Dove finiscono i rifiuti di plastica della raccolta differenziata? Illegalmente bruciati in Turchia. Scoppia lo scandalo in UK

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Dove vanno a finire i nostri rifiuti in plastica? Cosa accade dopo che facciamo la raccolta differenziata? Una domanda che tutti noi ci siamo posti almeno una volta. A fornire la risposta è Greenpeace UK con un nuovo report che conferma quanto già si sapeva da tempo. I rifiuti in plastica, una risorsa che andrebbe valorizzata, vengono invece esportati in paesi come la Turchia dove vengono inceneriti, producendo inquinamento.

Secondo lo studio, il Regno Unito è il Paese che produce più plastica pro capite al mondo. Ma cosa succede in realtà alle bottiglie di plastica, ai vasetti di yogurt e alle pellicole differenziate? Anche se l’analisi riguarda la Gran Bretagna si tratta di un problema che accomuna molti paesi, compresa l’Italia.

Solitamente i rifiuti vengono portati in un impianto di smistamento in cui sia persone che macchine separano ulteriormente le diverse tipologie, dalle lattine di alluminio alla carta e cartone, dalla plastica ai rifiuti generici. Fin qui sembrerebbe tutto normale e virtuoso. Dal canto suo, il Governo del Regno Unito sostiene che quasi la metà degli imballaggi in plastica del paese venga riciclata, ma secondo Greenpeace non è  vero.

La  plastica bruciata nelle aree più povere…

Secondo il dossier pubblicato da Greenpeace, migliaia di tonnellate di imballaggi in plastica per uso domestico destinati al riciclaggio, così come altri tipi di rifiuti di plastica, finiscono negli inceneritori del paese, presenti soprattutto nelle aree a basso reddito.  Tale soluzione non fa che generare inquinamento atmosferico, ma anche rumore, cattivi odori e persino traffico generato dal trasporto dei rifiuti che devono essere bruciati. Ma non è tutto.

…o esportata all’estero

Secondo Greenpeace, oltre la metà degli imballaggi in plastica per uso domestico che il governo sostiene di  riciclare viene inviata all’estero, la maggior parte finisce in paesi con tassi di riciclaggio molto bassi e un serio problema con i rifiuti di plastica che vengono scaricati o bruciati illegalmente. Fino a qualche anno fa era la Cina ad assorbire tali rifiuti ma oggi più della metà finiscono tra Turchia e Malesia. 

In soli cinque anni, la Turchia è passata dall’essere un attore minore nel commercio globale dei rifiuti per diventare effettivamente la nuova Cina. Le esportazioni di rifiuti di plastica dal Regno Unito alla Turchia sono passate tra il 2016 e il 2020, da  12.000 a 210.000 tonnellate nel 2020, quando la Turchia ha ricevuto quasi Il 40% delle esportazioni di rifiuti di plastica del Regno Unito. Quasi la metà di questo era plastica mista, estremamente difficile da riciclare. 

In realtà è illegale esportare rifiuti di plastica a meno che non vengano riciclati, ma l’inchiesta di Greenpeace ha permesso di individuare plastica “britannica” gettata sul ciglio della strada, abbandonata in discariche illegali o addirittura incendiata in Turchia e Malesia.

grafico rifiuti turchia uk

@UK Trade Info/Greenpeace UK

I rifiuti di plastica non sono solo un problema per la natura, ma anche per le persone

I rifiuti di plastica che vengono inviati all’estero possono essere trasportati dal vento nei fiumi e negli oceani, e un recente studio mostra che gli imballaggi di plastica e le buste di plastica sono la forma più mortale di inquinamento da plastica per la vita marina. Ma ciò che è meno noto è che le discariche di rifiuti di plastica stanno causando gravi problemi di salute alle persone che vivono nelle vicinanze.

In Malesia, CK Lee, un avvocato locale che lavora con la Kuala Langat Environmental Association ha rivelato a Greenpeace che i residenti

“avevano difficoltà respiratorie, difficoltà a dormire, nausea e malessere a causa della respirazione dei fumi tossici e del fumo dai rifiuti di plastica che erano stati scaricati e bruciati all’aria aperta. Questo è sbagliato. È ingiusto. E deve finire”.

Dove va a finire la plastica italiana?

Fino al gennaio del 2018, dall’Italia quasi un rifiuto plastico su due che veniva esportato finiva negli impianti cinesi. Secondo i dati Eurostat, sia nel 2016 che nel 2017, di tutti gli scarti plastici spediti fuori dall’Europa, il 42% circa è stato destinato al mercato cinese. Di fatto. quello che dall’Italia partiva con destinazione Pechino era il cosiddetto “fine nastro”, ovvero lo scarto della raccolta differenziata di plastica. Lì, i container pieni di plastica spediti dall’Italia alla Cina tornavano indietro in Europa sotto forma di oggetti (giocattoli, contenitori, perfino biberon per neonati) realizzati con plastica contaminata.

Oggi invece l’Italia e altre nazioni europee come Austria, Germania, Spagna, Slovenia e Romania, inviano i loro rifiuti sopratutto in Malesia, Turchia e Vietnam, ma anche Yemen e Stati Uniti: un terzo dei rifiuti in plastica che parte dall’Italia va a finire fuori dall’Unione europea.

Smettere di differenziare non è la soluzione

A che serve fare la differenziata allora? Anche se la situazione è questa, non solo nel Regno Unito, ma in molti altri paesi non bisogna smettere di fare la differenziata. Anche se meno del 10% della plastica che produciamo di tutti i giorni viene effettivamente riciclato nel Regno Unito, un sistema di riciclaggio che funziona bene è già parte della soluzione, a patto che i Governi facciano il resto. 

Va anche detto che ancora produciamo troppa plastica usa e getta quindi, nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo ancora modificare le nostre abitudini.

Per leggere il rapporto clicca qui

Fonti di riferimento: Greenpeace UK

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.

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