“Vuoto a rendere, è ora di farlo tornare”: l’appello al Governo di 15 associazioni tra le più importanti d’Italia

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con un appello al Governo Draghi 15 associazioni tra le importanti d’Italia hanno chiesto a gran voce il ritorno del “vuoto a rendere”

Fa bene all’ambiente (e alle tasche) ed è ora che torni: con un appello al Governo Draghi 15 associazioni tra le importanti d’Italia hanno chiesto a gran voce il ritorno del “vuoto a rendere”, anche se proprio vuoto a rendere non è.

È urgente mettere in pratica al più presto azioni per raggiungere gli obiettivi europei imposti dal pacchetto economia circolare ed in particolare dalla direttiva sulla plastica monouso – SUP, ed è per questo che le associazioni chiedono al Governo di introdurre un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi monouso per bevande (in plastica, alluminio e vetro), come sta avvenendo in diversi Paesi europei.

A promuovere l’iniziativa è l’associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, assieme a A Sud Onlus, Altroconsumo, Greenpeace, Kyoto Club, Lav, Legambiente, Lipu-Bird Life Italia, Oxfam, Mare Vivo, Pro Natura, Slow Food, Touring Club Italia, WWF e Zero Waste Italy.

E no, non è proprio il vuoto a rendere (ma andrebbe bene lo stesso).

Come ci aveva spiegato Silvia Ricci, responsabile Rifiuti ed economia circolare dell’Associazione Comuni Virtuosi, un emendamento inserito nel DL semplificazioni prevede che gli imballaggi in vetro, plastica e metallo saranno oggetto di cauzionamento (DRS).

Quindi non si tratterà di un sistema di vuoto a rendere con ricarica di contenitori (quindi finalizzato al riutilizzo), ma di un sistema di deposito cauzionale per contenitori di bevande monouso. Che comunque rappresenta un passo avanti verso l’ambiente.

Leggi anche: No, in Italia non sta tornando il vuoto a rendere. E vi spieghiamo perché

In pratica il sistema incentiva la partecipazione dei consumatori attraverso il pagamento di una cauzione che viene aggiunta al prezzo di vendita del prodotto (in Europa solitamente tra i 10 ed i 25 centesimi di euro), che viene restituita nella sua totalità al momento del conferimento dell’imballaggio vuoto da parte del consumatore.

Il consumatore in questo quindi non è solo “reso consapevole” (consumer awareness) ma partecipante attivo nel percorso di raggiungimento degli obiettivi ambientali.

È ora di riconoscere il ruolo dei sistemi di deposito cauzionale (DRS) nel raggiungimento di un’economia circolare per gli imballaggi per bevande monouso nell’Unione europea

si legge sull’appello

I sistemi DRS non sono nuovi, anzi, sono da tempo usati in diversi Paesi europei (Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Islanda, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia), che hanno raggiunto alti tassi di raccolta per gli imballaggi delle bevande, con il vantaggio di fornire materiale riciclato di alta qualità adatto al contatto con gli alimenti in un unico flusso pulito.  

Possono inoltre contribuire agli obiettivi climatici dell’UE, riducendo per esempio l’impiego di materiali vergini grazie al circuito chiuso che permette che tutti i materiali raccolti vengano riciclati senza dispersioni.

Tuttavia, nonostante i loro eccellenti risultati, la legislazione dell’UE sugli imballaggi e i rifiuti d’imballaggio non affronta in alcun modo i sistemi di deposito cauzionale – tuona Patricia Fosselard, segretario generale di NMW – né garantisce il riciclaggio a circuito chiuso per i materiali che possono entrare a contatto con gli alimenti

È davvero tempo di agire.

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Fonte: Comuni Virtuosi

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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