Vino di ossa di tigre: felini allevati nelle “fattorie” cinesi per produrre bottiglie afrodisiache

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Un portentoso elisir afrodisiaco e taumaturgico racchiuso in costose bottiglie, vendute a centinaia di dollari l’una. Si tratta del “vino di tigre”, un prodotto molto gettonato nella medicina tradizionale cinese. Ma il nome che porta, scelto non per marketing né per pubblicità, rivela tutta la crudeltà di cui può essere capace l’uomo: è realizzato davvero con pezzi di ossa frantumati del maestoso e affascinante animale dal manto striato, lasciati a macerare per anni in un liquore a base di riso. Per ogni chilo di ossa del formidabile predatore si ottengono circa 15 litri di vino.

In Cina il “vino di tigre” sarebbe ufficialmente illegale fin dal 1993, ma, come spiega la saggezza latina, “fatta la legge, trovato l’inganno”: l’Animals Asia Foundation, un’associazione animalista che si batte per la tutela degli animali nei Paesi asiatici, spiega che la produzione di queste “benefiche” bottiglie parte addirittura da posti come lo Xiongsen Bear and Tiger Park, aperto nel 1993 nella città di Guilin grazie al contributo finanziario del dipartimento statale delle foreste proprio per salvaguardare i felini in natura. Ma in questo lager, dove vivono in condizioni disperate circa 1500 tigri, gli animali vengono invece letteralmente lasciati morire di fame. È così che la legge è stata raggirata. E le riserve si sono trasformate ben presto in “fattorie di tigri”.

Qui, accanto ad altre specie tenute prigioniere, maltrattate e abusate, come orsi della luna munti per la loro bile o scimmie cappuccine, le tigri vivono stipate in piccole gabbie, costrette a esibirsi in giochi circensi per il pubblico che può pure assistere anche alla caccia, da parte del grande felino, delle prede vive gettate nei recinti. E, anche se il governo cinese ha firmato accordi che vietano la vendita di tigri e ha dichiarato illegale l’acquisto e la vendita di parti dell’animale, come ha dichiarato il Premier Wen Jiabao, al suo interno viene venduto “illegalmente”, nel negozio dei gadget, “vino di tigre”.

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Una situazione assurda e paradossale denunciata da giornalisti e associazioni animaliste, come la Tiger Time Now. “Ci sono solo 3.200 tigri in libertà, così poche che occuperebbero appena un campo da calcio. Come è possibile che uno degli animali più simbolici al mondo sia diventato così vulnerabile? La risposta è semplice: gli uomini”, spiega Chantelle Henderson, della TigerTime, che con un video ci invita a firmare la petizione per dire basta al commercio di parti di tigre. L’obiettivo è raccogliere, entro il 30 Marzo, 100.000 firme da presentare all’ambasciata cinese. Con 30 secondi del nostro tempo potremo contribuire, nel nostro piccolo, alla protezione di questi animali. Prima che sia troppo tardi.

Per firmare la petizione clicca qui

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