Non sono cozze, se li vedi sugli scogli non raccoglierli! Ecco cosa rischi

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Conoscere gli animali che abitano i nostri mari è fondamentale per rispettarli e per non mettere in pericolo noi stessi e loro. Uno degli errori più comuni è quello di confondere le cozze con i datteri di mare, una specie protetta della legge che se pescata causerebbe un danno ambientale su tutto l'ecosistema marino. 

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Conoscere gli animali che abitano i nostri mari è fondamentale per rispettarli e per non mettere in pericolo noi stessi e loro. Infatti, uno degli errori più comuni è quello di confondere le cozze con i datteri di mare.

Si tratta di molluschi considerati tra i frutti di mare più pregiati in assoluto, ma anche di una specie marina protetta della legge, per cui pescare i datteri di mare è severamente vietato in quanto causerebbe un danno ambientale quasi irreparabile, con conseguenze su tutto l’ecosistema marino.

Confusi spesso con le cozze, anche i datteri di mare sono molluschi ma sono diversi nel colore e nelle dimensioni. Infatti, rispetto alle cozze hanno un guscio più lungo e dal colore marrone. Il loro nome scientifico è Lithophaga lithophaga, il che significa letteralmente mangiatori di pietra, questo perché vivono aggrappati agli scogli o alle rocce che si trovano in acqua.

I datteri di mare, inoltre, hanno una crescita estremamente lenta, impiegano infatti dai 15 ai 35 anni per raggiungere i 5 cm di lunghezza. Vivono una vita lunga, ossia circa fino a 35 anni, e si nutrono di plancton, alghe e detriti biologici che si trovano in mare.

Tuttavia, per loro vige un divieto assoluto di pesca stabilito sia da fonti internazionali sia da leggi italiane. Vediamo insieme perché non devi raccogliere i datteri di mare e quali sono i rischi.

Leggi anche: Pesca illegale di datteri di mare, sentenza storica in Italia: “è disastro ambientale”

Perché non puoi pescare i datteri di mare

Come anticipato, la raccolta e la pesca dei datteri di mare è severamente vietata dalla legge, si tratta di un divieto assoluto stabilito sia da fonti internazionali, tra cui la Convenzione di Berna e di Barcellona del 1982, sia da leggi italiane, tra cui l’art. 7 d.lgs. n. 4 del 2012 e il D.m. 16 ottobre 1998.

Il motivo risiede nel danno ambientale causato all’ecosistema marino dalla pesca dei datteri di mare. Infatti, per raccoglierli bisognerebbe distruggere il loro habitat, ossia le rocce in cui vivono, determinando l’alterazione dei fondali marini e la distruzione di un intero ecosistema.

Inoltre, i datteri di mare quando si attaccano alla roccia secernono una sostanza acida, con cui scavano un tunnel all’interno del sasso. In tal senso, loro non sono semplicemente attaccati alla roccia, ma si trovano incastonati in profondità.

Chi li cattura rischierebbe, infine, fino sei anni di reclusione, la confisca di veicoli e natanti e il pagamento delle spese processuali, nonché causerebbe l’ennesimo danno a nostri ecosistemi marini, già bistrattati dalla pesca intensiva e dall’inquinamento.

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Laureata in sociologia e studentessa in media, comunicazione digitale e giornalismo. Curiosa e creativa, le sue passioni sono la scrittura, gli animali e il buon cibo. La sua lingua madre è il dialetto siciliano.

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