Così le trivelle della Grecia stanno mettendo a rischio balene e delfini del Mediterraneo

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Il Governo greco ha autorizzato un progetto di ricerca gas e petrolio al largo di Creta che minaccia i mammiferi del Mediterraneo

Al largo di Creta, nel Mediterraneo, vivono almeno numerosi mammiferi marini fondamentali per l’ecosistema, tra cui orche, balene e delfini. Eppure, tra non molto quest’area potrebbe essere invasa dalle trivelle. Proprio qui il Governo greco ha autorizzato le compagnie Total Energies, ExxonMobil e la greca ELPE per cercare giacimenti di gas e petrolio. Un progetto scellerato contro cui si battono da tempo gli ambientalisti, in particolare Greenpeace Grecia che la scorsa estate ha portato avanti – insieme all’Istituto di ricerca citologica del mare – uno studio in quella conosciuta come la Fossa Ellenica, che rappresenta uno scrigno ricchissimo di biodiversità da tutelare. 

Gli scienziati hanno esaminato circa 5900 chilometri dell’area marina in questione e hanno identificato diverse specie di cetacei: globicefali, delfini, capodogli, balene e storioni, oltre alle tartarughe Caretta caretta. con l’avvio dei test sismici la loro esistenza verrebbe messa inevitabilmente al rischio, sia per i rumori e le vibrazioni violente che per l’inquinamento. 

L’appello di Greenpeace per fermare il pericoloso piano 

“Total Energies, ExxonMobil ed ELPE, con i progetti pianificati, esporranno le specie in via di estinzione e gli ecosistemi critici a rumori, livelli di insopportabili, esplosioni e perforazioni in acque profonde. E per quale motivo? Per continuare la produzione e la combustione di petrolio e gas, l’energia più sporca e più costosa, in un momento in cui dovremmo abbandonarli con urgenza” ha dichiarato Kostis Grimanis, responsabile della campagna per il clima e l’energia di Greenpeace Grecia.

Diversi studi hanno dimostrato sia i sonar utilizzati dalle navi da guerra che le indagini sismiche per la ricerca del petrolio sono nefasti per gli animali marini, in particolare sui cetacei come le balene.

Recentemente, un altro gigante petrolifero, Shell ha vinto una causa che le consente di lanciare un’indagine sismica al largo delle coste del Sudafrica, dove ogni dieci secondi ci saranno potenti esplosioni in un terreno di riproduzione delle balene. – ha aggiunto Grimanis – La lotta non si ferma qui, ma vale davvero la pena fare lo stesso nel Mediterraneo? È così che vogliamo che siano i nostri mari?  Qualsiasi piano del genere dovrebbe essere abbandonato immediatamente da Total Energies (e dai suoi partner) prima che il Mediterraneo si trasformi da paradiso terrestre in un mar morto. 

Recentemente Total Energies (una delle tre compagnie impegnate nel piano al largo di Creta), colosso petrolifero francese, ha investito in una campagna per ridefinire il suo marchio e apparire come un’azienda verde e responsabile. Ma, com’è facile immaginare, non è affatto così. “La pubblicità e le sponsorizzazioni consentono a queste aziende di continuare a rovinare il pianeta a scopo di lucro” – denuncia Greenpeace – Ma questa è in realtà una cortina fumogena che dobbiamo smantellare per vedere cosa c’è dietro: un’enorme minaccia per il clima e una seria possibilità che balene e delfini nel Mediterraneo vengano irrimediabilmente danneggiati.

Dallo scorso ottobre Greenpeace, in collaborazione con diverse organizzazioni non governative di vari paesi europei, sta promuovendo all’Iniziativa dei cittadini europei (ICE), chiedendo di vietare per legge la pubblicità e la sponsorizzazione dei combustibili fossili sul territorio dell’Ue.

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Fonte: Greenpeace Greece

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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