La macellazione rituale senza stordimento è crudele, ma ancora diffusa in Italia

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La macellazione rituale senza stordimento è fonte di indicibili sofferenze per troppi animali in Italia, dove è ancora consentita. Per rivedere questa pratica crudele un gruppo di giuristi, docenti universitari e veterinari ha lanciato un appello alle istituzioni italiane, oltre che una petizione online

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Ogni anno migliaia di pecore, polli, agnelli, mucche e altri animali vengono uccisi negli stabilimenti italiani ancora coscienti, senza essere sottoposti allo stordimento. Tutto questo in nome di pratiche religiose ebraiche e islamiche. Nelle ultime settimane si è riacceso il dibattito sul tema della macellazione rituale nel nostro Paese, a seguito di un’ampia ricerca multidisciplinare pubblicata dall’organizzazione no-profit Animal Law Italia ETS (ALI).

Allo studio hanno preso parte giuristi, docenti universitari e l’appello a rivedere le norme che riguardano la macellazione rituale Kosher (secondo le regole ebraiche) e Halal (secondo i precetti musulmani) in Italia è stata sottoscritta anche dai veterinari.

Si impone una revisione dell’attuale quadro normativo italiano in materia, anche alla luce della crescente considerazione della società verso un migliore trattamento degli animali ad uso alimentare. – commenta l’avvocato Alessandro Ricciuti, presidente di Animal Law Italia ETS – La recente modifica della Costituzione, con l’inserimento del richiamo alle leggi di protezione degli animali tra i principi fondamentali, apre la strada ad un’ampia riconsiderazione dell’attuale legislazione.

A chiedere un cambiamento per tutelare il benessere animale anche la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani (FNOVI):

FNOVI, insieme ai 34.000 medici veterinari iscritti agli Ordini professionali, da sempre impegnata con azioni concrete nella promozione del rispetto degli animali, si augura che la vostra iniziativa possa rappresentare un punto di svolta anche con l’apertura di un dialogo con le comunità religiose che porti alla condivisione di intenti e volontà – scrive il Presidente di FNOVI, il dott. Gaetano Penocchio – Ci deve guidare un unico obiettivo: la responsabilità che abbiamo di contribuire a migliorare le condizioni di vita degli animali consentendo loro una vita degna di essere vissuta e una buona morte.

Quanti sono i macelli italiani in cui si pratica la macellazione rituale senza stordimento

Come anticipato, la pratica della macellazione rituale senza stordimento è ancora consentita in alcuni stabilimenti. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, sono 168 le strutture autorizzate per la macellazione rituale di ungulati secondo il rito islamico e 18 secondo quello ebraico; 32 stabilimenti dediti alla macellazione di pollame e lagomorfi secondo il rito islamico e 4 secondo il rito ebraico, alle quali si aggiungono 56 strutture specificamente autorizzate alla macellazione durante la Festa islamica del sacrificio (Eid al-Adha).

“Nei mesi scorsi abbiamo chiesto al Ministero della Salute di fornire i numeri del fenomeno, che sembrerebbe in crescita a causa dell’aumento dell’export di carni certificate halal verso Paesi terzi: tuttavia la struttura ministeriale competente ha risposto di non essere in possesso dei dati e che avrebbe provveduto a richiederli alle Regioni” fa sapere Animal Law Italia ETS.

La pratica in realtà è ancora più diffusa di quanto si possa pensare: non sono rari i casi in cui gli animali vengono ammazzati fra le mura domestiche per festeggiare delle ricorrenze religiose.

Ma perché questa crudeltà? Come spiega la LAV (Lega Anti Vivisezione), questi riti prevedono che l’animale sia cosciente al momento dell’uccisione, girato su sé stesso con un mezzo obbligatorio di contenimento meccanico. Viene effettuata la recisione di trachea ed esofago, ma senza spezzare la colonna vertebrale, perché durante la procedura la testa dell’animale non si deve staccare.

L’appello per porre fine a questa crudeltà

Negli ultimi anni in Europa sono stati compiuti alcuni importanti passi avanti a favore della tutela del benessere animale. Un modello virtuoso dal Belgio, dove dal 2019 vietato macellare gli animali senza prima stordirli, anche nel caso in cui la macellazione avvenga secondo i metodi prescritti dai riti religiosi ebraici e islamici.

A tal proposito, il regolamento europeo n. 1099/2009, che disciplina le norme di protezione degli animali durante la macellazione, prevede un obbligo generale di stordimento prima dell’abbattimento. Tuttavia, per tutelare la libertà di religione il regolamento ammette la possibilità di procedere a macellazioni senza stordire gli animali, secondo le pratiche disciplinate dai dettami religiosi del culto ebraico ed islamico. La svolta è arrivata nel 2020, quando la Corte di giustizia dell’Ue ha stabilito che gli Stati europei possono prevedere lo stordimento obbligatorio degli animali prima della macellazione, anche per i rituali religiosi.

Fra i Paesi europei che non ammettono la macellazione senza stordimento troviamo la Danimarca, la Svezia, la Slovenia e la Grecia. In Italia al momento ancora tutto tace al riguardo. Ma secondo Animal Law Italia ETS, i tempi per trovare una soluzione che possa bilanciare le esigenze in tema di tutela animale e la libertà di religione sono ormai maturi.

Governo e Parlamento rivedano con urgenza le norme che tuttora consentono la macellazione in deroga senza stordimento per finalità religiose – chiedono gli attivisti – Lo stordimento tramite scarica elettrica andrebbe eseguito prima o contemporaneamente al momento del taglio, oppure immediatamente dopo, così da ridurre al minimo la sofferenza nella fase più dolorosa della procedura. Siamo anche aperti alla valutazione di altre soluzioni, quali lo stordimento farmacologico, che però al momento non sono ancora state validate scientificamente. Crediamo nel dialogo come metodo insuperabile per la ricerca di soluzioni alle diverse problematiche che emergono all’interno della società. Abbiamo contattato le comunità religiose interessate nel corso della nostra ricerca e siamo disponibili a nuovi confronti, allo scopo di trovare una soluzione quanto più possibile condivisa al problema.

Per chiedere alle istituzioni italiane di rivedere questa pratica cruenta è stata lanciata anche una petizione online. CLICCA QUI per firmarla.

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Fonte: Animal Law Italia

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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