Cosa accadrà agli ippopotami di Pablo Escobar saranno dichiarati specie invasiva in Colombia

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Seguendo le raccomandazioni del Comitato Tecnico Nazionale per le Specie Invasive Introdotte e/o Trapiantate, il Ministero dell'Ambiente della Colombia ha annunciato che inserirà gli ippopotami nell'elenco delle specie invasive. Ma cosa significa?

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All’inizio degli anni Ottanta, il narcotrafficante Pablo Escobar importò illegalmente 4 ippopotami, tre femmine e un maschio, per il suo zoo privato nella Hacienda Nápoles. Dopo la sua morte, il 2 dicembre 1993, gran parte delle sue proprietà, compresi alcuni degli animali della sua tenuta, furono confiscati dal governo colombiano. Gli ippopotami rimasero fuori da quella confisca.

Da allora, grazie all’inerzia dei vari governi colombiani di turno, i quattro animali, abbandonati nel fiume Maddalena, si sono adattati facilmente al loro nuovo habitat e riprodotti con notevole successo, al punto da attivare un allarme per l’impatto e le conseguenze negative della loro presenza negli ecosistemi autoctoni del Paese sudamericano.

Una soluzione che tenga conto di tutti i fattori potrebbe forse arrivare. Venerdì, il Ministero dell’Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Colombia ha annunciato ufficialmente che includerà gli ippopotami nell’elenco delle specie invasive, come raccomandato dal Comitato tecnico nazionale per le specie invasive introdotte e/o trapiantate. Ma cosa significa?

Ippopotami, specie invasiva in Colombia

Il dibattito non è nuovo, le misure adottate sì. Da anni si discute sui rischi, le responsabilità istituzionali e le possibili soluzioni riguardo la crescita e l’espansione territoriale degli ippopotami in Colombia, e questa nuova decisione – anche se tardiva – apre le porte per la definizione delle prime misure concrete utili ad affrontare la complicata situazione di questa specie nel Paese.

Stiamo lavorando con informazioni scientifiche e rigorose sulla tabella di marcia per il processo decisionale in merito alle misure di controllo e gestione per questa specie in Colombia”, ha affermato il ministro dell’Ambiente e dello sviluppo sostenibile colombiano Carlos Eduardo Correa.

Inoltre, il Ministro Correa ha sottolineato che dichiarando gli ippopotami come specie invasiva, come raccomandato dal Comitato, si stanno facendo progressi con azioni concrete e tempestive per la gestione della specie, secondo quanto concordato previamente nella riunione convocata appunto dal Ministero dell’Ambiente per analizzare i risultati dello studio degli ippopotami nel Paese.

La soluzione: un’equazione difficile

Lo studio condotto dall’Istituto Alexander von Humboldt e dall’Istituto di Scienze Naturali dell’Università Nazionale, ha evidenziato i rischi ambientali dovuti all’invasione dell’ippopotamo negli ecosistemi strategici e il loro impatto su alcune specie autoctone della Colombia. Ora gli ippopotami sono 133, ma, secondo le loro stime, entro il 2034 questa popolazione potrebbe raggiungere i 783 individui e nel 2039 raggiungere i 1418.

Certo, nessuno vuole uccidere questi splendidi animali, che sono esseri senzienti a cui non si può incolpare la loro presenza, ma siamo di fronte al dilemma sul fatto che dobbiamo fare qualcosa con loro. Non possiamo più ritardare il problema. Dobbiamo agire”, ha dichiarato Daniel Cadena, preside della Facoltà di scienze di Los Andes.

È questo “ma” a preoccuparci. Per gli autori dello studio, la soluzione deve includere più azioni, la caccia per il controllo compresa. Infatti segnalano che l’intervento deve prevedere una significativa eliminazione degli animali affinché la popolazione possa essere sradicata nel 2033, perché come affermano, nell’ipotetico caso in cui tutti gli individui fossero castrati, dal momento che si tratta di animali longevi, l’impatto sull’ecosistema continuerebbe ad essere importante ancora per diversi decenni.

Tuttavia per alcuni esperti, in questa equazione, è importante includere anche il punto di vista delle comunità che vivono nelle regioni colombiane dove sono presenti gli ippopotami. A differenza dell’Africa, dove sono considerati pericolosi a causa dei loro molteplici attacchi, in Colombia molti li considerano animali nobili e mansueti e hanno permesso lo sviluppo del turismo ecologico.

L’ippopotamo Pepe

Nel 2009 “Pepe”, uno degli ippopotami di Escobar, è stato braccato con l’aiuto di esperti fatti venire dall’Africa, ma la crudele morte dell’animale indignò le comunità locali e commosse il Paese, causando una grande protesta che divise la Colombia per molto tempo. Per questo è importante trovare soluzioni diverse che tengano in considerazione tutti i diversi fattori coinvolti.

L’esclusiva dipendenza dagli esperti (e la non inclusione delle comunità) crea un risentimento verso le persone che si sentono escluse, un risentimento verso le strategie, i progetti e gli enti che li realizzano”, ha affermato Isabel Naudín, direttrice medica per l’America Latina di Animal Balance.

Il lamantino, una delle specie minacciate dagli ippopotami

In Africa, gli ippopotami devono competere con altre specie e la loro espansione è controllata da predatori naturali, malattie e stagioni secche. In Colombia niente di questo accade, al contrario hanno delle condizioni ottimali per la loro sopravvivenza e riproduzione. Questo loro benessere però mette a dura prova la fauna e la flora locale.

Tra le specie minacciate dagli ippopotami c’è il lamantino, animale dichiarato a rischio di estinzione. La loro presenza infatti aggrava ancora di più la loro già critica situazione causata dalla perdita dell’habitat e dalla caccia illegale. Tuttavia non è l’unica specie minacciata, alcuni pesci endemici non sopravvivranno alla riduzione dei livelli di ossigeno derivanti dalle feci di ippopotamo.

Sono passati circa 30 anni dalla sua morte, ma l’eredità e l’egoismo di Escobar ancora ci accompagnano. La decisione del Ministero dell’Ambiente della Colombia riaccende la speranza – con molte incertezze – per affrontare la situazione degli ippopotami nel Paese, sperando che si possa trovare un giusto e ragionevole compromesso in cui vengano prese in considerazione tutte le forme di vita, in modo da evitare di agire come è stato fatto con Pepe.

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Fonte: Minambiente / Uniandes

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Comunicatrice sociale specializzata in giornalismo ambientale e terzo settore, un master in Comunicazione Ambientale e uno in Innovazione Sociale. In greenMe ha trovato il suo habitat ideale.

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