Le spedizioni di pulizia degli oceani potrebbero essere alimentate dai rifiuti che vengono raccolti dal mare

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I rifiuti plastici potrebbero essere trasformati in carburante e utilizzati per far muovere le imbarcazioni che per la pulizia del mare

I rifiuti che stanno inquinando gli oceani potrebbero essere trasformati in carburante e utilizzati per far muovere le imbarcazioni che si occupano della pulizia del mare, abbattendo così i costi delle operazioni di bonifica e facendo risparmiare tempo

La plastica presente nei nostri oceani potrebbe essere molto più di un semplice rifiuto e diventare una risorsa, se la si converte in carburante per le navi. È ciò che ha ipotizzato uno studio che suggerisce inoltre di trasformare il rifiuto in petrolio sulla nave stessa, per poterla alimentare in modo sostenibile e creare così un’economia circolare: infatti, l’alternativa di trasportare i rifiuti plastici a riva e trasformarli sulla terraferma è meno efficiente, perché richiede l’impiego di più tempo e più risorse.

I ricercatori hanno messo a punto un sistema di liquefazione idrotermale (Hydrothermal liquefaction o HTL) in grado di trasformare la plastica, derivante dal petrolio, nuovamente in petrolio e con uno spreco di risorsa inferiore rispetto al processo di pirolisi. Questo sistema è stato sperimentato per la pulizia del Pacific trash vortex, un’enorme “isola” di rifiuti plastici raggruppati insieme dall’azione delle correnti marine.

Un ostacolo alla trasformazione della plastica in carburante di recupero è il fatto che un’imbarcazione debba tenere a bordo la plastica sottratta alle onde fino a che non ritorna al porto, spesso distante migliaia di chilometri, prima di scaricare il materiale, fare il pieno di carburante e ripartire: questo rappresenta un enorme spreco di tempo, di carburante e, non da ultimo, di denaro. Trasformare il rifiuto in carburante sulla stessa nave rappresenterebbe invece un’ottimizzazione della risorsa.

Certo, l’incognita su quanta plastica possa essere raccolta e convertita in carburante da un’imbarcazione potrebbe essere un problema per l’autonomia della nave, che non sempre può disporre del carburante necessario. Tuttavia. I ricercatori hanno calcolato che una nave dotata di un convertitore HTL può produrre carburante dalla plastica che raccoglie sufficiente a operare in modo permanete nel mare, anche con le previsioni peggiori. Tali pronostici prevedono che la nave raccolga la plastica insieme a tutti gli altri rifiuti attraverso una “barriera” (come quelle utilizzate dalla fondazione Ocean CleanUp), piuttosto che provando a raccoglierla da sola: con questo sistema di raccolta si ricaverebbe carburante sufficiente anche per il viaggio di ritorno alla base. Invece, anche nelle aree dell’oceano più inquinate e ricche di rifiuti, un’imbarcazione priva di “barriera” non sarebbe in grado di racimolare la plastica sufficiente ad alimentare il viaggio di ritorno.

@ PNAS

Esiste però un inconveniente nell’utilizzo di queste “barriere” per la raccolta dei rifiuti: alcuni studi, infatti, hanno dimostrato che queste possono causare danni considerevoli allo zooplancton e possono rimuovere meno plastica di quanto sperato. Inoltre, la combustione di rifiuti plastici rilascia nell’atmosfera diossido di carbonio e altri gas inquinanti, contribuendo in modo consistente all’inquinamento dell’aria.

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Fonte: PNAS

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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