L’incidente alla centrale iraniana di Natanz dimostra ancora una volta che il nucleare non è mai sicuro

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Sembra che a questo nucleare si sia irrimediabilmente affezionati. È il caso degli USA di Biden e anche della nostra cara vecchia Europa.

Non ha causato vittime e non avrebbe provocato dispersione di materiale radioattivo, ma l’incidente avvenuto ieri all’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, nell’Iran centrale, e tra l’altro fulcro del programma nucleare del Paese, pone nuovamente la drammatica questione della inconsistente necessità degli stabilimenti nucleari.

Timori di “sabotaggio terroristico” a parte (c’è di mezzo l’annosa diatriba con Israele), resta un’unica angosciosa dimostrazione: il nucleare non è mai sicuro e non può essere nemmeno più oggetto di diatribe politiche.

Se, di fatto da un lato per la centrale di Natanz non è la prima volta che si verificano “incidenti sospetti” (a luglio 2020 vi fu un’esplosione anomala e anche in quel caso le autorità iraniane avanzarono ipotesi di “sabotaggio” da parte di Israele), dall’altro non è più pensabile che cittadine e cittadini debbano trovarsi in qualche modo coinvolti in scelte così scellerate.

Eppure sembra che a questo nucleare si sia irrimediabilmente affezionati. È il caso (anche) degli Stati Uniti di Biden, sì, ma anche della nostra cara vecchia Europa.

Proprio in questi giorni, infatti, gli Stati Uniti sono tornati insieme con l’Iran a Vienna, dove nel 2015 fu firmato l’accordo sul nucleare (Joint Comprehensive Plan of Action, il JCPOA), allo scopo proprio di negoziare un ritorno da parte di tutti e due i Paesi a quell’accordo dal quale Trump si era invece defilato nel 2018 (Teheran rimuoverà le sanzioni dell’era Trump e Biden rispetterà gli impegni sull’arricchimento dell’uranio). Frattanto, gli altri firmatari — Francia, Germania, Russia, Gran Bretagna e Cina, più l’Unione europea — si incontreranno senza gli States per iniziare a definire una road map.

E non solo: nel frattempo, l’industria nucleare ha chiesto alla Commissione europea di accelerare l’inclusione dell’energia nucleare nella tassonomia dell’Unione europea sulla finanza sostenibile: secondo un documento del Joint Research Centre incaricato dalla Commissione UE di disegnare la strategia ambientale europea, infatti, gli esperti dovrebbero valutare se l’Unione europea debba etichettare l’energia nucleare come un investimento verde e dichiarare se il combustibile si possa qualificare o meno come sostenibile. E non solo: secondo le indiscrezioni tra le fonti meritevoli di finanziamenti potrebbero rientrare anche alcuni tipi di gas.

Nulla ferma il nucleare, dunque? Pare proprio sia così e non ci sono incidenti che tengano. Là dove c’è profumo di strategie geopolitiche, gli interessi economici degli Stati verranno sempre anteposti a qualsiasi forma di sicurezza.

Fonti: NY Times / BBC 

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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