Senza iperico e fiori spontanei: la siccità ha reso difficile persino fare l’acqua di San Giovanni

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Gli stravolgimenti climatici non risparmiano nulla: a causa del caldo record e della fioritura anticipata, i fiori selvatici e l'iperico sono già secchi. E quest'anno moltissime persone si sono accontentate di utilizzare ciò che avevano in balcone per preparare la tradizionale acqua di San Giovanni (che ormai - ahinoi - profuma di crisi climatica...)

Migliaia di italiani ieri notte hanno voluto onorare un antico e affascinante rituale, preparando l’acqua di San Giovanni – che secondo la leggenda – aiuta ad attirare fortuna e amore, allontanando le calamità. La tradizione vuole che si prepari con una misticanza di erbe aromatiche e fiori, fra cui non dovrebbe mancare l’iperico, pianta che vanta straordinarie proprietà benefiche e nota per l’appunto come erba di San Giovanni.

Peccato, però, che  – come ci è stato segnalato anche da parecchi lettori – quest’anno non sia stato possibile reperire facilmente l’iperico e altri fiori selvatici come i fiordalisi, i papaveri, le rose o la camomilla. Il motivo? Le ondate di calore estremo e la conseguente siccità, che sta facendo restare l’Italia a secco, hanno fatto seccare tutto o quasi.

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Chi si è recato nei campi ha potuto constatare la drammatica realtà.

“Con grande difficoltà io e i miei bimbi abbiamo raccolto qualche fiore. Il grande caldo ha portato a fioritura anticipata e ormai è tutto secco per la siccità” ci racconta una nostra lettrice.

La crisi climatica, purtroppo, non risparmia più nulla e influenza anche le tradizioni più antiche e amate.

Per questo molte persone si sono ritrovate ad optare per i fiori ed erbe aromatiche (come il basilico e rosmarino) raccolti dal proprio balcone o giardino. Insomma, quella preparata quest’anno è un’acqua di San Giovanni dal retrogusto amaro e che profuma di crisi climatica. Ci auguriamo che il prossimo anno possa andare meglio (anche se, purtroppo, ci crediamo poco…).

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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