Anche l’orso polare è a forte rischio estinzione a causa della mano dell’uomo

L’orso bianco (Ursus maritimus) è al vertice della catena alimentare dell’ambiente artico; questo grande predatori non teme rivali, ma il suo più grande nemico e pericolo è rappresentato dall’uomo.

A causa del surriscaldamento globale, i ghiacciai si stanno velocemente sciogliendo, andando così a distruggere l’habitat naturale di questo animale; naturalmente tutto questo si riflette negativamente su tutto l’ecosistema artico. Ma sull’orso bianco incombe un’altra minaccia: i Pop, ovvero i contaminanti organici persistenti; questi sono delle sostanze chimiche altamente tossiche e resistenti alla decomposizione che tendono a spostarsi verso le zone fredde ed accumularsi nei ghiacciai di montagna; sono inoltre capaci di persistere nell’ambiente anche per molti decenni. Non sono particolarmente nocive per le altre specie artiche come pesci e foche, ma lo sono fortemente per gli orsi, soprattutto i cuccioli che ancora si nutrono del latte materno (questo perchè tali sostanze sono liposolubili e quindi tendono a concentrarsi nei tessuti adiposi).

I Pop vanno ad agire sul sistema nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo; si è visto che non sono rari i casi di ermafroditismo, presenza cioè sia degli organi sessuali maschili che femminili nello stesso soggetto.

Negli orsi la concentrazione di Pop è 1000 volte superiore al grado di rischio per l’uomo. Ma anche per quest’ultimo tali sostanze sono fortemente tossiche; naturalmente le popolazioni più a rischio sono quelle native dell’Artico, anche se il loro stile di vita più globalizzato e occidentale verificatosi nel corso degli anni e il cambiamento delle abitudini alimentari, non più basate interamente su pesci e selvaggina locali, le ha “salvate”.

Negli anni ’70 è nata la Convenzione di Stoccolma, alla quale hanno aderito quasi tutti gli Stati del mondo; tra cui non figurano Stati Uniti e Italia. Allora era stata stilata la lista dei Pop più pericolosi per il pianeta, definita “la sporca dozzina”, alla quale nel corso degli anni altri se ne sono aggiunti; ma mentre l’utilizzo di alcune di tali sostanze è stato bandito totalmente o limitato da decenni (vedi il Ddt e i Pcb), per altri “nuovi” inquinanti il controllo è ancora inadeguato.

Ieri, 27 febbraio, è stata la giornata internazionale dell’orso polare, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo il forte rischio che corre questo animale: si stima che fra 35 anni il numero degli orsi polari possa ridursi di 1/3 e che possa estinguersi entro la fine del secolo.

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