Il mare ricopre le spiagge pugliesi di decine di bottiglie di plastica con verdure in salamoia

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Che ci fanno delle bottiglie con verdure e ortaggi in salamoia sulle coste della Puglia? Provengono da molto lontano: addirittura dall'Albania.

Sulle nostre bellissime spiagge si trova ormai praticamente di tutto: dalle buste di plastica alle cicche di sigaretta, dai flaconi di detersivi ai rasoi. Purtroppo che il mare ci restituisce un’infinità di rifiuti (alcuni dei quali risalenti addirittura agli anni Sessanta) è cosa nota, ma cosa ci fanno delle bottiglie di plastica piene di verdure e ortaggi in salamoia? Questo insolito ritrovamento è stato fatto negli ultimi giorni sulle coste della Puglia, ma non è la prima volta che vengono notate sulle spiagge di questa Regione, in particolare tra Bari e Lecce.

A pubblicare le foto di queste strane bottiglie la pagina Facebook Archeoplastica, un progetto nato con l’obiettivo di ripulire le spiagge e catalogare i rifiuti di plastica in un museo online per sensibilizzare sull’inquinamento marino.

Le bottiglie in questione contengono olive, melanzane e altri ortaggi e verdure (in alcuni casi anche nocciole o legumi) conservate con acque e sale. Ma da dove provengono? A quanto pare non sono “endemiche”, ma arrivano addirittura dall’Albania.

Leggi anche: Le nostre spiagge sono piene di rifiuti di plastica degli anni Sessanta e un museo le sta catalogando

La risposta a questi ritrovamenti è legata all’usanza albanese di conservare gli ortaggi tagliati a fette, o anche interi, all’interno di bottiglie di plastica insieme ad acqua e sale per mangiarli durante l’anno. Una diversa spiegazione ci viene da uno scultore albanese. – spiega la pagina Facebook Archeoplastica, fondata da Enzo Suma, che da oltre 10 anni lavora come guida naturalistica a Ostuni e impegnato nella pulizia delle spiagge insieme ad altri collaboratori – Pare che queste preparazioni di verdure, chiamate “turshi”, vengano preparate in bottiglie di plastica per la vendita dalle signore di paese e vendute nei mercati locali o negli angoli delle strade. La merce invenduta, o sequestrata, alle venditrici ambulanti viene buttata diventando un rifiuto che, come tanti altri rifiuti, finirà poi in mare.

A tal proposito gli attivisti del progetto Archeoplastica hanno lanciato un’interessante proposta:

A questo punto, dopo i flaconi albanesi a forma di orsetto, speriamo possa nascere un gruppo di interscambio culturale transadriatico sul tema plastica. Sicuramente, durante le mareggiate di scirocco, sulle coste albanesi arriverà tanto materiale dall’Italia, così come anche su quelle croate e greche. Sarebbe interessante documentare la situazione sulle loro spiagge.

Che dire? Sulle nostre spiagge si potrebbe letteralmente andare a fare la spesa, visto che – a quanto pare – sono fornitissime…

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Fonte: Archeoplastica 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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