Peste suina, via libera all’abbattimento di 400 cinghiali nel Lazio: una strage assurda ed evitabile

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400 cinghiali che vivono nel Lazio sono appena stati condannati a morte: saranno abbattuti nell'arco di 30 giorni per contenere la diffusione del virus della peste suina. Ma è davvero questa la soluzione più efficace al problema o è l'ennesimo pretesto per favorire i cacciatori?

Mancano pochi giorni all’avvio della mattanza di ben 400 cinghiali sul territorio del Lazio: gli animali saranno catturati e uccisi nell’arco di un mese in nome della lotta alla peste suina africana, che sta dilagando nella Regione. Qui i contagi confermati sono una trentina, come reso noto dall’Istituto Zooprofilattico.

A dare l’ok alla decisione più drastica ieri la Cabina di Regia della Regione Lazio, che ha presentato il piano che prevede la condanna a morte di centinaia di animali sani: 200 saranno prelevati nelle aree protette regionali e altri 200 fuori da queste zone. Inoltre, è stato anche deciso che entro questa settimana bisognerà uccidere anche i suini presenti nella zona infetta in un raggio di 10 km dai due casi positivi rilevati di recente in un allevamento.

Una mossa per contenere la diffusione del virus che ha scatenato le polemiche fra le associazioni animaliste, secondo cui sarebbe l’ennesimo pretesto per favorire la caccia a discapito dei poveri animali.

Leggi anche: Peste suina: “Giù i fucili dai cinghiali”, la petizione che vuole fermare gli abbattimenti nel Lazio

La Peste Suina si sta sempre di più confermando un’ottima occasione per i cacciatori che potranno incrementare a dismisura il numero di animali uccisi per soddisfare la loro malsana passione, al punto che lo stesso Ministro Cingolani ha già annunciato – primo Ministro dell’Ambiente in tutta la storia repubblicana – di voler mettere mano alla legge sulla caccia per allungare la stagione venatoria ai cinghiali” commenta la LAV (Lega Antivivisezione).

L’associazione animalista si è già detta pronta a battersi legalmente per cercare di fermare questa strage inutile e dannosa.

Siamo in attesa di poter leggere il documento ufficiale che disporrà il massacro di cinghiali – commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV, Animali Selvatici – e, come già fatto con il Piemonte, impugneremo immediatamente davanti al TAR Lazio l’intollerabile atto, utile solamente a far divertire i cacciatori ma senza alcuna ricaduta concreta sul numero totale di animali e sul contrasto alla diffusione della Peste Suina.

Stop agli abbattimenti! Le alternative non cruente ed efficaci esistono

Le alternative non cruente alla mattanza esistono, come ribadito più volte dalla LAV. Una di queste è rappresentata dallo sviluppo di un vaccino contraccettivo, che potrebbe essere sostenuto con i 550mila euro messi a disposizione dal Ministero della Salute.

Si tratta infatti dell’unico sistema realmente efficace che può contribuire alla riduzione incruenta del numero dei cinghiali, favorendo la convivenza con le attività umane che si svolgono sui loro territori e abbandonando definitivamente i fucili dei cacciatori. – chiarisce la LAV –Da decenni i cinghiali sono cacciati in numero enorme, in costante crescita di anno in anno, tuttavia i danni loro imputati non solo non accennano a diminuire, ma addirittura sono in continuo aumento, dimostrando così anche ai più scettici che l’uccisione degli animali oltre ad essere una pratica cruenta, ne favorisce addirittura la proliferazione.

Non si può pensare di risolvere il problema impugnando i fucili. Servono soluzioni efficaci, lungimiranti e rispettose del benessere animale.

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Fonte: LAV 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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