Stop alla strage dei pulcini maschi in Italia, cosa cambia da subito (e cosa no)

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Entro il 2026 anche in Italia sarà vietato abbattere i pulcini maschi. Ma perché attendere così tanto? E cosa cambierà esattamente?

Dopo la Germania e la Francia, anche il nostro Paese è pronto a dire addio alla strage dei pulcini maschi. A decretare la fine di questa crudele pratica che porta alla morte milioni di pulcini all’anno è l’emendamento approvato la scorsa settimana a stragrande maggioranza (359 i favorevoli, 1 solo contrario, 32 astenuti) dalla Camera. Tuttavia, il divieto non entrerà in vigore a breve. Ci toccherà, infatti, attendere il 2026 per la svolta definitiva. Scopriamo cosa accadrà da qui ai prossimi 5 anni in Italia ai pulcini e come vengono soppressi al momento i pulcini maschi.

Come e perché i pulcini maschi vengono uccisi 

Ogni anno vengono sterminati miliardi di pulcini maschi in tutto il mondo. Come riportato dall’organizzazione internazionale Animal Equality, le stime parlano di una cifra compresa tra i 2,5 e gli 8 miliardi. Ben 330 milioni di pulcini vengono uccisi solo all’interno dell’Unione europea, di cui tra i 25 e i 40 milioni nel nostro Paese. 

Entro le prime 24 ore dalla nascita i pulcini vengono abbattuti brutalmente, senza l’utilizzo di tecniche di stordimento, soffocati o tritati vivi. Questo perché dall’industria delle uova sono considerati inutili, proprio per via del loro sesso. Essendo maschi non potranno produrre uova e non potranno quindi portare alcun profitto alle aziende.

Bisogna specificare che i pulcini maschi non vengono allevati come polli destinati al macello perché sono di una razza diversa da quella comunemente utilizzata, chiamata Broiler.

La razza Broiler è detta “a rapido accrescimento” ed è stata selezionata nel corso degli anni per fare in modo che i polli raggiungano il peso di macellazione (4kg circa) in meno di 50 giorni – spiega Animal Equality –  I pulcini maschi che nascono all’interno dell’industria delle uova sono di razza diversa e pertanto non possono “competere” con i Broiler agli occhi dell’industria, per questo il loro allevamento non è considerato redditizio.

Perché attendere il 2026 per fermare la strage dei pulcini maschi?

Chi ha a cuore la questione del benessere animale non può far a meno di chiedersi perché bisogna aspettare il 2026 per vietare la pratica disumana dell’abbattimento dei pulcini maschi in Italia. In realtà, come fa notare Animal Equality, non si tratta di una data così lontana se si considerano le tempistiche della legge italiana.

Infatti, occorre tenere presente che lo Stato infatti deve garantire alle aziende produttrici di uova di avere il tempo di installare i macchinari per il sessaggio in-ovo, cioè quelli che permetteranno di risparmiare i pulcini maschi. Se pensiamo alla grandezza di queste aziende e a tutti gli iter burocratici che dovranno intraprendere per questa riconversione, il 2026 è una data abbastanza ottimista.

Cosa accadrà da qui al 2026 ai pulcini maschi?

Nel nostro Paese le cose stanno già cambiando, seppur in maniera timida, per i pulcini maschi anche grazie al lavoro di organizzazioni animaliste. In realtà il 2026 è solo la data ultima dell’implementazione del divieto in Italia, ma c’è già un cambiamento di scenario in atto per fortuna.

Grazie al lavoro che noi di Animal Equality abbiamo svolto con aziende e associazioni di categoria, infatti, il primo macchinario per il sessaggio in-ovo è già stato introdotto e attivato in Italia.  – spiega l’organizzazione animalista – Questo significa che già a fine del 2021 oltre 600 mila pulcini maschi saranno stati risparmiati e secondo i nostri calcoli nel 2022 saranno oltre 5 milioni. Il processo è dunque già iniziato e il numero di pulcini impattati da questa decisione aumenterà progressivamente di anno in anno.

In tanti si domandano se con l’introduzione del divieto i pulcini maschi verranno macellati. La risposta è no. Infatti, attraverso le tecnologie in-ovo sexing sarà possibile individuare il sesso dell’embrione negli stadi iniziali della formazione ed evitare quindi che i maschi vengano fatti nascere per poi essere uccisi crudelmente nelle loro prime 24 ore di vita.

Si tratta di un test molto poco o non invasivo che serve a stabilire se l’uovo è fecondato e qual è il sesso dell’embrione. Gli scienziati concordano sul fatto che gli embrioni sicuramente non provano dolore fino al 7° giorno a partire dall’incubazione e sanno con certezza che a partire dal 15° giorno dall’incubazione possono provare dolore, mentre esistono ipotesi diverse sul periodo compreso tra il 7° e il 15° giorno. Ciononostante, è certo che lo sviluppo neurologico dell’embrione e la percezione del dolore degli embrioni non siano paragonabili a quelli di un pulcino formato.

Le tappe che porteranno al divieto

Come abbiamo anticipato, con l’approvazione dell’emendamento sarà obbligatorio introdurre tecnologie che evitino l’uccisione sistematica dei pulcini maschi nell’industria delle uova. 

Ma qual è la prossima tappa importante dell’iter che porterà alla messa al bando della mattanza dei pulcini maschi? Il passo successivo sarà la votazione al Senato che dovrebbe tenersi entro i primi mesi del 2022 e che confermerà l’approvazione del divieto.

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Fonti: Animal Equality

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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