Gli alberi di faggio del Monte Terminillo verranno abbattuti per costruire nuovi impianti sciistici con neve artificiale

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La costruzione di nuovi impianti sciistici con neve artificiale porterà all'abbattimento di diversi ettari di boschi del Monte Terminillo. Ma politici e associazioni non ci stanno e si mobilitano per salvarlo.

Sul Monte Terminillo, in provincia di Rieti, potrebbero sparire da un momento all’altro diversi ettari di boschi di faggio per far posto a impianti sciistici con neve artificiale. Negli scorsi giorni, infatti, la Regione Lazio ha annunciato che sta per concludersi l’iter per l’approvazione del piano denominato TSM2 che prevede il raddoppio delle piste con dieci nuovi impianti di risalita, un paio di bacini per l’innevamento artificiale, la costruzione di rifugi e centri visita e 37 km di piste da sci.

Il progetto porterà all’abbattimento di un’area, facente parte dei Monti Reatini, che ospita una magnifica faggeta, compromettendo un ecosistema ricco anche di esemplari di fauna protetta tra cui lupi, orsi bruni marsicani e aquile reali. Il Monte Terminillo rientra, infatti, tra le Zone Speciali di Conservazione tutelate dall’Unione europea, in cui sono state applicate le misure necessarie al mantenimento o al ripristino degli habitat naturali e delle specie animali e vegetali.

Il decreto del Ministero dell’Ambiente del 17 ottobre 2017 – articolo 5 comma 1 lettera m – vieterebbe la costruzione di nuovi impianti da sci nelle Zone Speciali di Conservazione. L’unica eccezione è fatta per “gli  impianti per i quali sia stato avviato il procedimento di autorizzazione, mediante deposito del progetto esecutivo comprensivo di  valutazione  d’incidenza, nonché interventi  di sostituzione e ammodernamento  anche  tecnologico  e modesti ampliamenti del demanio sciabile  che  non  comportino  un  aumento  dell’impatto sul sito in relazione agli obiettivi di conservazione della Zona di Protezione Speciale”. 

Nel caso specifico, la valutazione di incidenza ambientale e quella di impatto ambientale hanno assegnato al TSM2 valori medio-bassi per la fauna e bassi per la vegetazione. La Regione Lazio, quindi, sembra voler proseguire, rinunciando ad una vasta porzione di boschi di faggio e alle cosiddette “formazioni erbose calcicole alpine e subalpine”.

 “Il progetto di riqualificazione e ampliamento del comprensorio sciistico è stato fortemente voluto da questa amministrazione – ha dichiarato Claudio Di Berardino, assessore alle Politiche per la ricostruzione – e oggi con soddisfazione possiamo descrivere il progetto come una sintesi tra le esigenze di sviluppo turistico nel pieno rispetto del territorio e delle bellezze naturalistiche”.  Secondo l’assessore, si tratterebbe di “un progetto risultato di revisioni significative rispetto a quello proposto anni fa e che è stato poi approvato, a fronte di un capillare lavoro amministrativo, a tutela di tutti”.

Proprio in questi giorni si dovrebbe arrivare all’approvazione della valutazione d’impatto ambientale (Via), che fornirà il nulla osta per la realizzazione dei nuovi impianti sciistici, che prevede un investimento di 20 milioni di euro.

Ecco un video che mostra come verrà attuato il progetto TSM2:

Le mobilitazioni per salvare il monte Terminillo 

Il progetto TSM2 della Regione Lazio sta scatenando non poche polemiche tra esponenti politici e associazioni.

“L’area del Terminillo dagli anni ‘80 ha subito un forte calo di presenze turistiche portando tutta la montagna a un progressivo declino dovuto all’irrazionale gestione degli impianti esistenti” spiegano Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi e Filiberto Zaratti di Europa Verde. Inoltre, fanno notare che da anni nell’area appenninica reatina le nevicate stanno diminuendo progressivamente, ma a quanto pare “il cambiamento climatico in corso non esiste nelle valutazioni fatte dalla Regione Lazio”.

A difesa dell’ecosistema del Monte Terminillo è intervenuto anche il Club Alpino Italiano (Cai), che per bloccare il progetto TSM2 ha lanciato una petizione online sulla piattaforma Change.org, che ha raccolto oltre 20.000 firme.

“Costruire impianti sciistici al di sotto dei 2 mila metri significa creare un progetto fallimentare in partenza, sia in termini economici, sia ambientali” spiega il vicepresidente del Cai Erminio Quartiani. “E soprattutto la questione ambientale è decisiva, perché la distruzione di porzioni di boschi e la conseguente movimentazione del terreno mirano a distruggere le biodiversità faunistiche. Il mondo va in tutt’altra direzione e la preservazione dell’ambiente e delle biodiversità è un obiettivo che va sempre più condiviso con chi frequenta la montagna e chi la abita.”

“Non è nostra intenzione discriminare lo sci, ma è stato dimostrato come è accaduto nell’arco alpino, anche al di sopra dei 2 mila metri, che gli impianti sciistici richiedono ingenti investimenti economici di cui gli operatori privati non riescono a farsi carico totalmente. – chiarisce il Club Alpino Italiano – Infatti a causa dello scarso innevamento si fa ricorso alla produzione di neve artificiale e questo implica un costo economico ma anche ambientale, così come per la riduzione dei periodi della stagione invernale a causa dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento della temperatura. Tutto ciò suggerisce di destinare in altra direzione le risorse pubbliche e private disponibili per lo sviluppo in montagna, con l’obiettivo di renderlo più sostenibile e meno aggressivo per la natura.”

Vale davvero la pena sacrificare un patrimonio naturale così prezioso per costruire impianti sciistici con neve artificiale? 

Fonte: Regione Lazio/Club Alpino Italiano/Europa Verde

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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