Green Hill: assolti in appello il veterinario e i dipendenti dell’allevamento-lager

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Caso Green Hill: alla fine il veterinario responsabile dei controlli e i dipendenti dell'allevamento-lager di Montechiari, in cui venivano vivisezionati centinaia di Beagle, sono stati assolti in appello.

La delusione è tanta per quanti confidavano nella giustizia per i migliaia di Beagle morti e sottoposti alla brutalità della vivisezione nell’allevamento Green Hill di Montechiari (Brescia). Il processo si è concluso, infatti, con l’assoluzione in appello del veterinario dell’Asl incaricato dei controlli e di tre dipendenti dell’azienda biomedica Marshall, accusati di falsa testimonianza. Una sentenza che stupisce, visto che viene assolto anche quel medico che avrebbe dovuto vigilare sulle condizioni di salute degli animali.

La scorsa estate la Cassazione aveva disposto l’annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Brescia per una nuova valutazione dell’appello proposto dal pm contro la sentenza del gup di Brescia aveva assolto gli imputati con formula piena. Qualche giorno fa è arrivata la nuova assoluzione, lasciando con l’amaro in bocca gli attivisti che si sono mobilitati per la liberazione dei cani usati come cavie e sottoposti a indicibili torture.

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La terribile vicenda dei Beagle di Green Hill

Sono trascorsi 10 anni dalla storica ed emozionante liberazione di centinaia di Beagle che erano tenuti prigionieri nell’allevamento-lager di Montechiari, destinati al crudele destino della sperimentazione animale. Grazie alla straordinaria mobilitazione degli attivisti di LAV (Lega Anti Vivisezione) e Legambiente, lo stabilimento fu sequestrato nel 2012 e 2.639 cani furono portati in salvo e poi affidati ad associazioni e famiglie che li hanno accolti con amore.

Nello stabilimento di Brescia i Beagle erano veniva tenuti in condizioni disumane: rinchiusi in gabbie minuscole in sotterranei, senza mai vedere la luce del sole; sottoposti a numerosi maltrattamenti fisici (con taglio delle unghie tale da provocare dissanguamento) e alla deprivazione sensoriale. Le femmine, invece, erano utilizzate come macchine di produzione di cuccioli. In questo posto infernale gli esemplari animali malati non venivano adeguatamente curati, anzi in molti casi venivano abbattuti anche per una semplice dissenteria; mentre altri cuccioli sono andati incontro alla morte per aver ingerito la segatura usata nelle lettiere.

Soltanto grazie ad una lunga battaglia giudiziaria portata avanti con coraggio e determinazione dalle associazioni animaliste, l’allevamento di Montechiari è stato poi condannato anche in Corte di Appello e Cassazione e la vita di centinaia di Beagle è stata risparmiata. Non tutti i cani, però, sono riusciti a sopravvivere. Diversi Beagle si sono ammalati di tumori, specialmente al fegato e alla milza, mentre altri hanno mostrato problemi comportamentali a seguito dei numerosi traumi subiti.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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