Etichettatura benessere animale: nasce la coalizione contro le #BugieInEtichetta

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Secondo le Associazioni animaliste la certificazione su base volontaria proposta dai Ministeri è un inganno in piena regola per i cittadini.

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Secondo le Associazioni animaliste la certificazione su base volontaria proposta dal Ministero delle Politiche agricole e dal Ministero della salute costituirebbe un inganno in piena regola per i cittadini, andando ad etichettare con il claim “benessere animale” tutti i prodotti provenienti da scrofe in gabbia e suini che hanno subito il taglio della coda

Associazioni animaliste, ambientaliste e dei consumatori contro la certificazione su base volontaria proposta dal Ministro delle Politiche agricole e dal Ministro della salute. Sono 13 organizzazioni non governative italiane che lanciano la Coalizione contro le #BugieInEtichetta e che invitano tutte le associazioni e le fondazioni per la tutela dei consumatori, dei diritti dei cittadini, per l’ambiente e la trasparenza, a unirsi per garantire consumi responsabili, consapevoli e soprattutto basati su informazioni non ingannevoli.

Il Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), portato avanti dai Ministeri delle Politiche Agricole e della Salute insieme con Accredia, e istituito con l’articolo 224 bis nel Decreto Rilancio, prevedrebbe di fatto la certificazione e l’etichettatura volontaria di prodotti di origine animale che rispettano standard superiori ai requisiti di legge.

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Un inganno in piena regola per i cittadini – dicono – beffati da un’etichetta che, lungi dal garantire il benessere animale certificato, assicurerebbe una priorità d’accesso ai fondi PAC e PNRR a prodotti ottenuti con condizioni standard tipiche degli allevamenti intensivi, a scapito della trasparenza.

La certificazione proposta dai due ministeri, però, prevede di etichettare con il claim “benessere animale” di fatto anche tutti i prodotti provenienti da scrofe in gabbia e suini che hanno subito il taglio della coda, pratica in violazione delle disposizioni contenute nella direttiva europea di protezione dei suini se effettuata in via sistematica e, quindi, illegale. Tale certificazione garantirebbe inoltre priorità di accesso ai fondi PAC e PNRR, favorendo ancora una volta gli allevamenti di tipo intensivo, invece che stimolare la transizione verso sistemi più sostenibili.

Mentre il mondo si riunisce nella Cop26 per affrontare l’emergenza climatica, i ministri del nostro Governo si apprestano a continuare a finanziare lo status quo dell’industria inquinante degli allevamenti intensivi. La possibilità di mettere a sistema i fondi della PAC con le migliori iniziative italiane e il potere d’acquisto dei consumatori per dare vita a una reale transizione verso sistemi più sostenibili, sfumerà definitivamente se il progetto di certificazione non sarà rivisto – dichiarano le associazioni. Perché accadrà attraverso un’etichettatura ingannevole per i consumatori.

L’attuale proposta per la certificazione volontaria dei prodotti suinicoli, inoltre, non fornisce informazioni chiare e trasparenti sul metodo di allevamento degli animali, risultando al contrario estremamente ingannevole: se il decreto verrà approvato senza le opportune modifiche chieste dalla coalizione, infatti, chiunque sceglierà di acquistare al supermercato prodotti che recano sull’etichetta l’indicazione “benessere animale”, non avrà garanzia alcuna che gli stessi provengano soltanto da allevamenti che adottano standard superiori ai requisiti minimi di legge.

Il rischio – spiegano le associazioni – è anche quello di trovarsi a pagare di più per prodotti ottenuti con metodi di allevamento intensivo, esattamente gli stessi di oggi. In spregio alla sostenibilità e al benessere animale di cui l’etichetta governativa dovrebbe porsi a garanzia.

Per questo, le associazioni della “Coalizione contro le #BugieInEtichetta” invitano tutti, singoli cittadini, associazioni e fondazioni, a unirsi a questa battaglia fondamentale per la trasparenza.

Si tratta di criteri di certificazione che – se rimarranno invariati – tradiranno completamente la promessa che PAC e PNRR siano utilizzati per stimolare un’agricoltura più sostenibile, nella direzione segnata dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork, il tutto in spregio del recente voto al Parlamento europeo che ha chiesto alla Commissione di lavorare per allevamenti più sostenibili, un maggior spazio dedicato al biologico e la dismissione delle gabbie.

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Fonte: Essere Animali

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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