I pescatori potranno rimuovere tonnellate di plastica nel Mediterraneo: via libera dalla Camera al ddl Salvamare

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Con l'approvazione del ddl Salvamare alla Camera è stato compiuto un importante passo avanti a favore della tutela degli ecosistemi del Mediterraneo. La legge permetterà ai pescatori di recuperare e smaltire i rifiuti che inquinano, premiando chi si impegna di più

Ogni giorno circa 731 tonnellate di plastica finiscono nel Mediterraneo, mettendo a rischio la vita delle specie e marine e anche la nostra salute (visto che chi mangia pesce si ritrova le microplastica nel piatto). Ma tra non molto le acque del Mare Nostrum potranno essere ripulite dai rifiuti. Ieri infatti la Camera ha approvato il ddl Salvamare che rappresenta uno strumento fondamentale per combattere l’inquinamento da plastica. Adesso c’è grande attesa per l’ultimo passaggio al Senato.

Aspettiamo questa legge da tre anni. È stata ferma mesi per un cavillo legislativo e, nel frattempo, centinaia di tonnellate di plastica sono entrate nel nostro mare! – ha dichiarato la Marevivo Onlus, sostenitrice di questa importantissima legge– Ringraziamo la Commissione Ambiente della Camera per aver sostenuto la legge. Siamo ad un passo dall’approvazione di una misura efficace e concreta contro la plastica in mare.

Cosa prevede il ddl Salvamare

Il ddl, presentato nel 2019 dall’ex ministro all’Ambiente Sergio Costa, dà la possibilità ai pescatori di diventare parte attiva nel recupero e smaltimento dei rifiuti che inquinano le nostre acque. Anche se oggi volessero farlo, di fatto le norme lo impediscono. Questo perché i rifiuti pescati accidentalmente in mare o prodotti dall’attività di pesca sono considerati speciali, dunque soggetti a una procedura di raccolta e smaltimento complessa dal punto di vista burocratico.

Al momento si trovano costretti a rigettarli in mare perché altrimenti commetterebbero il reato di trasporto illecito di rifiuti e dovrebbero pagare per il loro smaltimento. Ma grazie a questa legge le cose cambierebbero in meglio visto che i rifiuti potranno essere conferiti nei porti e i pescherecci potranno ottenere un certificato ambientale.

Importante è anche che si preveda di varare entro sei mesi un decreto del Ministero della Transizione Ecologica che favorisca il riciclo della plastica e degli altri materiali recuperati in mare, – sottolinea il WWF – stabilendo criteri e modalità per cui questi rifiuti cessano di essere classificati come tali.

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Fonti: Camera/Marevivo Onlus/WWF

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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