Corsa contro il tempo per salvare i mufloni dell’Isola del Giglio, vittime di una mattanza finanziata con soldi pubblici

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Da oggi iniziano le operazioni di abbattimento dei mufloni dell'Isola del Giglio. Associazioni e biologi lanciano appelli per salvarli

È arrivato il giorno della condanna a morte per i mufloni dell’Isola del Giglio: da oggi inizia l’operazione di abbattimento di decine di esemplari, la cui unica “colpa” è essere diventati una specie invasiva. A partire da oggi gli animali verranno abbattuti a colpi di fucile per mano di un centinaio di cacciatori ingaggiati dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano.

Una vera e propria mattanza autorizzata nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea per ben 1,6 milioni di euro. Ma davvero non esistono alternative non cruente e più economiche dell’abbattimento? A domandarselo sono numerose associazioni animaliste, istituzioni politiche e anche l’Ordine nazionale dei Biologi (ONB) che da giorni stanno lanciando diversi appelli disperati per salvare gli animali dell’Isola del Giglio. 

Il governo ed il ministero della Transizione ecologica intervengano per impedire l’assurda strage dei mufloni dell’isola del Giglio – chiede il senatore Vincenzo D’Anna Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi –  “Come biologi stentiamo a comprendere la ratio di una soluzione così dura e cruenta, contro la quale si sono già mobilitati la Lav ed il mondo dell’associazionismo. La ricchezza della biodiversità, infatti, va sempre tutelata e curata, a prescindere dalla provenienza della specie. Sarebbe stato meglio procedere con campagne di sterilizzazione mirate o con l’istituzione di riserve protette in cui lasciare vivere liberamente ed in pace questi animali. L’ONB è pronto a mettere in campo una ‘task-force’ di esperti per contribuire a trovare una soluzione alternativa a quella che si preannuncia, a tutti gli effetti, come una vera e propria choccante mattanza.

Perché secondo l’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano i mufloni da abbattere 

Il muflone non è una specie autoctona, ma è stata introdotta sull’Isola del Giglio intorno agli anni ’50. Si tratta infatti di una specie considerata specie aliena e invasiva, che mette a rischio la sopravvivenza di altri animali e provoca danni alla biodiversità dell’isola. Dal 2007 ad oggi sono già stati abbattuti quasi cento esemplari e al momento ne sono rimasti circa 40. Il contenimento di questi animali rientra nell’ambito di un più vasto progetto LIFE “Let’s go Giglio”, finanziato dalla Unione Europea ed attuato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. 

“Il progetto prevede l’eradicazione di questa ed altre specie, considerate non autoctone e dunque inutili o dannose per la biodiversità in quanto danneggiano le produzioni agricole in modo irreparabile” sottolinea il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi, ma a quanto pare i danni provocati dagli esemplari che ormai vivono da anni sull’Isola del Giglio non sarebbero così preoccupanti. 

Si tratterebbe, infatti, di “un’accusa in gran parte smentita dagli stessi agricoltori dell’isola in provincia di Grosseto, i quali lamenterebbero danni esigui (e ristori ancora più bassi) a causa dei mufloni” chiarisce D’Anna. 

L’appello delle associazioni e del mondo delle istituzioni per fermare l’abbattimento

Come anticipato, l’obiettivo del progetto LIFE “Let’s go Giglio” è la conservazione della biodiversità. Ma lasciare i mufloni in pasto ai cacciatori può essere davvero l’unica via percorribile? Tutto ciò appare davvero assurdo. A scagliarsi contro il piano sono tantissime associazioni tra cui la LAV (Lega Anti Vivisezione) e l’Italian Horse Protection Horse. A far indignare ancor di più gli animalisti è il fatto che l’abbattimento sarà finanziato grazie a dei fondi pubblici (che avremmo potuto spendere diversamente, senza sacrificare animali innocenti).

Si tratterebbe di una sorta di “pulizia” dell’intera specie, sostenuta da motivazioni perlopiù irrilevanti, considerato che i danni all’agricoltura causati dagli animali, nonostante siano stati definiti “ingenti”, in realtà nel corso di 19 anni hanno determinato richieste di indennizzo per soli 1.200 euro totali, praticamente irrilevanti. – fa notare la LAV, che ha chiesto un intervento urgente da parte del ministro della Transizione Ecologica – Ma l’operazione, oltre che comportare il versamento del sangue degli animali, potrebbe rivelarsi un vero boomerang proprio dal punto di vista dell’ambiente che gli stessi progetti Life dovrebbero invece tutelare. La legge nazionale prevede che all’interno dei parchi si possano attivare piani di abbattimento degli animali solamente per ricomporre squilibri ecologici determinati dagli stessi animali, ma nel caso del Giglio non risulta alcuno studio che dimostri la rilevanza di tali squilibri, lo stesso direttore del parco, Giampiero Sammuri, ha dichiarato alla stampa che il parco non ha mai condotto uno studio dedicato agli impatti del muflone sul Giglio.

Ad opporsi con determinazione all’abbattimento dei mufloni sull’Isola del Giglio Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce di Europa Verde:

Mi unisco all’appello dei cittadini del Giglio e delle associazioni animaliste affinché si metta subito fine a questa mattanza. È inaccettabile che i soldi dei cittadini europei vengano spesi per far un regalo ad alcuni cacciatori, senza aver reso pubblico alcuno studio specifico che dimostri la pericolosità di questi esemplari per l’equilibrio ecologico dell’Isola o aver debitamente valutato soluzioni alternative non cruente, come sterilizzazione o trasferimento. A maggio avevo presentato un’interrogazione alla Commissione europea per far luce sul caso, in quanto le misure di eradicazione previste dal progetto risultavano totalmente ingiustificate a causa dell’assenza di studi scientifici che comprovassero la pericolosità dei mufloni per la biodiversità dell’isola e in virtù del numero esiguo di esemplari – poche decine – che avrebbe dunque consentito, in caso di effettiva necessità, l’adozione di soluzioni non cruente, anche alla luce della disponibilità delle associazioni animaliste ad ospitare questi esemplari nei loro rifugi.

Finora, però, dall’Ente Parco dell’Arcipelago Toscano tutto tace. Ai cittadini che chiedono chiarimenti sulla questione dei mufloni sulla pagina Facebook del parco i gestori rispondono con le parole del Presidente del parco dell’Arcipelago, Giampiero Sammuri, ovvero:

Il progetto di eradicazione del muflone all’isola del Giglio è stato validato dall’Istituto Superiore per la ricerca Ambientale (Ispra) e finanziato dalla commissione europea attraverso il programma Life, strumento specifico per la tutela della biodiversità. L’abbattimento del muflone è un’attività routinaria per il parco nazionale Arcipelago toscano, negli ultimi 11 anni ne sono stati abbattuti 97.

Insomma, l’Ente Parco sembra non avere alcuna intenzione di rivedere la sua posizione, fermando l’uccisione dei mufloni nel nome della tutela della biodiversità. Eppure le soluzioni non cruente esistono, come sottolineato da più parti. Ma, come accaduto anche per altre specie, per l’ennesima volta gli animali sono costretti a pagare con la loro vita gli errori commessi dall’uomo. 

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Fonti: LAV/Ordine Nazionale dei Biologi/Greens-EFA

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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