Allarme brucellosi in Campania, uccise migliaia di bufale sane. Gli allevatori: “basta massacri inutili”

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

In provincia di Caserta sono circa 140mila le bufale abbattute negli ultimi 10 anni per contenere l'epidemia della brucellosi

Nell’ultimo decennio in Campania è avvenuta una vera e propria mattanza di bufale per contenere l’emergenza brucellosi: sono circa 140mila gli esemplari abbattuti. A sconcertare è il fatto che la stragrande maggioranza degli animali uccisi era perfettamente in salute. Solo l’1,3% dei capi è risultato effettivamente positivo al test diagnostico per la malattia infettiva che colpisce prevalentemente i bovini, gli ovini, i caprini e i suini (ma che può essere trasmessa all’uomo tramite l’ingestione di alimenti infetti come il latte non bollito e i suoi derivati o tramite il contatto diretto con l’animale infetto).

Quella verificatasi in provincia di Caserta è una strage inutile ed evitabile, come ribadito dalle associazioni degli allevatori che da tempo sono in aperto scontro con la Regione Campania. Quest’ultima sta per varare un nuovo piano che porterà all’abbattimento di altri animali sani, invece di proporre soluzioni alternative.

Per il movimento Altragricoltura questa situazione non può più essere tollerata. Per questo motivo ha deciso di presentare una diffida, presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere, al Ministro della Salute Roberto Speranza. L’obiettivo è quello di per impedire che si tenga il tavolo tecnico tra Ministero della Salute e Regione Campania, in programma il prossimo 22 dicembre, durante il quale il Governo darà l’ok al nuovo piano regionale di contenimento dell’epidemia.

I dati shock sugli oltre centomila ordini di abbattimento ingiustificato di bufale casertane sane che l’Asl casertana è stata costretta a consegnare ai legali degli allevatori e alla Procura di Santa Maria Capua Vetere gridano vendetta – tuona Gianni Fabris, portavoce nazionale di Altragricoltura e prima che sia troppo tardi, che De Luca e Caputo (assessore all’Agricoltura della Regione Campania) possano replicare con un piano regionale fotocopia di quelli precedenti il massacro di bufale e aziende il ministro Speranza, anzi i ministri Speranza e Patuanelli, hanno il dovere di intervenire e fermare questo scempio che forse gioverà a qualcuno ma non certo a questi preziosi animali, agli allevatori, ai lavoratori dell’indotto e, soprattutto ai consumatori. Abbiamo chiesto un incontro urgente e abbiamo diffidato le autorità nazionali a dare il via libera a qualsiasi Piano di eradicazione senza una confronto con gli allevatori ai quali fino ad oggi è stata negata qualsiasi possibilità di eseguire contro diagnosi prima degli abbattimenti di massa mandandoli al macello insieme ai loro capi sani.

La soluzione all’abbattimento indiscriminato di bufale esiste ed è il vaccino, ma la Regione Campania al momento non sembra avere intenzione di accogliere le richieste del mondo degli allevatori. E ormai il comparto bufalino casertano, noto in tutto il mondo per la produzione della mozzarella di bufala DOP, è ormai in ginocchio.

Migliaia di bufale condannate a morte a causa di diagnosi errate 

Per gli allevatori casertani la strategia di contrasto alla brucellosi seguita dalla Regione Campania è stata un fallimento sotto tutti i punti di vista. Nel Casertano migliaia di bufale sono state condannate a morte a causa di diagnosi errate, fatte con metodi non adeguati a questa specie. Sono stati fin troppi i casi di “fasi positivi” e a farne le spese sono state tantissime bufale perfettamente sane, come ha rivelato una la recente inchiesta “Bufale Connection”, condotta dalla redazione di Fanpage.it.

“Siamo sempre più convinti, insieme con il Tar e il Consiglio di Stato, che in questi ultimi 10 anni ne siano successe di tutti i colori. Mentre prepariamo la risposta nelle strade di mobilitazione, chiediamo verità, giustizia, e soprattutto la corretta applicazione delle norme Europee, dei protocolli Oie, e l’assoluta e vera (non a chiacchiere) condivisione delle scelte con gli allevatori” aggiunge Gianni Fabbris.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: Altragricoltura 

Ti potrebbero interessare anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook