Non liberare i pesci rossi in fiumi e laghi, nuovo studio rivela il catastrofico impatto

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Uno recente studio condotto in Inghilterra riaccende i riflettori sui pesci rossi e sulla loro pericolosità per l'ecosistema se liberati in natura. Questo animale può sembrare del tutto innocuo, ma si tratta in realtà di una specie aliena invasiva in quasi l'intero Pianeta

Si trovano pressoché in ogni famiglia e vengono di frequente regalati ai bambini come primo animaletto domestico affinché questi imparino a prendersi cura di un altro essere vivente. Sono i pesci rossi che figurano proprio tra gli animali domestici più diffusi al mondo, ma vengono erroneamente rilasciati in natura.

Dopo una esistenza trascorsa in un acquario, o peggio in una minuscola e crudele boccia, molti proprietari decidono di restituire ai pesciolini la libertà, rilasciandoli in fiumi o laghetti a cui però non appartengono. Nulla di più sbagliato e a ribadirlo (ancora) è un recente studio inglese pubblicato sulla rivista scientifica NeoBiota.

Un team di ricerca internazionale ha studiato l’impatto e i rischi ecologici di due tipi di pesci che si trovano comunemente nelle case: il pesce rosso Carassius auratus  e il pesciolino di montagna delle nuvole bianche Tanichthys albonubes.

Gli esperti hanno confrontato il tasso di alimentazione dei due pesci in questione con altre specie e hanno notato che sono in particolar modo i pesci rossi a nutrirsi di tutto ciò che trovano nelle loro vicinanze, crescendo a dismisura.

Da pochi centimetri il pesciolino che accudivamo tra le mura domestiche può raggiungere le dimensioni di una carpa o di una trota. Dalle analisi condotte i ricercatori hanno notato che i pesci rossi sarebbero inoltre più audaci e competitivi delle specie autoctone.

Il Carassius auratus, ma anche ilTanichthys albonubes, è infatti una specie aliena invasiva in tutto il mondo con effetti catastrofici sulla biodiversità.

Nello specifico parliamo di una triplice minaccia all’ecosistema se si considera l’alimentazione della specie, le interazioni con gli altri organismi viventi e il suo comportamento competitivo.

Sebbene i climi dell’Europa settentrionale siano spesso una barriera per le specie non autoctone che sopravvivono in natura, è noto che i pesci rossi tollerano tali condizioni e potrebbero rappresentare una vera minaccia per la biodiversità autoctona di fiumi e laghi, divorando le risorse da cui dipendono altre specie,

sottolinea James Dickey, docente della Queen’s University di Belfast e autore principale dello studio.

Per far fronte al problema che riguarda ogni Paese, alcuni Stati hanno cercato di sensibilizzare la popolazione al tema, evitando che tanti altri pesci rossi finissero in corsi d’acqua, o peggio ancora, negli scarichi. L’Acquario di Parigi, ad esempio, aveva già in precedenza comunicato di voler accogliere i pesci rossi “indesiderati” dei francesi.

Fonte: NeoBiota

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Laureata in Lingue, attivista e volontaria per i diritti degli animali. Amante della cucina vegetale, di vini rossi e di tutto ciò che profumi di cannella.

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