Gli allevamenti intensivi sono un’enorme minaccia (e ne siamo sempre più consapevoli)

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Il sistema dell'allevamento intensivo non è più sostenibile in un Pianeta agonizzante per via della crisi climatica. E anche la maggior parte degli italiani sono ormai d'accordo su questo, come emerso da un recente sondaggio condotto in diversi Paesi del mondo

Libera Terra

Gli allevamenti intensivi non sono soltanto fonte di crudeltà per milioni di animali. Rappresentano un grande ostacolo alla lotta alla crisi climatica. E di questo i cittadini italiani ne sono sempre più convinti, come emerso da un recente sondaggio commissionato dall’associazione Compassion in World Farming e pubblicato in occasione dell’Adaption and Agriculture Day (la giornata della COP27 dedicata al sistema alimentare).

Le loro risposte parlano chiaro: il 75% degli adulti che vive in Italia ritiene che l’allevamento intensivo anteponga il denaro alla tutela dell’ambiente. Lo studio è stato condotto da YouGov in 13 Paesi del mondo.

Gli italiani si sono rivelati  il popolo più propenso a dirsi conscio del fatto che il settore zootecnico produce globalmente più emissioni di gas serra di tutti gli aerei, i treni e le automobili messi insieme (63%), seguiti dagli indiani (60%), mentre gli abitanti dei Paesi Bassi sono quelli che meno si dichiarano consapevoli (42%).

Dal sondaggio è emerso che la popolazione italiana adulta ritiene che gli allevamenti intensivi antepongano i profitti al benessere degli animali (77%) e alla salute dei consumatori di prodotti d’origine animale (71%), come riporta Compassion in World Farming.

Oggi più che mai è evidente che l’allevamento intensivo ha le ore contate. Non solo è la più grande causa di crudeltà sugli animali al mondo e un significativo fattore di perdita di fauna selvatica, ma se non vi mettiamo fine – se non lo portiamo a fine corsa – semplicemente non abbiamo speranze di fermare la sempre più grave emergenza climatica. – sottolinea Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia – La nostra ricerca dimostra che il pubblico italiano non si lascia convincere dalla propaganda dell’industria, secondo cui l’allevamento intensivo è ‘necessario per sfamare il mondo’.

I grandi produttori di carne tengono in piedi un sistema ad alto profitto senza tenere conto del suo impatto su clima, salute umana e benessere animale. Nonostante gli italiani si siano dimostrati tra i più consapevoli, dal sondaggio è emerso che in molti non sono al corrente del fatto che il settore zootecnico provoca più emissioni sul clima del trasporto.

Leggi anche: COP27, ci risiamo: di nuovo assenti gli allevamenti intensivi, ma sono tra i più grandi inquinatori

Allevamenti intensivi: cosa pensano gli altri popoli intervistati

I 13 Paesi in cui è stato condotto il sondaggio sono Brasile, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, India, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Spagna, Stati Uniti, e il Regno Unito. La ricerca, condotta nell’ottobre 2022, ha rilevato che i francesi sono i più propensi a concordare sul fatto che l’allevamento intensivo anteponga i profitti al clima e all’ambiente (76%) e – con la stessa percentuale del Regno Unito – al benessere animale (81%).

Una posizione, questa, simile a quella espressa dagli italiani, propensi a concordare che l’allevamento intensivo metta il profitto prima del benessere animale (77%) e di clima e ambiente (75%). Altrettanto simile l’opinione delle persone intervistate nel Regno Unito (clima e ambiente: 69%)

Invece, complesso, le persone intervistate in Egitto, Paese ospite della conferenza COP27, sono le meno propense a credere che l’allevamento intensivo anteponga i profitti al benessere animale (48%) e tra le meno concordi sul fatto che metta il profitto prima di clima e ambiente (50%).

Inoltre, ai cittadini intervistati è stato chiesto se ritenessero che l’allevamento intensivo ponga il profitto prima della salute delle persone che consumano alimenti di origine animale: il 62% si è detto d’accordo, e il Paese più propenso a concordare è la Francia (74%).

#FineCorsa: l’allevamento intensivo ha le ore contate

I risultati del sondaggio sono la conferma che gli allevamenti intensivi rappresentano un sistema insostenibile, da superare. La loro pubblicazione segna il lancio della campagna internazionale End of the Line for Factory Farming, che prevede una petizione multilingue per mobilitare persone da tutto il mondo a chiedere ai leader mondiali di porre fine agli allevamenti intensivi tramite un accordo globale.

A sostenere l’iniziativa numerose ONG, personalità di spicco e celebrità, come il protagonista della serie Succession Brian Cox, la star di X-Men 2 e The Good Wife Alan Cumming e il Messaggero di Pace delle Nazioni Unite e fondatrice del Jane Goodall Institute, la celebre etologa Jane Goodall.

Combattere il cambiamento climatico è una delle lotte più importanti del nostro tempo, ma per cambiare il corso di questa crisi, dobbiamo affrontarne le cause alla radice, e l’allevamento intensivo di animali è una di queste. – ha commentato Brian Cox – Al di là della sofferenza che infligge agli animali, gli allevamenti intensivi minacciano il futuro stesso del nostro pianeta. Ecco perché sostengo la campagna di Compassion in World Farming, Fine corsa per l’allevamento intensivo.”

Il nostro augurio è che la fine di questa corsa (crudele e insostenibile) arrivi il più presto possibile. O la fine sarà la nostra.

Per firmare la petizione CLICCA QUI.

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Fonte: Compassion in World Farming 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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