I ricercatori hanno scoperto il segreto della rigenerazione delle piante dopo un “infortunio”

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Comprendere come le piante reagiscono ai traumi è il primo passo per aiutarle a resistere meglio ai danni di inquinamento e crisi climatica

Non solo gli animali, ma anche le piante sono spesso soggette ad una vasta camma di attacchi esterni e lesioni – da parte di parassiti infestanti, di funghi, di larve, ma anche dei morsi di animali più grandi come bruchi o conigli. A differenza degli animali, che adottano una risposta di tipo “combatti e fuggi”, le piante non sono dotate di zampe e non possono fuggire via dall’aggressore – ma questo non vuol dire che non si difendano, a modo loro.

Traumi e ferite, infatti, sono fattori scatenanti che attivano specifici processi di difesa o di rigenerazione, secondo uno schema di risposta “combatti o ripara” – anche se fino ad ora non è stato chiaro se le due risposte fossero connesse ad un unico sistema di attivazione o a due stimoli diversi. Ora, un nuovo studio condotto dall’Università di New York ha provato a capire se, dopo un “infortunio”, le piante reagiscano creando un compromesso fra la riparazione dei tessuti ed un aumento delle proprie difese per scongiurare il rischio di nuovi traumi, con una risposta che aumenta al diminuire dell’altra.

(Leggi anche: Così caccia e bracconaggio stanno facendo estinguere anche le piante)

I ricercatori hanno osservato il comportamento di una piccola pianta chiamata arabetta comune (Arabidopsis thaliana). Nelle piante che presentavano delle lesioni a livello delle radici, hanno osservato una doppia risposta – difesa e rigenerazione dei tessuti danneggiati – ma purtroppo non contemporanea: solo abbassando un tipo di risposta si assiste all’aumento dell’altra. Il team ha descritto questo processo con l’immagine di un’altalena: se i livelli di una risposta salgono, gli altri scendono.

L’equilibrio fra queste due risposte sarebbe regolato da alcune proteine simili ai ricettori del glutammato vegetale (GLR) – non molto diversi dai ricettori del glutammato presenti anche nel nostro cervello: tali ricettori svolgono infatti un ruolo dia nell’aumento delle difese che nella rigenerazione dopo un infortunio.  Questa scoperta potrebbe rivelarsi molto utile per migliorare la crescita di colture di cereali (in particolare mais, grano, sorgo) più resistenti agli attacchi di animali e parassiti.

Risintonizzare l’equilibrio tra difesa delle piante e rigenerazione potrebbe essere utilizzato per migliorare la rigenerazione per la biotecnologia, la conservazione e la propagazione delle colture alimentari di base – ha affermato il professor Birnbaum, autore dello studio. – L’allevamento di colture che si rigenerano più prontamente e possono adattarsi a nuovi ambienti è fondamentale di fronte al cambiamento climatico e all’insicurezza alimentare.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: Developmental Cell

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook