I due ghiacciai più grandi dell’Antartide si stanno sciogliendo a una velocità impressionante, mai registrata in 5mila anni

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Dopo gli allarmi inascoltati degli scienziati, un recente studio riaccende di nuovo i riflettori sullo scioglimento della calotta glaciale antartica. Il ritmo di deglaciazione è impressionante tant'è che negli ultimi 5.000 anni non si sarebbe mai assistito a qualcosa di simile, come denunciano gli esperti della ricerca, Ma (chissà perché...) questa notizia non la sentirete ai TG, neanche stavolta

Deglaciazione senza precedenti in Antartide, la più allarmante degli ultimi 5.000 anni con una perdita di ghiaccio incontrollabile che contribuirebbe fino a 3,4 metri all’innalzamento del livello del mare nei prossimi secoli. Questo è lo scenario che emerge da uno studio guidato dalla University of Maine e pubblicato di recente sulla rivista Nature Geoscience.

A lanciare (nuovamente) l’allarme è un team di ricercatori internazionali, che ha studiato il cambiamento del livello del mare e della calotta glaciale antartica nel tempo tramite la datazione al radiocarbonio di alcune antichissime conchiglie.

Secondo quanto emerso dalle analisi condotte, i due principali ghiacciai antartici Thwaites e Pine Island si starebbero sciogliendo a una velocità impressionante mai registrata nelle epoche precedenti.

Questi tassi attualmente elevati dello scioglimento del ghiaccio potrebbe segnalare che quelle arterie vitali dal cuore della calotta glaciale dell’Antartide occidentale sono esplose, portando a un flusso accelerato nell’oceano che è potenzialmente disastroso per il futuro livello del mare globale in un mondo in fase di riscaldamento, ha affermato il professor Dylan Rood, coautore dello studio.

Dagli ultimi millenni a tempi più recenti si è assistito, infatti, a una drastica impennata dello scioglimento della calotta antartica, le cui drammatiche implicazioni sono note a tutti. Non parliamo solamente dell’innalzamento del livello del mare che farebbe scomparire intere città, ma anche di deformazione della crosta terrestre.

Rispetto a quanto stiamo assistendo oggigiorno, dalla metà dell’Olocene i ghiacci antartici sarebbero stati molto più stabili sebbene l’epoca geologica sia nota essere stata estremamente calda. Anche le loro dimensioni pare fossero più piccole e contenute.

In questa ipotesi risiede tutta la speranza del team di ricerca. Se infatti i ghiacciai erano meno estesi in passato ciò significa che sono “ricresciuti” nei secoli successivi. Questo informazione consentirà di valutare se il ritiro del ghiaccio antartico sia realmente un fenomeno irreversibile come, purtroppo, si suppone.

Fonte: Nature Geoscience

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Laureata in Lingue, attivista e volontaria per i diritti degli animali. Amante della cucina vegetale, di vini rossi e di tutto ciò che profumi di cannella.

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