Storico ordine esecutivo, Joe Biden vieta il fracking e sferra un duro colpo alle lobby fossili

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Joe Biden bandirà i nuovi contratti di fracking sulle terre federali ma non vieterà del tutto tale pratica

Joe Biden bandirà i nuovi contratti di fracking sulle terre federali ma non vieterà del tutto tale pratica. E’ quanto emerge dal discorso pronunciato ieri dopo aver firmato una serie di azioni esecutive per combattere i cambiamenti climatici, tra cui la sospensione di nuovi contratti di locazione di petrolio e gas su terreni federali, il taglio dei sussidi ai combustibili fossili a vantaggio di politiche vantaggiose per l’economia e l’ambiente.

Ma il fracking in queste ore sta facendo molto discutere. Ieri il presidente Biden ha fatto sapere che non lo vieterà del tutto. Una mossa che secondo i sostenitori di Trump è un voltafaccia, un passo indietro rispetto a quanto dichiarato in campagna elettorale. Biden però sta guardando oltre e ha fatto sapere che non rilascerà nuovi contratti di fracking nelle terre federali così come non sarà possibile avviare nuove attività esplorative alla ricerca di petrolio e gas.

Stando alle sue parole, dunque, le “vecchie” attività di fracking potranno comunque andare avanti.

Ma un’analisi condotta da Bloomberg ipotizza cosa vi sia dietro questa decisione, apparentemente discutibile e di certo non in linea con la poltica ambientalista mostrata dal Presidente finora.

Lo stop ai nuovi contratti, che siano legati al fracking, al petrolio o al gas a breve termine, serviranno a scoraggiare gli investimenti a lungo termine. E’ questa l’ipotesi sostenuta da Liam Denning, celebre editorialista di Bloomberg Opinion che si occupa di energia, estrazione mineraria e materie prime. A suo avviso, ci sono due percorsi fondamentali per una transizione energetica: incoraggiare nuove forme e scoraggiare quelle vecchie. E nel prendere di mira il business del petrolio e del gas, gli occhi di Biden sembrano fissi all’orizzonte.

Lo stop o “congelamento” dei nuovi contratti di locazione e dei permessi federali per la perforazione ha suscitato una serie di timori, uno tra tutti: il “divieto di fracking” o lo stop definitivo ai nuovi contratti di locazione e autorizzazione per le aree federali, che rappresentano circa un quarto dell’attuale produzione di petrolio degli Stati Uniti e circa un decimo di quella del gas naturale.

Di fatto, Biden da una parte punta alla sopravvivenza energetica non eliminando totalmente una fetta importante, dall’altra non sembra aver intenzione, almeno per i prossimi due mesi, di avviare nuovi progetti nella speranza di scoraggiare il settore e invogliare invece gli interessi a favore delle rinnovabili.

Greenpeace Usa ha accolto con favore le decisioni prese dalla nuova amministrazione americana e soprattutto la sospensione delle nuove vendite dei contratti di locazione di petrolio, gas e carbone su terre federali, eliminando alcuni regali alle lobby delle fossili e dirottajdo il 40% degli investimenti per il clima e l’energia pulita verso comunità svantaggiate.

“È chiaro che Joe Biden ascolta gli attivisti per il clima. Giorni fa, quando è rientrato negli Stati Uniti nell’accordo sul clima di Parigi e ha fermato Keystone XL, abbiamo implorato il presidente Biden di “rimboccarsi le maniche e fare il vero lavoro per garantire giustizia climatica”. Le notizie di oggi mostrano che Biden è pronto a lavorare per offrire  un futuro verde, giusto e pacifico. Interrompere i nuovi contratti di locazione su terreni pubblici, porre fine ai sussidi ai combustibili fossili e soddisfare i bisogni delle comunità e dei lavoratori dei combustibili fossili sono passi necessari verso l’eliminazione graduale di tutta l’estrazione di combustibili fossili e la transizione verso un’economia che metta il benessere delle persone prima degli inquinatori. Il lancio di un’iniziativa per mantenere la promessa della campagna del presidente Biden di indirizzare il 40% degli investimenti alle comunità svantaggiate ci avvicina di un passo per affrontare veramente le crisi del cambiamento climatico e l’ingiustizia razziale ” sono le parole di Janet Redman, direttrrice della campagna per il clima di Greenpeace USA.

“È ora di agire” ha detto e ha promesso che la sua amministrazione sta affrontando la minaccia esistenziale “con un maggiore senso di urgenza”.

Così ha firmato nuove azioni esecutive nella sua agenda:

“Oggi è il “Giorno del clima” alla Casa Bianca e – il che significa che oggi è il “Giorno del lavoro” alla Casa Bianca. Stiamo parlando di innovazione americana, prodotti americani, manodopera americana. E stiamo parlando della salute delle nostre famiglie e di acqua più pulita, aria più pulita e comunità più pulite. Stiamo parlando della sicurezza nazionale e dell’America che guida il mondo in un futuro di energia pulita.  È un futuro di enormi speranze e opportunità. E’ arrivato il momento di affrontare questa minaccia massima – il cambiamento climatico – con un maggiore senso di urgenza” sono le sue parole.

E sull’energia ha aggiunto:

“Questo non è il momento per piccole misure; dobbiamo essere audaci. Quindi, lasciatemi essere chiaro: questo include aiutare a rivitalizzare le economie di carbone, petrolio e gas e le comunità delle centrali elettriche. Dobbiamo iniziare creando nuovi posti di lavoro ben retribuiti, tappando i pozzi abbandonati, bonificando le miniere, trasformando i vecchi siti dismessi in nuovi centri di crescita economica, creando nuovi posti di lavoro ben retribuiti nelle comunità in cui vivono quei lavoratori perché hanno contribuito a costruire questo paese”.

Ciò non significa che si punterà sulle fossili, anzi. Il piano è quello di far sì che gli Stati Uniti guidino il mondo sul fronte delle rinnovabili, facendo da traino per l’affermazione definitiva delle energie pulite.

Solo la storia ci racconterà la verità, ma intanto i primi passi degli Usa verso un futuro meno dipendente dalle fonti fossili ci sono già stati. Il primo giorno della sua presidenza, Biden ha fermato la costruzione dell’oleodotto Keystone XL e ha chiesto di tornare a far parte dell’Accordo di Parigi. Segnali di apertura verso l’Altro, che sono stati confermati anche dal blocco della costruzione del famigerato muro di confine tra Usa e Messico.

Fonti di riferimento: Greenpeace, WhiteHouse, Reuters, Bloomberg

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.

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