Parmigiano Reggiano parla di benessere animale, ma le sue mucche vengono ancora legate e non possono pascolare libere

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Parmigiano Reggiano pubblica i dati sul rispetto del benessere animale nei suoi allevamenti, ma gli attivisti di CIWF contestano: "Come si può parlare di benessere animale per delle vacche che non hanno accesso al pascolo? O addirittura che vivono legate?"

Sono stati presentati qualche giorno fa i risultati del “bando benessere animale” istituito nel 2021 dal Consorzio del Parmigiano Reggiano. Al progetto ha aderito il 58% degli allevamenti in cui viene prodotto il latte usato per produrre lo storico formaggio e dal report emerge un quadro rassicurante, ma soltanto apparentemente. Non si può, infatti, parlare di benessere se le mucche non sono libere di pascolare e finché non verrà vietata la pratica obsoleta e crudele della cosiddetta “stabulazione alla posta” (che prevede che le vacche siano tenute legate con una catena e una corda).

“I protocolli del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA) su cui il Consorzio basa le proprie valutazioni non costituiscono garanzia del rispetto del benessere animale” commenta l’organizzazione Compassion In World Farming Italia (CIWF), che da anni si batte per difendere i diritti degli animali d’allevamento.

Cosa dicono i risultati del bando “bando benessere animale” di Parmigiano Reggiano

Il “bando benessere animale” è stato creato lo scorso anno dal consorzio del Parmigiano Reggiano per premiare sia le aziende che hanno mostrato una particolare attenzione al benessere degli animali, sia quelle che hanno mostrato nel corso dell’anno miglioramenti misurabili. Attraverso questo bando, il Consorzio ha assegnato oltre 7,77 milioni di euro agli allevamenti e 930 mila euro ai caseifici considerati virtuosi.

Al progetto hanno aderito 1.417 stalle (il 58% degli allevamenti che rappresentano il 72,5% del latte lavorato per produrre la Dop Parmigiano Reggiano) e 200 caseifici su un totale di 305 presenti nel territorio di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova a destra del fiume Po e Bologna a sinistra del Reno. Le varie valutazioni sono state fatte su base volontaria e per il monitoraggio sono stati reclutati dal Consorzio veterinari. Questi ultimi hanno seguito un corso di formazione sui protocolli e sui requisiti di benessere animale a cura del Centro di Referenza Nazionale per il Benessere Animale (CReNBA), il gruppo che conduce un censimento di tutte le aziende agricole coinvolte nella filiera.

Per le mucche latte, CReNBA ha realizzato una check list articolata in 105 criteri (per le stalle libere, 99 per le fisse) organizzati in 3 aree (management aziendale e personale, strutture ed attrezzature, animal-based measures) che, una volta compilata da veterinari adeguatamente formati ha permesso di assegnare un punteggio che dovrebbe far riferimento al livello di benessere animale di una stalla.

Alla check list sono stati aggiunti altri elementi che hanno permesso di premiare e di valutare aspetti che questa non prevede se non in modo generico, ovvero: disponibilità ampia area movimento adulte lattazione; disponibilità ampia area movimento adulte asciutta; disponibilità ampia area movimento manze;  contatto materno vitelli; basso livello di zoppie; basso livello di cellule somatiche; basso livello di riforma; elevato numero di lattazioni a fine carriera.

Da un punto di vista zootecnico, gli esiti del censimento permettono di affermare che nella filiera del Parmigiano Reggiano è in corso un significativo percorso di miglioramento del benessere animale. – ha annunciato il Consorzio alla fine della valutazione – Tenendo presente che il punteggio CReNBA va da 1 a 100 e che 60 rappresenta la sufficienza, nel 2021 gli allevamenti del Parmigiano Reggiano hanno ottenuto un punteggio medio pari a 74,02 contro un 67,2 del 2018, registrando una crescita pari a 6,4 punti.

Il benessere animale è un’altra cosa

Ma davvero può bastare un bando del genere per assicurare che venga rispettato il benessere animale negli allevamenti? Si tratta di una visione un po’ ingenua della questione, come sottolineato dall’organizzazione CIWF:

Il disciplinare CReNBA fa una valutazione in base a una check-list fatta di indicatori specifici e rappresenta uno strumento per valutare lo stato della stalla. Prende in considerazione diversi fattori, tra cui management aziendale e del personale, strutture e attrezzature, biosicurezza e indicatori di benessere basati sugli animali stessi (numero di trattamenti per mastiti, pulizia degli animali, fuga dall’uomo, ecc.). Una volta compilata questa check-list e inseriti i dati in una piattaforma, il sistema restituisce una sorta di fotografia del livello medio di gestione dell’allevamento, benessere delle vacche e biosicurezza. Ma tra tracciare lo stato della stalla e parlare di benessere animale c’è molta differenza.

Sono circa 250.000 le mucche che producono il latte destinato alla produzione di uno dei formaggi italiani più famosi al mondo, ma non sempre il loro benessere viene tutelato. Anzi, nel 2017 CIWF Italia ha condotto una video-inchiesta negli allevamenti del consorzio da cui sono emerse condizioni preoccupanti.

Restammo scioccati dall’apprendere che le vacche allevate per produrre quella che è considerata una “eccellenza del Made in Italy” erano allevate in ambienti squallidi, in strutture spesso inadeguate, in condizioni di sovrasfruttamento. – spiega CIWF – Trovammo grave l’impossibilità per le vacche di pascolare, e quindi di esprimere un comportamento naturale di grande importanza per il benessere di erbivori ruminanti quali esse sono.

Ad oggi, come ribadito da CIWF, il Consorzio non ha compiuto dei davvero passi significativi.

Da anni sosteniamo che la certificazione rilasciata dal CReNBA non garantisce che le vacche siano davvero in condizioni di benessere. – sottolinea Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia –  Come si può parlare di benessere animale per delle vacche che non hanno accesso al pascolo? O addirittura che vivono legate? La certificazione CReNBA può essere considerata un punto di partenza, non certo d’arrivo.

Insomma, il benessere animale è molto di più di una semplice check list…

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Fonti: Parmigiano Reggiano/CIWF

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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