Così la Fao ha favorito la lobby della carne e degli allevamenti intensivi: l’accusa di due scienziati

Due scienziati accusano la FAO di aver distorto alcuni dati dei loro studi per favorire la lobby degli allevamenti intensivi, sottostimando l'impatto della riduzione del consumo di carne sulle emissioni

Due scienziati lanciano accuse molto gravi nei confronti della Fao. Si tratta di Paul Behrens, professore associato presso la Leiden University, e Matthew Hayek, assistente professore presso la New York University, che hanno denunciato errori nel rapporto delle Nazioni Unite sulle emissioni del bestiame presente negli allevamenti.

In una lettera inviata alla FAO, i due esperti affermano che l’organizzazione ha utilizzato in modo inappropriato i risultati dei loro studi per sminuire il potenziale di riduzione delle emissioni derivante dalla diminuzione del consumo di carne. Il tutto, ovviamente, con grande favore delle lobby della carne.

Il rapporto a cui si fa riferimento, e i cui dati fondamentali sarebbero stati appunto distorti, è quello pubblicato durante il vertice sul clima Cop28 lo scorso dicembre. Hayek ha dichiarato al Guardian che gli errori della FAO sono stati molteplici e hanno tutti contribuito a sminuire il potenziale di riduzione delle emissioni derivante da un cambiamento nella dieta a livello globale:

Gli errori della FAO sono stati molteplici, eclatanti, concettuali e tutti hanno avuto la conseguenza di ridurre le possibilità di mitigazione delle emissioni derivanti dal cambiamento della dieta molto al di sotto di quanto dovrebbero essere. Nessuno degli errori ha avuto l’effetto opposto.

Lo studio di Behrens, utilizzato come base scientifica nel rapporto, era del 2017 e lo scienziato stesso ha sottolineato che la ricerca citata è diventata obsoleta. Quell’indagine, infatti, valutava gli impatti ambientali delle diete raccomandate a livello nazionale (NRD), sostenute dai governi dell’epoca. Molti paesi, come Cina e Danimarca, da allora hanno però ridotto drasticamente il consumo di carne raccomandato, mentre la Germania propone ora una dieta a base vegetale al 75% nella sua NRD. Non può dunque essere preso assolutamente come riferimento attuale.

Inoltre, nel rapporto della FAO, diversi errori metodologici, inadeguata inquadratura e uso altamente inappropriato dei dati originali, hanno contribuito a una sottostima del potenziale di mitigazione derivante da un minor consumo di carne.

Come scrivono gli esperti:

Gli errori, che derivano in parte da un uso improprio delle precedenti analisi di Behrens e Hayek, portano la FAO a stimare una riduzione delle emissioni da 6 a 40 volte inferiore rispetto al consenso scientifico. Numerosi studi di modellizzazione che utilizzano approcci diversi rilevano che il cambiamento della dieta rappresenta la più grande opportunità per ridurre molte pressioni ambientali derivanti dal sistema alimentare.

La grave accusa rivolta alla Fao è che questi errori non siano stati fatti del tutto in buona fede, dato che l’organizzazione è incaricata sia di fornire dati agricoli affidabili che di aumentare la produttività del bestiame per garantire la sicurezza alimentare.

La replica della Fao alle accuse

In risposta alle accuse, un portavoce della FAO ha sottolineato l’impegno dell’organizzazione per l’accuratezza e l’integrità scientifica delle sue pubblicazioni. La FAO ha promesso di esaminare le contestazioni sollevate dagli accademici e di essere aperta ad uno scambio di opinioni:

Vorremmo assicurarvi che il rapporto in questione è stato sottoposto a un rigoroso processo di revisione con una peer review in doppio cieco sia interna che esterna per garantire che la ricerca soddisfi i più elevati standard di qualità e accuratezza e che i potenziali pregiudizi siano ridotti al minimo. La FAO esaminerà le questioni sollevate dagli accademici e intraprenderà con loro uno scambio tecnico di opinioni.

Ma ora il dubbio è stato instillato. E a questo punto ci si chiede: quanto sono davvero obiettivi e indipendenti i pareri delle organizzazioni internazionali quando ci sono di mezzo grossi interessi economici?

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Fonti: Institute of Environmental Sciences (CML) / Guardian

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