I rifiuti di plastica di Amazon stanno soffocando il Pianeta: 270mila tonnellate in un solo anno

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Soltanto nel 2020, anno dello scoppio della pandemia di Covid-19, Amazon ha prodotto 270mila tonnellate di imballaggi di plastica

Il nostro Pianeta è sempre più invaso dalla plastica. A giocare un ruolo cruciale in questa situazione è Amazon, o meglio la mole spaventosa di rifiuti prodotti dal colosso di Jeff Bezos. Soltanto nel 2020, anno dello scoppio della pandemia di Covid-19, i rifiuti di materiali d’imballaggio generati dalla multinazionale statunitense hanno toccato la quota di 270mila tonnellate.

A svelarlo è l’organizzazione no-profit Oceana, che si occupa della conservazione degli oceani. Secondo i dati forniti da Oceana, la produzione di rifiuti di plastica nel 2020 è aumentata del 29% rispetto all’anno precedente. In un report pubblicato lo scorso anno l’organizzazione aveva fatto spiegato che gli imballaggi prodotti nel 2019 da Amazon avrebbero potuto avvolgere la Terra non una, ma addirittura 500 volte. 

L’impatto devastante dei rifiuti di plastica sugli oceani 

Il problema principale è che tutti questi rifiuti di plastica si stanno riversando nei fiumi, mari e oceani del mondo. In pratica è come se durante il 2020 fosse stato scaricato un furgone pieno di plastica nei corsi d’acqua ogni 67 minuti.

“La plastica è una delle principali fonti di inquinamento e sta devastando gli oceani del mondo – avvertono gli attivisti di Oceana – Le tartarughe marine e altri animali oceanici scambiano per cibo il tipo di plastica utilizzato da Amazon, che alla fine può rivelarsi fatale.

Leggi anche: Inquinamento oceani: nel 2050 ci sarà più plastica che pesci

Come chiarito nel report, gli imballaggi in plastica di Amazon rientrano nella categoria dei “pellicola di plastica”, un materiale estremamente difficile da riciclare e che non viene accettato dalla maggior parte dei programmi di riciclaggio porta a porta negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri Paesi. 

L’organizzazione che si occupa di tutela degli oceani ha intervistato 1.400 clienti Amazon Prime negli Stati Uniti e nel Regno Unito e ha scoperto che il 94,8% è fortemente preoccupato per l’impatto dell’inquinamento da plastica sugli oceani, mentre il 91% degli intervistati pensa che Amazon dovrebbe ridurre l’uso di imballaggi in plastica.

I clienti vogliono che Amazon e altri importanti rivenditori online offrano scelte di imballaggio prive di plastica al momento del pagamento. – aggiunge Oceana – Più di 740.000 clienti e altri hanno firmato una petizione che chiede all’azienda di offrire scelte senza plastica.

Oceana ha scoperto che quasi il 75% dei clienti Amazon Prime intervistati in 25 città nel Regno Unito e negli Stati Uniti ha smaltito la plastica prodotta da Amazon in discarica,  quasi il 40% l’ha buttata nel cassonetto per la plastica, mentre il 35% ha gettato la plastica nel cassonetto dell’indifferenziata. Poco meno del 20% di 1.400 clienti ha affermato di aver riutilizzato la plastica, mentre solo il 5% ha ammesso di aver aver portato gli imballaggi nei negozi che aderiscono programma di riciclaggio guidato dai clienti di Amazon sul sito Web Second Chance dell’azienda.

Per far luce sulla questione Oceana ha inviato dei clienti sotto copertura in 186 negozi in 25 città negli Stati Uniti e nel Regno Unito. E, come previsto,  i risultati sono stati fallimentari. Oltre oltre il 40% dei responsabili dei dei negozi visitati hanno detto agli acquirenti segreti che non avrebbero accettato i loro imballaggi in plastica Amazon e i gestori di oltre l’80% dei negozi non sapevano che i clienti Amazon sarebbero stati indirizzati da loro. 

Imballaggi Amazon: quando verrà abolito l’uso della plastica in tutto il mondo? 

Dal canto suo, Amazon ha respinto le cifre riportate da Oceana, dichiarando che la produzione di rifiuti di plastica sia stata sovrastimata addirittura del 300%, ma non ha fornito un report con dei numeri alternativi. 

Recentemente il gigante dell’e-commerce ha fatto alcuni importanti passi avanti contro la produzione di rifiuti di plastica. In Italia, ad esempio, entro la fine dell’anno le buste di plastica monouso saranno sostituiti con confezioni di carta riciclabili e buste di cartone per gli ordini spediti dai suoi centri di distribuzione. E anche sul mercato indiano il colosso dell’e-commerce ha deciso di eliminare gli imballaggi in plastica, ma sono ancora troppi in Paesi del mondo in cui si continuano a produrre e spedire tonnellate di rifiuti di plastica, altamente inquinanti. 

L’eliminazione da parte di Amazon degli imballaggi in plastica monouso in India sta contribuendo a ridurre l’inquinamento da plastica. – commenta Oceana – Di recente, Amazon ha annunciato l’intenzione di mettere al bando gli imballaggi in plastica monouso in Germania, uno dei mercati più grandi dell’azienda. Amazon potrebbe ridurre sostanzialmente la sua impronta di plastica adottando questo approccio in tutto il mondo. La crisi dell’inquinamento da plastica in rapida crescita deve essere risolta dai principali inquinatori come Amazon che adottano misure per ridurre la plastica. Invitiamo, quindi, Amazon a ridurre la sua impronta di plastica, offrendo imballaggi più sostenibili come opzione al momento del pagamento. 

Fonte: Oceana 

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook