La nuova vita dei mufloni del Giglio sopravvissuti agli abbattimenti

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Dopo lo stop agli abbattimenti sono iniziate le operazioni di trasferimento dei mufloni del Giglio in diversi rifugi

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Ricordate i mufloni dell’Isola del Giglio? La loro sorte sembrava ormai segnata: il destino era l’abbattimento, autorizzato dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. E così è stato per diversi esemplari. Per fortuna, però, non per tutti. Grazie alla mobilitazione delle associazioni WWF e LAV (Lega Anti Vivisezione) alcuni mufloni sono stati tratti in salvo. E dopo essere stati prelevati dal parco sono stati trasportati nel Centro di Recupero Fauna di Semproniano, in altri rifugi per animali e in aree messe a disposizione dai Carabinieri Forestali.

Qui potranno vivere in libertà e lasciarsi alle spalle la paura di essere uccisi a colpi di fucile da un momento all’altro e le loro cure saranno affidate a degli esperti.

mufloni giglio

@LAV

Certamente il tema del controllo delle specie individuate come aliene comporta visioni e sensibilità diverse. In questo caso, grazie anche alla disponibilità del Parco e alle norme che prevedono l’opportunità di prendere in considerazione metodi non letali nel caso di eradicazioni per fini di conservazione – spiegano la LAV e il WWF – abbiamo accettato di farci carico del mantenimento degli animali catturati e traslocati a cura del parco presso nostre strutture selezionate o messe a disposizione da altre associazioni e dai Carabinieri Forestali per garantirne la sopravvivenza nelle migliori condizioni possibili. Riteniamo quanto deciso una buona pratica che dimostra come è possibile trovare dei punti di mediazione pur partendo da impostazioni diverse.

La controversa vicenda dei mufloni

Le operazioni di eradicazione dei mufloni sono state autorizzate lo scorso anno dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. Una vera e propria mattanza che rientra nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea (per ben 1,6 milioni di euro) che ha lo scopo di tutelare la biodiversità sull’Isola del Giglio.

Il muflone non è una specie autoctona, ma è stata introdotta per fini venatori sull’isola della Toscana intorno agli anni ’50. Si tratta infatti di una specie considerata aliena e invasiva, che mette a rischio la sopravvivenza di altri animali e provoca danni all’ecosistema.

Venendo a conoscenza della notizia relativa agli abbattimenti di questi mammiferi le associazioni animaliste si sono subito mobilitate per proporre un’alternativa non crudele e salvare i mufloni. Dopo svariati appelli e forte pressione, lo scorso novembre il direttore del Parco ha Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha accettato di convocare un tavolo di confronto con LAV e WWF e così si è giunti ad un accordo che prevede la sospensione degli abbattimenti e il trasferimento dei mufloni presso vari rifugi.

Ad occuparsi del trasporto degli animali è comando generale dei Carabinieri Forestali. Le operazioni di trasferimento dei mufloni sono appena iniziate, ma proseguiranno nelle prossime settimane. Un lieto fine per i mufloni, ma anche una vicenda che conferma che esistono delle alternative efficaci e non crudeli agli abbattimenti (che troppo spesso vengono descritti come l’unica soluzione praticabile).

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Fonti: LAV/WWF

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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