Ma davvero gli italiani hanno abbandonato 117 mila cani dopo la pandemia?

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Davvero 117mila cani dopo la pandemia sono stati restituiti ai canili o sono stati affidati ad altre famiglie? In queste ore avrete letto questa notizia su (quasi) tutti i giornali nazionali, oltre che su agenzie di stampa e persino i TG. Abbiamo cercato di capire come stanno realmente le cose, andando un po' oltre il mero copia incolla e facendo il necessario factchecking (questo sconosciuto), viste anche le conseguenze che un dato del genere potrebbe innescare in chi lo legge così come è stato raccontato

Gli animali sono esseri senzienti e quando li accogliamo nelle nostre famiglie dobbiamo farlo con amore, ma sempre con consapevolezza. Cosa che non sempre accade. Con l’arrivo della pandemia, ci sarebbe stato un boom di adozioni di cani, ma finita l’emergenza ben 117mila sarebbero stati restituiti al canile o affidati ad altre famiglie. Questa è la notizia che sicuramente avrete visto, letto o sentito nelle ultime ore. Ma da dove vengono questi dati? Sono veri? Gli Italiani hanno realmente abbandonato in massa migliaia di cani adottati durante il lockdown?

Partiamo dal principio, la fonte primaria. Facile.it, che si occupa di assicurazioni (anche quelle su animali domestici), ha pubblicato un comunicato stampa dal titolo: “Cani: oltre 117 mila quelli restituiti dopo la pandemia”. 

Il testo della comunicazione è stato ripreso tale e quale dai principali media italiani. Peccato che 117mila, il numero dei cani dati per “restituiti dopo la pandemia” sia un dato che potremmo definire non solo allarmante, ma anche allarmistico. Vi spieghiamo perché.

Sul proprio sito, Facile.it spiega che con l’arrivo della pandemia c’è stato un boom di adozioni di cani e che dall’indagine commissionata a EMG Different “sono circa 3,4 milioni gli italiani che, fra il 2020 ed il 2021, hanno fatto questa scelta (21,6% dei proprietari). Amore a prima vista, ma non per tutti se si considera che oltre 117 mila proprietari hanno cambiato idea restituendo l’animale al canile o affidandolo ad un’altra famiglia”.

Si legge ancora:

“Il 28,3% di chi ha preso un cane negli ultimi 2 anni ha detto di averlo fatto appositamente per alleggerire il lockdown e circa 196 mila individui hanno ammesso di averlo preso solo per aggirare i limiti alla mobilità imposti dal Governo in quel periodo (5,7%)”.

E si spiegano anche le presunte ragioni per cui i proprietari avrebbero rinunciato al proprio amico a quattro zampe.

“La ragione principale per cui i proprietari hanno rinunciato alla compagnia del cane adottato durante la pandemia è che, una volta finito il lockdown, si sono resi conto che l’animale diventava troppo complesso da gestire e quindi non lo volevano più (63%); in altri casi, invece, la decisione è stata presa a seguito di danni materiali causati da Fido (37%)”.

Non possiamo sicuramente tralasciare il fatto che il comunicato stampa arrivi da un’azienda che promuove assicurazioni sui cani, ma non possiamo neanche fare a meno di notare che nella nota metodologica viene (correttamente) spiegato che questi dati sono estrapolati da un sondaggio effettuato su mille partecipanti. Questo il riferimento:

@Facile.it

 

Perché è necessario guardare oltre il sondaggio

I sondaggi sono appunto dei metodi statistici quantitativi, delle indagini esplorative dirette ad accertare l’esistenza di un fenomeno o di un fatto. Per questo, il dato dei 117mila cani restituiti o affidati ad altre famiglie non può essere considerato come un dato che rispecchia precisamente la realtà, anche se – sia chiaro – non stiamo contestando la validità del sondaggio né le leggi della statistica. 

E noi di greenMe.it su questo abbiamo chiesto direttamente un chiarimento all’ufficio stampa di Facile.it, che telefonicamente ci ha risposto:

“L’indagine è stata affidata a un istituto di ricerca esterno (a cui ci siamo affidati) su un campione rappresentativo della popolazione nazionale. Poi con dei parametri e dei coefficienti è stata tradotta la percentuale dei rispondenti nel numero di persone che sono corrispondenti alla popolazione”.

“Il sondaggio è stato proiettato con dei coefficienti statistici, parametrati dall’Agcom e che permettono l’espansione sul totale della popolazione con errore statistico del campione più o meno grande. Nel caso dei mille rispondenti è del 2%”.

Il discorso, quindi, ci sembra chiaro. In fondo, i sondaggi si svolgono effettivamente così e con queste modalità, regolamentate dall’Agcom.

Ma allora perché dare per certo su tutti i media un dato che è frutto ‘solo di un sondaggio’?

Tra l’altro, da Facile.it ci specificano poi che:

“40mila sono i cani che dal 2020 al 2021 sono stati restituiti ai canili e la restante parte è quella che è stata affidata ad altre famiglie”.

Ben diverso dal parlare di “117mila cani restituiti dopo la pandemia”.

A a noi, che da anni ci occupiamo di randagismo, di canili e del benessere animale (in generale non solo dei nostri amici domestici), vedere rimbalzare col copia incolla un dato così alto su tutte le principali testate giornalistiche, ci ha fatto riflettere. Ma anche preoccupare.

Dare per certo che 117mila persone abbiano deciso di lasciare il proprio cane a un canile, a un allevamento o ad un’altra famiglia non fa bene né agli animali, né al genere umano.

E pensare che le ragioni poi possano essere che ci si è resi conto che i cani sono complessi da gestire o che creano danni, forse è ancora peggio.

Non neghiamo che esistono tanti problemi legati al randagismo e all’abbandono né stiamo contestando la validità del sondaggio e le leggi della statistica (sia chiaro!), ma è necessario ribadire che il dato di 117mila cani non ha incrociato quelli dei cani/allevamenti/famiglie.

Non possiamo quindi affermare che le famiglie italiane abbiano abbandonato migliaia di cani perché “fanno danni in casa”,

Questo semplicemente non è vero. Si tratta solo di una proiezione di un dato campione, definito “rappresentativo della popolazione italiana”.

Altri dati, che sono quelli raccolti dall’Enpa nei loro rifugi e canili, ci dicono invece che ben il 44% dei cani restituiti effettivamente dopo il lockdown erano in famiglia da 2-5 anni, dunque non possono essere stati presi durante la pandemia per avere compagnia o fare le passeggiate.

Quanti sono davvero i cani abbandonati in Italia dopo il lockdown? L’unico dato ufficiale attualmente a disposizione è quello del ministero della Salute, al 31/12/2020 registra 68.371 ingressi di cani nei canili sanitari e 40.297 ingressi nei rifugi.

“Le persone non sono diventate più cattive – ci spiega Carla Rocchi, presidente Enpa – è vero che con il Covid ci sono state più restituzioni, anche se non con questi numeri, ma le motivazioni sono completamente diverse. Chi l’ha fatto è perché è deceduto durante la pandemia o perché si è trovato in situazione di impoverimento o di indigenza. Ci sarà anche il caso isolato del cane restituito per danni, ma non è assolutamente la motivazione principale”.

“Anzi, abbiamo conosciuto persone che si sono dovute separare con dispiacere e grande dolore dai loro animali per motivi legati al Covid e alla crisi che ha portato. I numeri ufficiali li dà il ministero della Salute. L’Enpa salva gli animali, non ha interessi e non è un’azienda che vende polizze. A voi le conclusioni”, chiosa Rocchi.

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.

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