I volontari che lottano per salvare gli alberi del Joshua Tree dagli incendi e dalla crisi climatica

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1500 gli esemplari che verranno piantanti grazie anche all’aiuto di cammelli da soma per arrivare nelle aree più impervie

Il 2020 è stato l’annus horribilis per la California: gli incendi di quell’agosto hanno bruciato distese di sequoie giganti, sequoie sempervirens e Joshua Tree, pianta desertica che potrebbe vivere anche 150 anni.

Un’inchiesta del quotidiano inglese The Guardian, firmata da Max Ufberg, ci riporta in quel luogo mistico, il Deserto del Mojave nella Contea di San Bernardino in California. Le meravigliose fotografie in bianco e nero di Kovi Konowiecki rendono lampante la desolazione di quel luogo ma anche l’impresa, faticosa, che alcuni volontari stanno affrontando pur di salvare questi alberi dall’estinzione assieme agli esperti del National Park Service.

Il piano messo appunto è quello di piantare 1500 esemplari nelle prossime settimane: un lavoro che vede impegnato anche un gruppo di aiuto tutto al femminile che hanno offerto il supporto di alcuni cammelli da some per trasportare le piantine spinose lungo le aree più insidiose.

I volontari si dividono così in più gruppi e si dedicano a ripopolare l’area con la varietà occidentale di Joshua. Attorno al fusto viene inoltre creata una sorta di banchina per trattenere quanta più acqua possibile.

Tra chi si prende cura di quest’area c’è anche Brendan Cummings, il direttore dell’organizzazione no-profit Center for Biological Diversity focalizzata sul salvataggio di piante e animali in pericolo. Il nome di Cumming è uno dei più noti nel settore a seguito di battaglie importanti: contribuì a far ottenere la protezione completa dell’habitat dell’orso polare durante l’amministrazione Bush. Ora sta cercando di far inserire il Joshua Tree nella lista delle specie da salvare.

La crescente siccità non è certamente di aiuto in questa situazione in quanto il terreno è ritenuto troppo asciutto. A questa si aggiungono le conseguenze del cambiamento climatico e le emissioni di carbonio che sono troppo elevante e compromettono la sopravvivenza di una specie come questa oltre alla minaccia che l’uomo troppo spesso rappresenta.

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Fonte: The Guardian; Ecosphere

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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