La strage delle bufale sane in Campania: abbattuti 100mila esemplari per brucellosi o tubercolosi in 10 anni

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Report si è occupato della produzione di mozzarella di bufala svelando i numeri degli animali sani uccisi e il problema del latte estero

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Nella puntata di ieri di Report si è parlato di uno dei prodotti italiani più amati: la mozzarella di bufala. Ma cosa si nasconde dietro la sua produzione? Alcuni retroscena già li conosciamo,  svelati da alcune inchieste che, negli scorsi anni, si sono concentrate sulle condizioni degli animali in diversi allevamenti lager. Ieri però si è parlato di un altro fatto molto grave: l’abbattimento di decine di migliaia di bufale sane.

I giornalisti di Report sono andati nel casertano per provare a fare chiarezza sull’uccisione, nel corso degli ultimi 10 anni, di migliaia di bufale sane. Una questione sulla quale è stata avviata un’inchiesta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere che ha acquisito in questi giorni i dati delle Asl, che il servizio sottolinea essere rimasti nascosti fino ad ora.

In pratica le bufale sarebbero state portate al macello in quanto si sospettava fossero affette da brucellosi e tubercolosi ma, dopo averle uccise e analizzate, si è scoperto che la gran parte erano in realtà sane. Una strage del tutto inutile, dunque, denunciata anche dagli allevatori stessi.

Leggi anche: Allarme brucellosi in Campania, uccise migliaia di bufale sane. Gli allevatori: “basta massacri inutili”

Diagnosi errate, fatte con metodi non adeguati a questa specie hanno portato ad abbattimenti indiscriminati, crudeli e anche inutili.  Pensate che in una delle aziende intervistate da Report su 11 capi uccisi perché malati 9 sono poi risultati “falsi positivi”.

E tra l’altro questa situazione potrebbe anche continuare, sembra infatti che la Regione Campania stia per varare un nuovo piano che continuerà a prevedere l’abbattimento degli animali, invece di proporre soluzioni alternative.

Ma il servizio si è concentrato anche su altri aspetti della produzione di mozzarella di bufala. “Tra chi fa la Dop c’è chi denuncia che i conti non tornano” sottolinea Report. Si fa riferimento in particolare al quantitativo di latte, i soci del consorzio infatti dichiarerebbero quintali di latte in più rispetto alla media di quello effettivamente prodotto nelle loro stalle in modo da far tornare i conti delle mozzarelle prodotte.

Queste scorrettezze dovrebbero stupirci ma non lo fanno più di tanto se consideriamo il giro d’affari che c’è intorno alla mozzarella di bufala Dop, il terzo prodotto Dop italiano dopo grana padano e parmigiano reggiano, che ha avuto negli ultimi 10 anni un picco di produzione, un settore produttivo da 1,2 miliardi.

C’è da considerare poi che, da regolamento, la zona da cui può arrivare il latte è davvero molto ridotta rispetto alla grande richiesta di questo tipo di mozzarella, non solo dall’Italia ma da tutto il mondo.

Come ha spiegato il servizio, la crisi dovuta al covid ha cambiato un po’ le carte in tavola per i produttori che, ad esempio, fino a giugno scorso hanno potuto utilizzare latte congelato grazie ad un cambio temporaneo di disciplinare.

Ma il problema è ovviamente chi cerca di trasgredire alle ferree regole del Dop magari acquistando cagliate bulgare! E non a caso fioccano le denunce sul latte e le cagliate straniere utilizzate nella produzione di mozzarella di bufala Dop.

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Fonte: Report

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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