No, l’arricchimento ambientale non basta affatto per tutelare il benessere animale negli allevamenti, bisogna abbandonare il sistema intensivo

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Utilizzare paglia e oggetti sospesi che attirano l'attenzione di suini e mucche negli allevamenti è davvero la strategia vincente per tutelare il benessere animale? Il vero traguardo per loro sarebbe quello di dire addio al sistema intensivo, che rappresenta anche una delle principali cause di inquinamento del Pianeta

Quando si parla di benessere animale si tende a considerare principalmente quello fisico, ma mucche, suini e galline sono esseri viventi che provono sensazioni come stress e disagio a causa dell’ambiente innaturale in cui si trovano costretti a vivere (o sarebbe meglio dire “esistere” perché la vita è un’altra cosa).

Per migliorare le condizioni degli animali in cattività sono sempre di più gli allevamenti che investono nei cosiddetti “arricchimenti ambientali” per cercare di soddisfare i bisogni comportamentali, stimolarli e prevenire comportamenti violenti o di autolesionismo.

Questa strategia è ormai prevista dalla normativa di diversi Paesi europei per quanto riguarda i suini (a cui viene fornita, ad esempio, la paglia che permette agli animali di grufolare e può essere masticata e ingerita senza rischi), mentre per animali come le mucche non è ancora così diffusa.

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Arricchimento ambientale: l’esperimento sulle mucche

Per vedere gli effetti benefici che avrebbero gli arricchimenti ambientali negli allevamenti di bovini, la ricercatrice britannica Alison Russell della Nottingham University ha condotto un esperimento, i cui risultati sono presentati qualche giorno fa nel corso delle conferenza TotalDiary, dedicata al settore zootecnico.

La ricerca si è concentrata su 40 vacche da latte. Nel capannone in cui sono stabulate è stato introdotto un nuovo oggetto: una grossa palla gonfiabile dal colore sgargiante, appesa ad una trave e per 3 settimane le mucche sono state monitorate per capire quanto interaggissero con questo strumento di arricchimento ambientale.

Nel corso dell’esperimento è emerso che gli animali erano incuriositi dalla palla. Naturalmente non tutte le mucche hanno impiegato lo stesso tempo per interagire con l’oggetto, ma il picco di stimolazione è stato raggiunto durante la prima settimana con una media di di 11,28 minuti per vacca nell’arco di 24 ore.

Indubbiamente per le mucche la palla gonfiabile ha rappresentato un diversivo alla noia e al disagio provato dai bovini. Ma davvero vogliamo illuderci che possa essere sufficiente introdurre qualche oggetto per salvaguardare il benessere di una mucca o di un maiale? La risposta chiaramente è no. L’unica vera grande vittoria per tutti gli animali (ma anche per l’ambiente) è l’abbandono del sistema di allevamento intensivo.

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Fonti: FWI/CRPA

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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