British Shorthair: le malattie genetiche più comuni di questa razza di gatto

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I gatti di razza British Shorthair sono adorabili ed elegantissimi, ma sono soggetti a numerose malattie genetiche. Ecco quali

Affascinanti e dal portamento elegante, il British Shorthair è una razza felina che ha origini molto antiche ed è molto diffuso in Europa, specialmente nel Regno Unito. Negli ultimi anni questo gatto è diventato popolare anche in Italia e sempre più persone decidono di accoglierne uno in casa, solitamente comprandolo da un allevatore.

Tuttavia, come tutti i gatti e i cani brachicefali, questa razza felina è incline a sviluppare alcune malattie, molte delle quali genetiche che sarebbe meglio conoscere se si sta valutando di optare per questo animale domestico. In ogni caso il nostro consiglio in fatto di animali domestici è sempre lo stesso: adottate, non comprate!

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Caratteristiche fisiche e personalità

Il British Shorthair ha il muso piuttosto schiacciato, il collo possente, il corpo massiccio e la coda corta e abbastanza sottile. Questa razza colpisce per il suo particolare pelo, corto, folto, morbido e dalle diverse sfumature. Tra i colori più comuni del manto troviamo il grigio tendente al blu, il bianco, l’arancione e il nero. Gli esemplari maschi adulti hanno un peso medio di 5–8 kg, mentre il peso delle femmine in genere non va oltre i 5 chili.

Per quanto riguarda, invece, la personalità, il British Shorthair è decisamente calmo e amante della compagnia, ma non ama essere preso in braccio o le carezze continua in quanto ha bisogno dei suoi spazi. Tende, infatti, ad essere abbastanza indipendente, anche se riesce a socializzare bene anche con i bambini.

Le patologie più diffuse tra gli esemplari di British Shorthair

La razza British Shorthair può andare incontro a diversi problemi di salute, alcuni dei quali piuttosto gravi. Scopriamo quali.

Cardiomiopatia ipertrofica

La cardiomiopatia ipertrofica è una delle patologie cardiache più comuni tra i felini. Tra le razze maggiormente predisposte a tale problema troviamo il Main Coon, il Persiano, il British Shorthair e lo Sphynx. Questa malattia ereditaria provoca un ispessimento delle parete cardiaca ventricolare e compromettendo la normale capacità del cuore. Nella fase iniziale la cardiomiopatia ipertrofica è asintomatica. Solitamente si manifesta tra i 4 e i 7 anni con una serie di sintomi, ovvero: soffi cardiaci, dispnea, edema polmonare e versamento pleurico. Al momento purtroppo non esiste una cura risolutiva di questa malattia.

Sindrome del rene policistico

Un altro problema di salute molto ricorrente tra gli esemplari di British Shorthair è la sindrome del rene policistico (PKD), che porta alla formazione di piccole cisti a livello renale che compromettono la funzionalità dell’organo. Nella maggior parte dei casi la PKD, di natura ereditaria, ha un’evoluzione piuttosto lenta e non porta a sintomi nei primi anni di vita. La prognosi è peggiore se la malattia si manifesta prima: negli esemplari molto giovani è più bassa la percentuale di sopravvivenza. Invece nei gatti più anziani (fra 8-11 anni), a seconda dello stadio della patologia, le possibilità di sopravvivenza sono maggiori.

La sindrome del rene policistico porta a sintomi simili che si manifestano in presenza di insufficienza renale, cioè anoressia e perdita di peso, nausea, disidratazione e alitosi. Purtroppo anche per questa patologia ereditaria non esiste una terapia risolutiva.

Emofilia B

Conosciuta anche come malattia di Christmas, è legata alla carenza del fattore IX della coagulazione  che determina emostasi.bSi tratta di una patologia autosomica recessiva, legata al cromosoma X.

Isoeritrolisi neonatale

L’isoeritrolisi è più rara, ma presenta un’alta percentuale di mortalità. Tale patologia interessa i cuccioli che discendono da madre con gruppo sanguigno B e padre di gruppo A o AB. In genere questi gattini nascono sani e in forze, ma i sintomi compaiono dopo qualche ora o dopo giorni  dall’ingestione del colostro della madre. Alcuni muoiono quasi subito senza manifestare i sintomi, mentre altri mostrano chiari segnali  emolisi intravascolare (letargia, mucose pallide, tachicardia e tachipnea, urine scure e collasso) entro la prima settimana di vita. Invece, quelli che sopravvivono sviluppano necrosi, soprattutto alle zampe e alla coda, entro il primo mese dalla nascita.

L’unico modo per prevenire l’insorgenza di questa malattia è evitare di far accoppiare madri di gruppo sanguigno B con padri A o AB.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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