La guerra è anche una devastazione ambientale: mostrati per la prima volta i terribili effetti sul territorio ucraino

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A distanza di un anno dallo scoppio delle guerra in Ucraina, è tempo di bilanci. E anche quello a livello ambientale è davvero spaventoso, come mostra una mappa interattiva disponibile online che ci ricorda che la devastazione causata dai conflitti armati rappresenta un serio problema a lungo termine...

Sofferenza, morte, devastazione: la guerra lascia sempre una lunga scia di sangue dietro di sé. Ma non “solo”.  Il 24 febbraio sarà trascorso un anno esatto dallo scoppio del conflitto in Ucraina, in cui hanno perso la vita decine di migliaia di persone fra civili e soldati. Fra le diverse vittime ce n’è una molto silenziosa, che troppo spesso in questi casi passa in secondo piano: l’ambiente. Perché sì, a subirne le pesantissime conseguenze sono anche gli ecosistemi di un territorio dilaniato da bombe, armi e continui incendi.

Finora nessuno aveva mai approfondito la questione. Ma adesso, per la prima volta, sono stati svelati i danni ambientali provocati sul territorio ucraino. A renderli noti Greenpeace, che ha elaborato una mappa molto dettagliata insiema all’ONG ucraina “Ecoaction”.

Il lavoro mostra tutte le zone che sono state bombardate, incendiate o inquinate nel corso del conflitto. Nella mappa interattiva sono stati individuati e analizzati i 30 eventi più gravi dei 900 raccolti, in relazione all’impatto che hanno avuto sull’ambiente marino e sui vari ecosistemi, oltre ai rischi connessi al nucleare.

Ciò che emerge è terrificante: dall’inizio delle ostilità è andato danneggiato il 20% delle aree naturali protette del Paese, 3 milioni di ettari di foresta, mentre altri 450 mila ettari si trovano attualmente in zone occupate o interessate dai combattimenti.

mappa guerra ucraina

@Greenpeace

La guerra ha causato incendi, distrutto gli habitat di diverse specie e inquinato l’acqua, l’aria e il suolo, mentre i bombardamenti nei siti industriali e fuoriuscite di sostanze come il petrolio hanno provocato ulteriori contaminazioni.

Le esplosioni, inoltre, rilasciano nell’atmosfera un cocktail di composti chimici. – aggiunge Greenpeace – Il principale, l’anidride carbonica, non è tossico, ma contribuisce al cambiamento climatico. Gli ossidi di zolfo e di azoto possono inoltre provocare piogge acide, modificando il pH del suolo e causando la bruciatura della vegetazione, soprattutto delle conifere. Le piogge acide sono pericolose anche per gli esseri umani e per la fauna, perché hanno un grave impatto sulle mucose e sugli organi respiratori.

Un’altra grande minaccia, che viene sottovalutata, è rappresentata dalle granate, i cui frammenti metallici impattano molto a livello ambientale.

La ghisa mista ad acciaio è il materiale più comune per i bossoli delle munizioni e non contiene solo ferro e carbonio, ma anche zolfo e rame. – spiega l’associazione ambientalista – Queste sostanze si infiltrano nel terreno e possono finire nelle acque sotterranee, entrando nelle catene alimentari di esseri umani e animali. L’intera regione è a rischio di catastrofe e presenta gravi pericoli per la salute della popolazione circostante.

Tra i luoghi mappati dalle due associazioni c’è la centrale nucleare di Zaporizhzhia, il più grande impianto nucleare d’Europa, che per un periodo è stato occupato dalle truppe russe, divenendo una delle zone calde del conflitto. Attorno alla centrale la scorsa estate si è sviluppato anche un grande incendio boschivo e il fumo è ben visibile da questa immagine satellitare:

incendio centrale ucraina

@Greenpeace

La stazione non è progettata per essere al centro della guerra. – scrive a tal proposito Greenpeace – Una caduta senza successo di un missile russo può distruggere il guscio protettivo dell’unità. La perdita di potenza prolungata o eventuali danni ai sistemi di raffreddamento possono anche danneggiare il reattore e portare a perdite di radiazioni. Senza contare che la negligenza degli occupanti che hanno accesso a qualsiasi parte della stazione può anche interromperne il normale funzionamento. Tutto ciò può portare a un disastro nucleare di una grande portata che interesserà non solo l’Ucraina. E la posizione della centrale nucleare sul Dnipro significa che l’inquinamento da radiazioni può raggiungere anche il Mar Nero.

Un’altra delle zone mappate è il cordone litorale della penisola di Kinburn, nel distretto ucraino di Očakiv. Si tratta di un’area protetta davvero unica in Ucraina, dove sono state scoperte ben 415 specie animali rare, di cui alcune a rischio estinzione.  Qui si riproducono uccelli acquatici iconici come i pellicani rosa e si può ammirare la fioritura delle orchidee selvatiche.

Purtroppo, però, la zona è attualmente occupata dalle truppe rosse e viene devastata da ripetuti roghi.

kiburn penisola ucraina

@Greenpeace

“Tra A marzo e giugno tali incendi hanno distrutto 1.640 ettari di piantagioni nel Parco Naturale Nazionale della Costa d’Avorio di Sviatoslav e 200 ettari nel Parco paesaggistico regionale della Penisola di Kinburn si legge nel lavoro di monitoraggio realizzato da Greenpeace.  –L’esistenza di questo ecosistema è minacciata non solo dagli incendi, che secondo varie stime hanno già coperto il 20-30% del cordone litorale. Qui sono stati registrati anche i macchinari pesanti e le postazioni di tiro dei russi. Tutto ciò disturba anche l’equilibrio dell’ecosistema e contribuisce alla sua distruzione.

Dopo la fine della guerra bisognerà investire nel ripristino ambientale

Quando finirà questo sanguinario conflitto, non basterà ricostruire scuole, monumenti e ospedali. Serviranno investimenti finalizzati al ripristino dell’ecosistema.

Mappare i danni causati dalla guerra in Ucraina è complicato dal fatto che gran parte del territorio liberato potrebbe essere disseminato di mine e altri ordigni esplosivi, mentre le forze russe occupano ancora parti del Paese, rendendo difficile la raccolta dei dati – chiarisce Denys Tsutsaiev di Greenpeace CEE a Kiev – È però necessario evidenziare questi danni, perché il ripristino ambientale deve avere un posto centrale nel dibattito sul futuro dell’Ucraina. I fondi devono essere stanziati adesso, non quando la guerra sarà finita.

Oltre a un immediato cessate il fuoco e l’avvio dei negoziati di pace, Ecoaction e Greenpeace chiedono a gran voce che la ricostruzione delle città avvenga parallelamente al ripristino dell’ambiente dell’Ucraina, dato che i danni avranno conseguenze a lungo termine sugli ecosistemi e di conseguenza sulla vita della popolazione.

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Fonte: Greenpeace 

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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