“Troppi pesticidi sulle nocciole”, l’inchiesta di Report fa infuriare i produttori della Tuscia

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Nella puntata di Report che andrà in onda stasera, 15 novembre, si parlerà di noccioleti e in particolare di quelli del viterbese. Il servizio punta il dito sulle colture intensive della Tuscia dove si fa un grande uso di pesticidi. Come era prevedibile, però, i produttori locali di nocciole non hanno affatto gradito…

I giornalisti di Report stavolta sono andati a Vignanello, un comune del viterbese che, come dice anche il nome, è il paese delle vigne o meglio un tempo lo era. Oggi infatti non ci sono più e al loro posto troviamo coltivazioni intensive di nocciole (questo è uno dei bacini italiani di cui si serve anche la Ferrero).

Qual è il problema? Ovviamente il pesante uso di pesticidi che servono in particolare a tenere lontane le cimici che attaccano le nocciole e lasciano al loro interno un “ricordino”, rendendole amare. Ne basta anche solo una per rovinare qualsiasi preparazione, come spiegherà Report nel servizio. 

Ma tornando ai danni ambientali, i pesticidi utilizzati sulle nocciole (sono concessi 3 trattamenti) sarebbero responsabili di una serie di problemi nel territorio della Tuscia, in primis l’inquinamento dell’aria e della terra. Alle coltivazioni intensive, però, viene affibbiata anche in parte la colpa del prosciugamento dei ruscelli locali.

Nel servizio si vede poi una coppia che abita in prossimità dei noccioleti e gira con la maschera anti-gas. Nel corso degli ultimi anni, accusando dei problemi di salute, i due hanno fatto diversi esposti alle forze dell’ordine proprio per segnalare l’uso di pesticidi.

Potete vedere l’anteprima del servizio nel seguente video.

La replica dei coltivatori

Dopo aver visto le anteprime, i coltivatori di nocciole della Tuscia viterbese sono insorti. In particolare gli imprenditori del Comitato No Imu Agricola in merito hanno dichiarato:

In questa puntata  viene offerta ai telespettatori italiani una immagine distorta e offensiva del nostro territorio. Si parla di inquinamento dell’aria e del suolo nonché di prosciugamento di ruscelli incolpando ingiustamente la coltivazione delle nocciole. Non è più tollerabile accettare una interpretazione così deleteria e falsa della realtà. Addirittura si vedono persone che indossano le maschere antigas. Con queste riprese televisive si profila un enorme danno all’immagine della Tuscia, alla sua produzione agricola e al suo grande indotto turistico costituito da alberghi e ristoranti. Il nostro territorio è integro, nonostante la pessima pubblicità che si sta facendo a livello nazionale. Lo conferma il fatto che, pochi giorni fa, il Lago di Vico, che è stato sempre bersagliato dagli ambientalisti come uno specchio d’acqua contaminato, ha ricevuto il Premio Italia Destinazione Digitale 2021 come migliore destinazione lacuale. In Italia i noccioleti sono presenti anche in Piemonte, in Campania e in Sicilia. Perché solo nella Tuscia si spara a zero contro di essi? Lo vogliamo proprio sapere.

E poi continuano:

Così come vogliamo sapere perché le nostre richieste di adesione al Biodistretto, che rappresenta un nostro diritto e che sono state avanzate circa un mese fa, non hanno ricevuto alcuna risposta. Facciamo un appello anche agli onorevoli viterbesi affinché prendano una posizione chiara e netta sulla produzione delle nocciole e sul comportamento del Biodistretto.

Non c’è dubbio che la coltivazione delle nocciole sia un argomento particolarmente controverso e che in alcuni casi può nascondere anche lo sfruttamento dei lavoratori (bambini compresi). Leggi anche: Rifugiati siriani, anche bambini, sfruttati nei campi di nocciole per produrre la Nutella (e non solo)

Il problema dei pesticidi, però, non deve essere assolutamente sottovalutato, considerando che purtroppo siamo esposti a queste sostanze e non solo tramite le nocciole.

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Fonti: Report / Corriere di Viterbo

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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