Lo zoo degli orrori: Kilwon, la giraffa morta con 20 chili di plastica nello stomaco

Kilwon aveva 21 anni. È morto, dopo aver smesso di mangiare per alcuni giorni, nella sua gabbia all’interno dello zoo di Surabaya, nella provincia indonesiana dello Giava Orientale. Una fine orribile per questo bellissimo esemplare maschio di giraffa. Ma ancor più orrendo è stato scoprire che nel suo stomaco c’erano ben 20 chili di plastica del diametro di 60 centimetri, che gli hanno letteralmente chiuso, o meglio intasato, lo stomaco. Perché Kilwon ha mangiato per anni i rifiuti abbandonati dai visitatori, senza che nessuno se ne preoccupasse, senza che nessuno lo fermasse.

Una morte tremenda, quella di questa bellissima giraffa, che è servita almeno a riportare sotto i riflettori la cattiva gestione di questo zoo, che un tempo vantava la più “prestigiosa” collezione  di poveri animali imprigionati del sud-est asiatico, struttura attaccata più di una volta dagli animalisti, sia per le tante morti sospette che per la scomparsa di alcuni animali. Alla base del degrado in cui versa questo zoo degli orrori c’è essenzialmente la negligenza da parte delle agenzie locali e nazionali nel trovare una soluzione alle dispute interne e nel  definire chi ha il diritto di dirigere lo zoo.

Così, tra traffico illegale di specie selvatiche, mancanza di fondi, riproduzione incontrollata, denutrizione e incuria al Surabaya zoo sarebbero morti, dal 2006 al 2011, almeno 2204 animali. E molti altri verserebbero in condizioni davvero critiche, come questi 180 pellicani che vivono in condizioni di estremo sovraffollamento in una gabbia così piccola da non consentire loro di aprire le ali senza colpire un altro uccello.

Tutto questo è estremamente tragico, ma per niente sorprendente negli zoo dell’Indonesia, visto lo spaventoso modo con cui vengono gestiti nel loro complesso”, ha detto Ian Singleton, un ex guardiano dello zoo che ora gestisce un programma di conservazione orangutan sull’isola di Sumatra, al Mail Online.

Si tratta certo di un caso limite, ma anche qui in Italia gli animali negli zoo non se la passano di certo bene. Basti pensare al caso dello zoo di Napoli, su cui la Procura ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di maltrattamento di animali, in relazione alle condizioni di detenzione degli animali in una struttura fatiscente con gabbie troppo anguste, insufficienti a garantire le esigenze fisiologiche degli animali richiusi, e condizioni igienico sanitarie incredibilmente insoddisfacenti. O ancora considerare che, come spiega la Lav in una nota, non è stato ancora reso noto un elenco ufficiale dei giardini zoologici ed esiste un numero indefinito di strutture per le quali non risultano essere attivati né le licenze né i registri previsti dalla normativa. E’ perciò impossibile conoscere  quante e quali  si siano adeguate alle prescrizioni del Decreto Legislativo 73/2005, che dà attuazione alla Direttiva europea.

L’unico elenco nazionale esistente è una nota del Ministero della Salute (prot. DGVA.VIII/10913/P – I.8.d/108 del 14 marzo 2006, allegato 1 ) che annovera  46 strutture, tra grandi e piccole. Ma la lista non è senz’altro esaustiva, e contiene anche parchi nazionali.

E allora non possiamo che augurarci che le schioccanti immagini che documentano la sofferenza e la morte degli animali indonesiani possa aiutare quantomeno a sensibilizzare sul problema dei molti, troppi, animali rinchiusi, anche qui da noi, dietro una gabbia.

 Un orso della luna, affetto da un tumore della pelle si trova all’interno di una gabbia nella zona di  quarantena dello zoo.

In questa immagine del 2010 si vede un lavoratore dello zoo intento a svolgere la scuoiatura di una tigre di Sumatra, trovata morta, visibilmente denutrita, nella sua gabbia.

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