Quella scuola costruita su un terreno pieno di rifiuti tossici e i casi di tumore a Piazzola sul Brenta

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Qui, a Piazzola sul Brenta, l’incidenza della mortalità per patologie tumorali è più alta rispetto al resto della provincia di Padova. A sancirlo è uno studio dell’Università di Padova, per la realizzazione del quale sono stati utilizzati dati relativi a decessi avvenuti tra il 2003 e il 2018

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Una scuola costruita laddove prima c’era un’industria chimica, tanto che – ad oggi – si registra l’8% in più di rischio di decessi e il 16% di rischio in più di cancro ai polmoni. Una vera batosta per la comunità di Piazzola sul Brenta, nel padovano, dove nel giardino di un istituto scolastico sono stati trovati rifiuti tossici in quantità enormi.

È quanto emerge dai dati presentati dall’Università di Padova dopo aver eseguito uno studio sulla mortalità per patologie tumorali negli anni 2003/2018. Gli studi sono stati infatti effettuati dopo che è emersa un’alta incidenza tumorale anomala e superiore agli altri comuni della provincia di Padova.

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Con un 8% di rischio in più di mortalità conseguente rispetto alla media del territorio euganeo e un 16% di rischio in più per quanto riguarda i tumori ai polmoni, si tratta di numeri a cui appena due anni fa si è aggiunto il ritrovamento di forti quantità di rifiuti industriali contaminanti nel giardino dell’Istituto superiore Rolando da Piazzola.

Cosa è accaduto

Nei lavori per l’ampliamento della struttura nel 2020, scavando al di sotto dell’area verde della scuola, furono rinvenuti dei rifiuti chimici, residui del passato industriale della zona. Fino alla fine degli anni ‘50, infatti, qui c’era la fiorente attività dell’azienda Paolo Camerini, produttrice di concimi perfosfati, che lasciò poi spazio allo stabilimento chimico della Montecatini fino al 1963.

Solo negli anni ‘80, dopo la dismissione dell’impianto precedente, sul terreno si costruì l’attuale Istituto superiore. Dal settembre del 2020, in cui vennero per la prima volta rilevati i contaminanti (antimonio, cadmio, arsenico e mercurio), la zona del giardino è stata chiusa e recintata per ordine della Provincia, proprietaria del terreno, mentre dalle analisi l’edificio è sempre risultato salubre ed agibile secondo i parametri di sicurezza. Ma chi ne ha pagato lo scotto?

Docenti, genitori e studenti uniti

Un po’ come le fortissime Mamme PFAS, in Veneto ora si lotta anche per questo. Dal 2020, le iniziative della scuola si susseguono senza sosta per informare e conoscere tutti i dati e tutti i rischi.

La comunità scolastica di Piazzola, con il coinvolgimento dei cittadini, si interroga, dunque, sulla storia e salubrità del luogo su cui gravitano ogni giorno 850 persone, e sulla sua compatibilità con la sua destinazione d’uso, ossia edilizia scolastica e residenziale, si legge in un lungo post dell’Università.

Questa scuola non doveva essere costruita qui – commenta il dirigente scolastico dell’istituto, Gianpaolo Bustreo – ma dobbiamo far sì che questa sciagura impedisca in futuro il verificarsi di casi simili. Ora sono in atto le procedure di caratterizzazione per rilevare la presenza di queste sostanze nell’ambiente, ma vogliamo che vengano effettuate tutte le verifiche necessarie anche sulle persone che qui studiano e lavorano. Abbiamo diritto a sapere se qui ci sono pericoli per la nostra salute, quindi chiediamo che si valuti anche l’incidenza dell’esposizione su coloro che frequentano l’istituto e sul loro stato di salute.

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Fonte: Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica DCTV Unipd / E&P

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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