Dopo la storica vittoria in Italia, ecco 4 motivi per cui è ora di bandire le pellicce in tutta l’Ue (petizione)

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Da oggi ha inizio la nuova Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per introdurre in tutta l’Unione il divieto di allevamento di animali per la produzione di pellicce, così come il commercio di prodotti di pelliccia

È da dicembre scorso che l’Italia è un Paese più civile e cruelty-free. Fu allora, infatti, che la Commissione Bilancio del Senato approvò l’emendamento che ha messo al bando tutti gli allevamenti di pellicce a partire dal 1° gennaio di quest’anno. Ciò significa che entro il 30 giugno gli ultimi 5 allevamenti di visoni dovranno essere smantellati.

Ora, dopo questa vittoria storica, comincia un’altra fase: la nuova campagna europea “Fur Free Europe” per vietare allevamenti e commercio di pellicce in tutta l’Unione europea.

Oggi abbiamo l’opportunità di porre fine ad una industria anacronistica, crudele, insalubre, da cui la maggior parte delle principali aziende globali della moda ha già pubblicamente preso le distanze passando al furfree, in linea con il crescente valore di rispetto verso gli animali che milioni di cittadini e consumatori moda dimostrano, con scelte d’acquisto consapevoli e sostenibili. Numerosi Stati membri, tra cui recentemente anche lItalia, hanno già vietato gli allevamenti di pellicce; è giunto il momento di estendere questo divieto a tutta l’Unione europea eper coerenza, vietare il commercio di pellicce e quindi anche l’import da Paesi terzi, dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV – Area Moda Animal Free, uno dei sette cittadini europei che hanno depositato l‘Iniziativa a Bruxelles con Eurogroup for Animals.

La nuova Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE)  Fur Free Europe

La ICE #FurFreeEurope è stata ufficialmente registrata dalla Commissione Europea il 16 marzo, accogliendo dunque la validità della base giuridica dell’istanza, con la quale si chiede:

  • divieto di allevamento in tutta Europa di animali destinati alla produzione di pellicce
  • divieto di commercio di pellicce

Tutto ciò, già sulla base del fatto che 12 Stati membri, tra cui lItalia, in occasione del Consiglio Europeo dell’Agricoltura del 28 giugno del 2021, hanno chiesto alla Commissione europea di esaminare le opzioni per il divieto permanente dell’allevamento di animali “da pelliccia” e di presentare una proposta legislativa per raggiungere questo obiettivo.

Leggi anche: Pellicce: allevamenti di visoni, finalmente l’Europa verso il divieto totale. Arriva la richiesta di una proposta di legge

Inoltre, la stessa Commissione ha avviato la revisione della legislazione sul Benessere degli animali in allevamento, che include anche gli animali “da pelliccia”. Ciò significa che la nuova regolamentazione (entro marzo 2023 è prevista la bozza del Regolamento) potrebbe già includere il divieto di allevamento di animali allo scopo di ricavarne pellicce.

4 motivi per cui è ora bandire le pellicce

  • non è più ammissibile tenere animali in piccole gabbie e ucciderli solo, o principalmente, a causa del valore della loro pelliccia
  • gli allevamenti di animali “da pelliccia” rappresentano un rischio per la salute umana e animale, come dimostrato durante la pandemia di Covid-19, quando centinaia di allevamenti di visoni sono stati colpiti da focolai di coronavirus e nuove varianti sono state trasmesse dagli animali all’uomo
  • l‘allevamento di pellicce ha un impatto ambientale significativo poiché la concia e la lavorazione delle comporta l’uso di sostanze chimiche tossiche. In termini di inquinamento del suolo da metalli tossici, la produzione di pellicce è classificata tra le prime cinque industrie a più alta intensità di inquinamento
  • l‘industria della pelliccia rappresenta anche una seria minaccia per la biodiversità, con alcune specie allevate, come il visone americano e il cane procione, che sono fuggite dagli allevamenti di animali da pelliccia e ora sono considerate (loro malgrado) Specie Aliene Invasive (IAS), causando impatti negativi sulla fauna selvatica nativa europea

QUI trovate la petizione da firmare.

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Fonte: LAV
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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