I ricorrenti (e devastanti) incendi negli USA sono un effetto collaterale della crisi climatica. La conferma in uno studio 

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I grandi incendi che hanno colpito gli Usa con più frequenza nell'ultimo ventennio sono stati provocati dai cambiamenti climatici. Lo studio

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I grandi incendi che hanno colpito gli Stati Uniti con più frequenza nell’ultimo ventennio sono stati provocati dai cambiamenti climatici innescati dall’uomo e la situazione è destinata a peggiorare. A lanciare l’allarme è un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’UCLA e del Lawrence Livermore National Laboratory 

Negli ultimi anni gli incendi sono sempre più frequenti e devastanti in alcune aree del Pianeta e non è un caso. L‘estate scorsa è stata una delle più terrificanti per Paesi come gli Stati Uniti, dove sono andati in fumo milioni di ettari di boschi. Ma perché i roghi di così grande portata ricorrono con maggiore frequenza, in particolare negli ultimi 20 anni?

Per i ricercatori dell’Università della California (UCLA) e del Lawrence Livermore National Laboratory non ci sono molti dubbi: la causa principale del boom di incendi negli Usa è da ricercare nei cambiamenti climatici. Lo studio – pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences è soltanto l’ennesima conferma delle conseguenze spaventose legate alla crisi climatica, provocata (come stabilito dal 99,9% degli studi scientifici) dall’attività umana.

“Temo che le stagioni record degli incendi negli ultimi anni siano solo l’inizio di ciò che verrà, a causa dei cambiamenti climatici, e la nostra società non è preparata per il rapido aumento del clima che contribuisce agli incendi nell’ovest americano” spiega Rong Fu, professore di scienze atmosferiche e oceaniche dell’UCLA e autore della ricerca.

I risultati della ricerca condotta negli Usa

Il drammatico incremento della distruzione causata dagli incendi è supportato anche dai dati dell’US Geological Survey. In 17 anni – dal 1984 al 2000 – sono stati bruciati 1,69 milioni di acri l’anno in 11 Stati occidentali. Per i 17 anni successivi, ovvero fino al 2018, l’area media andata in fumi è stata di circa 3,35 milioni di acri all’anno.

incendi usa

@NPAS

E, secondo un rapporto del National Interagency Coordination Center, solo nel 2020 gli ettari bruciati nelle aree occidentali degli Usa sono circa 8,8 milioni, un’area più grande dello Sato del Maryland.

incendi usa

@NPAS

Per individuare le cause primarie dell’aumento di questi fenomeni devastanti gli studiosi hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per i dati agli incendi, prendendo in considerazione il deficit di pressione di vapore (VPD).

Il deficit di pressione di vapore misura la quantità di umidità che l’aria può trattenere quando è satura meno la quantità di umidità nell’aria. – chiariscono gli esperti – Quando il deficit di pressione di vapore, o VPD, è maggiore, l’aria può assorbire più umidità dal suolo e dalle piante. Le grandi aree bruciate da incendi, in particolare quelle non situate vicino alle aree urbane, tendono ad avere elevati deficit di pressione di vapore, condizioni associate all’aria calda e secca.

Lo studio ha rilevato che il 68% dell’incremento del deficit di pressione del vapore negli Stati Uniti occidentali tra il 1979 e il 2020 è legato  al riscaldamento globale causato dall’uomo, mentre il 32% è da attribuire ai cambiamenti naturali nei modelli meteorologici. In poche parole: l’uomo è la causa principale del boom di incendi avvenuti negli ultimi decenni negli Stati Uniti e il ruolo giocato degli esseri umani potrebbe essere ancora più nefasto. 

“E le nostre stime dell’influenza indotta dall’uomo sull’aumento del rischio di incendi sono probabilmente prudenti” ha ammesso il professore Rong Fu. 

Uno scenario destinato a peggiorare 

In base alle previsioni degli esperti dell’Università della California (UCLA) e del Lawrence Livermore National Laboratory, nei prossimi anni negli Stati Uniti gli incendi diverranno ancor più intensi e ricorrenti, anche se condizioni metereologiche più umide e più fresche potrebbero offrire delle brevi tregue.

I nostri risultati suggeriscono che gli Stati Uniti occidentali sembrano aver superato una soglia critica: il riscaldamento indotto dall’uomo è ora più responsabile dell’aumento del deficit di pressione del vapore rispetto alle variazioni naturali nella circolazione atmosferica – spiega Fu. – La nostra analisi mostra che questo cambiamento è avvenuto dall’inizio del 21° secolo, molto prima di quanto previsto. 

Fonte: Proceedings of the National Academy of Sciences/UCLA

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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