Orrore nel viterbese: scoperta discarica abusiva di polli contagiati da aviaria

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La LAV denuncia una struttura con discarica abusiva di animali, portata alla luce dalla squadra investigativa.

La LAV denuncia una struttura con discarica abusiva di animali. Una situazione gravissima, specie durante un’epidemia di aviaria senza precedenti, come quella in corso in Italia

Circa 40 strutture di allevamento di polli “da carne”, galline “ovaiole” e tacchini in un territorio che si estende per poco 20 chilometri, tra i comuni di Grotte Santo Stefano, Bomarzo e Montefiascone, nella provincia di Viterbo. Dopo le proteste della popolazione nel corso degli anni e della grave epidemia di influenza aviaria che ha colpito l’Europa e l’Italia, con un focolaio anche nel Lazio, la squadra investigativa LAV è tornata sul luogo per indagare le condizioni degli animali. E ne esce fuori un quadro sconvolgente. 

Solo pochi giorni fa, in un allevamento di polli nella zona di Montefiascone, gli investigatori della LAV hanno scoperto una discarica abusiva a cielo aperto, in cui gli animali morti vengono ammassati e ricoperti, ciclo dopo ciclo, con cadaveri in decomposizione, amplificando la possibilità di diffondere patogeni. Una condotta illecita, che mette a rischio la collettività e gli animali stessi. 

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All’interno della struttura – in analogia con quanto riscontrato da LAV in una recente investigazione in allevamenti del Nord Italia, svolta in collaborazione con i reporter internazionali Aitor Garmendia e Linas Korta – i cadaveri sono a stretto contatto con gli animali vivi e lo stato di sovraffollamento è grave, nonostante l’allevamento abbia a disposizione zone all’aperto che appaiono mai utilizzate.

LAV ha così presentato denuncia per uccisione e maltrattamento di animali, e per gestione illegittima di rifiuti.

Già nei mesi scorsi, l’Associazione era stata a fianco del comitato COPATTRIM nel ricorso contro la costruzione di un’ulteriore struttura nel Comune di Montefiascone, destinata a confinare 40.000 galline sfruttate per la produzione di uova. A seguito dell’ordinanza del Consiglio di Stato, i lavori sono attualmente fermi, in attesa dell’udienza di merito fissata per la prossima primavera. 

Oltre alle implicazioni su salute e territorio, le immagini raccolte dagli investigatori a partire dal 2018 ad oggi mostrano le terribili condizioni in cui sono detenuti gli animali all’interno delle strutture, anche in allevamenti biologici: negli anni passati, gli investigatori hanno  documentato animali con comportamenti stereotipati, in condizioni igienico-sanitarie non adeguate ed in stato di grave sovraffollamento.

galline morte

@LAV

Sono documentati anche i corpi degli animali deceduti abbandonati a contatto con gli animali vivi, e animali feriti lasciati senza cure, situazione che costituisce il terreno ideale per la proliferazione di infezioni ed epidemie.

Situazioni come quelle rivelate dalla nostra squadra investigativa in questa ed altre indagini sul campo sono inaccettabili, non solo per le condizioni degli animali, sottoposti a sofferenze e sfruttamento, ma anche per il grave rischio ambientale e sanitario che esse comportano – dichiara Lorenza Bianchi, responsabile LAV area Animali negli Allevamenti – un rischio tanto più elevato alla luce dell’attuale epidemia di influenza aviaria in corso in Europa e che ha già toccato il Lazio. Dalla pandemia dovremmo aver imparato che non possiamo continuare a basare la nostra presenza su questo Pianeta sullo sfruttamento degli animali e sulla distruzione dell’ambiente: è necessario riconoscere il ruolo chiave dell’allevamento nell’insorgenza e nella diffusione di malattie emergenti, mettendo in discussione il nostro sistema agroalimentare basato su produzione e consumo di prodotti di origine animale, e spostando i finanziamenti pubblici dagli allevamenti  alla produzione di alimenti vegetali.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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