Il reattore sarà completato nel 2018 e la spesa complessiva ammonterà a 10,5 miliardi di euro, come spiega la stessa EDF, la Électricité de France, la maggiore azienda produttrice e distributrice di energia in Francia.

Lo stesso anno i tecnici della centrale EPR di Olkiluoto confermarono che sarebbero stati necessari quattro anni in più del previsto per terminare i lavori, con una spesa aggiuntiva di oltre tre miliardi di euro rispetto alle previsioni iniziali. 

Nucleare, meno conveniente delle rinnovabili e del carbone

Ma non solo. Per il dipartimento dell’Energia Americano (DOE), anche quando le centrali di nuova generazione saranno in funzione, il costo dell’energia prodotta con il nucleare sarà superiore a quello dell’eolico, del gas e anche del carbone.

Epr, non è poi così sicuro

A dirlo non siamo di certo noi. Nel 2010, tre agenzie di sicurezza nucleare, la francese ASN, la britannica HSÈsND e la finlandese STUK, bocciaronp il reattore Epr, perché non completamente sicuro.

A sollevare la questione, nel 2011, fu anche un articolo del settimanale satirico francese "Le Canard Enchaîné" che pubblicò una durissima lettera inviata il 18 luglio dall'Autorité de sûreté nucléaire (Asn) ad Edf, sulle pecche del cantiere dell'European pressurized reactor (Epr) di Flamanville.

Si parlò di un malfunzionamento del "gros œuvre", ma è solo l'ultimo caso noto di una più lunga catena di inconvenienti. Pochi giorni prima, l'Asn aveva constatato altri tre "difetti", mentre il 27 agosto il sito dell'Epr era stato addirittura dichiarato "non totalmente a norma sismica".

L'Epr, che il governo francese presentava come, il reattore nucleare “più sicuro del mondo” avrebbe in realtà dei problemi anche nei suoi simili che Areva stava costruendo in Finlandia e Cina, con l'accumularsi di ritardi e spese impeviste.

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L'incidente del 2012

Nel 2012, per quasi 6 ore, dalle 23.15 del 24 ottobre alle 5 del giorno successivo venne segnalata una fuga radioattiva all'interno del reattore 1 dovuta a un incidente di manutenzione.

Non si trattava di voci o chiacchiere. Ad annunciarlo era stata l'Autorité de sûreté nucléaire (ASN), che aveva classificato questo avvenimento al livello 1 sulla scala Ines, che va da 1 (anomalia) a 7 (incidente grave).

“La ASN è stata informata questa mattina da parte di EDF di una perdita che si è verificato su una linea ausiliaria del circuito primario del reattore n° 1 di Flamanville Mercoledì alle 23:15. La perdita è stata arrestata alle 5:00 di Giovedi”.

Al momento dell'incidente il reattore era chiuso per manutenzione, con i lavori iniziati dalla fine di luglio, ed era nella fase finale del riavvio. Ma la perdita aveva obbligato gli operatori a seguire le linee guida e iniziare l'arresto a freddo.

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Le anomalie al serbatoio

Ancora un problema alla centrale francese di Flamanville, e ancora una volta è l'Autorité de sûreté nucléaire francese (Asn) a lanciare l'allarme. Non uno ma ben due difetti nella composizione dell'acciaio dell'EPR, di cui una in alcune aree del coperchio e l'altra nel fondo del serbatoio.

Cuve-EPR large

Il serbatoio di un reattore ad acqua pressurizzata è molto importante per la sicurezza perché contiene il carburante ed è coinvolto nella seconda barriera di contenimento della radioattività. A seguito dei test chimici e meccanici che Areva aveva condotto alla fine del 2014, era stata rilevata la presenza di una "zona ad alta concentrazione di carbonio che porta a valori di resilienza meccanica più deboli del previsto”.

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Quella strana faccenda dei documenti falsificati e lo stop a 20 reattori

A novembre dello scorso anno, emerse una faccenda dai contorni inquietanti. I documenti di controllo degli impianti nucleari in Francia sarebbero stati falsificati o incompleti. In attesa di saperne di più, l'ASN aveva disposto lo stop a 20 reattori.

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Qualche settimana dopo, era stato lo stesso presidente dell’Authority sulla sicurezza nucleare (ASN), Pierre-Franck Chevet a mettere in guardia sulla sicurezza dei reattori francesi.

“Lo scenario è peggiorato rispetto all’aprile 2015 perché con la scoperta di un eccesso di carbonio nell’acciaio della vasca dell’EPR (reattore pressurizzato europeo), siamo passati da una brutta sorpresa all’altra” Ma non solo.

“Abbiamo rilevato l’esistenza di pratiche inaccettabili dall’inizio degli anni Sessanta nella fabbrica del Creusot. 400 dossier segnalati perché volontariamente nascosti al cliente e all’ASN, e riguardanti anomalie. E poi dagli ispettori sono stati portati alla luce documenti di fabbricazione che appaiono falsificati”.

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Nuova esplosione a febbraio 2017

Ieri intorno alle 10 un incendio è divampato nella sala macchine della centrale nucleare di Flamanville. Secondo la prefettura, non vi sarebbe alcun rischio legato al nucleare. Cinque persone sono "leggermente intossicate" e il reattore della centrale è stato spento a scopo precauzionale.

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Tanti, troppi avvenimenti nefasti che dovrebbero almeno far riflettere sulla necessità di ricorrere all'atomo.

Il nucleare letteralmente a tutti i costi – ambientali, economici, relativi alla sicurezza e alla salute pubblica – è quello che serve davvero? Non sarebbe meglio ricorrere alle fonti rinnovabili, decisamente più sicure e meno pericolose per l'ambiente e per l'uomo?

Francesca Mancuso

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