Questo è il fungo più letale che vi sia e abbonda in Italia

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Nei boschi italiani non è difficile imbattersi in un fungo pericolosissimo, capostipite delle specie fungine velenose. Bastano pochi grammi per provocare all'organismo di un individuo adulto danni molto gravi o, peggio ancora, essere letali

Andare a funghi, passeggiando tra faggete, querceti e abetaie è meraviglioso ma per evitare intossicazioni più o meno gravi bisogna conoscere a fondo il mondo della micologia, oltre che essere in possesso del regolare patentino per la raccolta dei funghi.

Il regno dei funghi è incredibile, ma nasconde numerosissime insidie anche per i più appassionati. Basti pensare che si contano più di diverse migliaia di specie conosciute in tutto il mondo.

Di queste alcune commestibili sono molto apprezzate e ricercate per il sapore delle loro carni come l’Amanita caesarea o i Boletus, più noti come porcini. Altre sono invece solamente da ammirare come, ad esempio, l’Amanita muscaria soprannominata “ovolo malefico” poiché velenosa.

Ma questa specie non è la più pericolosa che vi sia. Detiene il titolo indiscusso di fungo più pericoloso l’Amanita phalloides, conosciuta anche come “tignosa verdognola”.

L’Amanita phalloides è un fungo velenoso letale dei boschi italiani, principale responsabile della sindrome falloidea. Si tratta di una sindrome di intossicazione da fungo a lunga latenza in grado di provocare vomito, forti dolori addominali, insufficienza epatica grave e decesso nell’ultima fase.

Sono necessari 30 g di fungo per provocare la morte di un individuo adulto.

Dove e quando si trova l’Amanita phalloides

L’Amanita phalloides fruttifica dall’estate inoltrata sino alla conclusione dell’autunno. In alcuni casi la si può incontrare anche in primavera. Non è difficile imbattersi in questo fungo in boschi di querce, noccioli e castagni, ma anche di conifere.

Come riconoscere l’Amanita phalloides

Come spiega il micologo Nicolò Oppicelli “caratteristiche importanti da osservare in questa specie sono il gambo, di colore biancastro con presenza di bande zebrate sericeo-verdastre, le lamelle, sempre distaccate dal gambo e di colore biancastro, e il cappello, percorso da minutissime fibrille innate radiali. Altri caratteri distintivi importanti sono la presenza di una volta bianca membranacea e sottile e di un anello ampio e cascante, ma bisogna porre particolare attenzione circa questi ultimi caratteri poiché possono facilmente corrompersi e risultare poco visibili o quasi assenti”.

Il consiglio che vale sempre è affidarsi al buon senso e raccogliere solamente le specie di cui si è certi. Nel caso di dubbio si possono portare i fungi appena raccolti all’ASL locale, chiedendo la determinazione da parte del micologo responsabile.

Fonte: Funghi in Italia – Nicolò Oppicelli

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Laureata in Lingue, attivista e volontaria per i diritti degli animali. Amante della cucina vegetale, di vini rossi e di tutto ciò che profumi di cannella.

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