Vittoria! La Corea del Sud vieta le fattorie della bile, i lager degli Orsi della Luna

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Dal 2026 in Corea del Sud sarà messa al bando la crudele pratica dell'estrazione della bile dagli Orsi della Luna, allevati in veri e propri lager

Sta per finire investito, la mamma lo salva

Ogni anno in Asia migliaia di orsi tibetani, noti anche come orsi della Luna, vengono rinchiusi in veri e propri lager, dove vengono torturati per estrarre la loro bile, usata nella medicina tradizionale cinese. Finalmente quest’incubo terrificante sta per volgere al termine, almeno in Corea del Sud. Un paio di giorni fa il Ministero dell’Ambiente sudcoreano ha firmato un accordo congiunto con la Bear Farmers Association e altre associazioni che si occupano di tutela degli animali per fermare questa crudeltà. Purtroppo, il divieto non entrerà in vigore da subito. Ma bisognerà attendere gennaio 2026: a partire da questa data le “fattorie della bile” saranno messe al bando.

Attualmente è illegale estrarre la bile dagli orsi in Corea del Sud mentre sono in vita. Ma è possibile macellarli per prelevare la cistifellea, da cui si estrae la bile. Grazie a questo accordo si mette fine ad una pratica brutale (e a un business), andato avanti indisturbato per decenni.

“Questo è il risultato a cui noi, in collaborazione con Green Korea United, ci battiamo instancabilmente e per il quale lavoriamo da oltre 18 anni: siamo assolutamente entusiasti. – ha commentato Maya Pastakia, Global Campaign Manager dell’associazione World Animal Protection – Gli orsi della bile in cattività vengono crudelmente sfruttati e mercificati. Vivono la loro vita in gabbie minuscole e anguste, sopportando immense sofferenze mentali e fisiche, incapaci di arrampicarsi sugli alberi, giocare e cercare cibo come farebbero in natura. L’accordo invia un segnale chiaro e positivo che la pratica crudele dell’allevamento della bile d’orso non è più accettabile in un Paese moderno, soprattutto perché le alternative a base di erbe sono prontamente disponibili. Gli orsi non sono una medicina. Sono esseri senzienti e appartengono alla natura”.

L’orrore dentro le fattorie della bile

L’orso tibetano è stato dichiarata specie protetta e in via di estinzione intorno alla fine degli anni ’70. Da allora in vari Paesi dell’Asia sono stati realizzati numerosi luoghi di tortura noti come le ‘fattorie della bile’: in un primo momento la bile veniva estratta dagli animali uccisi, ma poi gli allevatori hanno deciso di sottoporli a prelievi quotidiani, attraverso cateteri metallici inseriti nella cistifellea senza anestesia e in condizioni igieniche pessime. Un’atroce tortura. Ma non solo. Gli animali vengono nutriti a malapena affinché il loro organismo produca più bile, una situazione che li porta a terribili sofferenze e sviluppare diverse malattia. Tutto questo perché la bile d’orso contiene un principio attivo noto come acido ursodeossicolico (UDCA), usata per abbassare la febbre, combattere infiammazioni e migliorare la salute del fegato. In realtà, gli stessi benefici possono essere ottenuti con erbe o prodotti sintetici.

Oggi, in tutta la Corea del Sud, negli allevamenti rimangono circa 360 orsi, ma fino agli anni 2000 erano oltre 1400. Per gli orsi della Luna di questo Paese l’incubo sta finalmente per terminare, ma in tanti altri Stati come la Cina l’orrore continua.

Seguici su Telegram Instagram Facebook TikTok Youtube

Fonte: World Animal Protection 

Leggi qui le notizie sugli ultimi salvataggi degli orsi della luna:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook