Carne di squalo: l’Italia si conferma ancora il maggior importatore a livello europeo

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Cacciati e uccisi per la loro carne e le loro pinne, gli squali sono in forte declino. E l'Unione europea, in particolare l'Italia, svolge un ruolo di primo piano in questo crudele business

Gli squali sono da tempo sull’orlo dell’estinzione, ma c’è a chi sembra non importare affatto. Questi animali iconici, preziosi per gli ecosistemi marini, vengono cacciati principalmente per le loro pinne (pratica nota come Shark Finning), e sfruttati in tutto il mondo. Se ne parla ancora troppo poco, ma ad avere un ruolo chiave in questo business crudele è l’Unione europea. A denunciarlo è il report appena pubblicato dall’International Fund for Animal Welfare (IFAW) che parla chiaro: l’Ue è il maggiore fornitore nell’ambito del commercio globale di squali, un’attività senza scrupoli che sta portando alla sparizione di molte specie.

La popolazione degli squali, infatti, è in forte declino in ogni parte del Pianeta. Oltre il 50% delle specie di squali sono a rischio o in pericolo di estinzione, mentre la popolazione di squali pelagici (ovvero che vivono in mare aperto) si è ridotta di più del 70% nell’ultimo mezzo secolo. Una recente ricerca ha confermato che gli squali si sono funzionalmente estinti nel 20% delle barriere coralline del mondo.

“Numerose specie di squali, piccoli e grandi, che vivono in acque costiere o in mare aperto, stanno letteralmente scomparendo ed è dimostrato che gli sforzi compiuti finora nella loro gestione sono stati male organizzati e non hanno avuto alcun effetto nell’arrestarne il declino” spiega Barbara Slee, UE Manager Marine Conservation dell’IFAW e co-autrice del documento.

I dati shock del report e le pesanti responsabilità dell’Italia

Il rapporto appena pubblicato mostra per la prima volta in maniera esauriente il ruolo di primo piano giocato dall’Ue nel commercio di squali o parti di essi, basandosi sui dati ufficiali forniti dalle autorità doganali della Hong Kong Special Administrative Region, di Singapore e della provincia di Taiwan. Questi ultimi, raccolti dal 2003 al 2020, riguardano le importazioni e le esportazioni sia delle pinne che della carne di squalo.

Le cifre sono desolanti: solo nel 2020 gli Stati europei sono stati la fonte del 45% dei prodotti derivati dalle pinne di squalo importati negli hub asiatici di Hong Kong SAR, Singapore e Taiwan.

Ma a colpire maggiormente sono le pesanti responsabilità dell’Italia, che risulta il maggior importatore a livello europeo di carne di squalo e prodotti derivati da essa, con un totale di 4.245,31 tonnellate importate. Per quanto riguarda invece l’importazione di pinne, il nostro Paese è al quinto posto classifica dei primi 5 esportatori europei di pinne insieme a Spagna (al primo posto), Portogallo, Olanda e Francia.

squali

@IFAW

Lo Shark Finning (letteralmente “spinnamento”) è una pratica estremamente cruenta che consiste nel taglio delle pinne dello squalo, spesso quando questo è ancora vivo. Senza pinne questi animali marini affondano sul fondo del mare dove soffocano, muoiono dissanguati o vengono mangiati da altri predatori. Le pinne di squalo sono tra i prodotti ittici più costosi e vengono acquistate da singoli cittadini o ristoranti per preparare pietanze tra cui la pregiata zuppa di pinne di squalo, specialità tradizionale cinese, le cui origini risalgono ai tempi della dinastia Ming.

Per quel che riguarda il commercio di squali, gli Stati asiatici non sono affatto da meno: tra il 2003 e il 2020, Hong Kong, Singapore e la provincia di Taiwan hanno importato 188.368,3 tonnellate di prodotti derivati dalle pinne di squalo, un terzo dei quali provenienti dall’UE (con una media del 28%, pari a 53.407,49 tonnellate). E la domanda è andata a crescere invece di diminuire: le importazioni di pinne hanno registrato una aumento continuo partire dal 2017, attestandosi poi sul 45% nel 2020. Parallelamente le esportazioni dell’Ue sono andate ad aumentare.

La riduzione della popolazione di squali a livello mondiale è dovuta a una crescente domanda globale di pinne e carne di squalo, combinata a una diffusa carenza nella gestione delle catture e del commercio di queste specie – sottolinea Stan Shea, Marine Programm Bloom Association, coautore del report  – Sebbene molti sostengano che la responsabilità del cambiamento debba ricadere sui Paesi consumatori, situati principalmente in Asia, la responsabilità del declino delle popolazioni di squali pesa in egual misura su tutti quei Paesi del mondo che hanno flotte di pescherecci che operano a livello internazionale e che sono attive nel commercio di prodotti derivati dagli squali.

Le raccomandazioni dell’IFAW e la questione dello Shark Finning

Nel report realizzato dall’IFAW vengono elencati i passi che dovrebbe compiere l’Unione europea per proteggere gli squali. Ecco quali:

  •  Migliorare la raccolta dei dati e la tenuta dei registri commerciali attraverso una revisione dei Codici Merceologici del Sistema Armonizzato per i prodotti derivati dagli squali e diffondere l’uso dei codici tra i maggiori partner commerciali
  • Assicurarsi che qualunque specie di squali trovata tra i prodotti derivati dagli squali in commercio sia citata nell’Appendice II della CITES
  • Lavorare a livello nazionale per migliorare il controllo a lungo termine del commercio attraverso l’analisi dei dati commerciali
  • Dare la priorità all’uso di dati commerciali per combattere il commercio illegale di specie animali e di prodotti derivati dagli squali

Per fortuna i cittadini europei stanno prendendo sempre più consapevolezza del business crudele legato agli squali, in particolare del cosiddetto shark finning (. Per fermare il commercio delle pinne di squalo in Europa i cittadini del Vecchio Continente hanno lanciato l’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) “Stop Finning – Stop the Trade”, che lo scorso gennaio raggiunto un milione di firme. Un traguardo importante di cui adesso la Commissione Europea dovrà prendere atto, esaminando le proposte avanzate. Il regolamento UE “Fins Naturally Attached” – in vigore dal 2013 – vieta senza eccezioni lo stoccaggio, il trasbordo e lo sbarco di tutte le pinne di squalo nelle acque europee. Ciò implica che l’animale morto deve essere caricato intero, e solo in porto posso essere asportate le pinne.

Tuttavia, le pinne di squalo possono ancora essere scambiate legalmente in tutta Europa. L’ICE nasce proprio per chiedere una modifica legislativa all’Unione Europea che preveda la completa messa al bando dell’importazione, esportazione e transito delle pinne di squalo.

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Fonte: IFAW

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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