Gruinard: la triste storia dell’isola scozzese avvelenata dall’antrace per testare gli effetti su uomini e bestiame

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L’Operazione Vegetariana voluta dall’allora governo inglese per sperimentare un nuovo modo di combattere il nemico, ovvero la Germania nazista, e evitare una possibile invasione del suolo di Sua Maestà che ha portato in realtà distruzione dell’ecosistema nell’isola scozzese dichiarata inaccessibile per quasi mezzo secolo

Disabitata dall’inizio del ‘900 e usata come area di pascolo, l’isola scozzese di Gruinard è stata protagonista di un esperimento inquietante durante la Seconda guerra mondiale promosso dall’allora Governo Churchill come soluzione, estrema e devastante, per fermare la possibile minaccia di un’invasione tedesca.

Il piano ipotetico

All’inizio degli anni ’40 Winston Churchill ordinò ai responsabili della struttura di ricerca scientifica governativa Porton Down di condurre uno studio in merito agli effetti dell’uso dell’antrace su uomini e bestiame. Occorreva capire effettivamente la proporzione di un possibile attacco con proiettili appunto di antrace rivolto, nello specifico, verso i campi dove pascolavano gli animali in Germania: infettandoli si sarebbero di conseguenza infettati anche gli esseri umani che consumavano carne. In questo modo un “problema interno”, che includeva carenza di cibo e pandemia, avrebbe potuto porre fine ai combattimenti sia per la gravità dell’accadimento stesso che per la conseguente carenza di cibo e di persone da inviare al fronte.

L’Operazione Vegetariana

Inizia così, nel 1942, quella che era stata ribattezzata come l’Operazione Vegetariana. Venne individuato il luogo ideale per questi test ovvero la piccola isola scozzese di Gruinard situata a circa 1 km dalla terraferma. Una volta acquistata dal proprietario per 500 sterline, con la promessa di restituirla a tempo debito, la Marina portò qui 80 pecore poi marchiate e legate per gruppi. Si procedette all’esplosione di bombe all’antrace nelle vicinanze degli animali per testare quante settimane potevano sopravvivere. Ma resistettero appena tre giorni. Vennero condotti anche altri test – a quanto sembra anche su bovini, gatti e cavalli – ma il risultato non cambiava. Dagli studi era chiaro che le spore di antrace potevano rimanere nel terreno anche per decenni sia a causa delle esplosioni che delle carcasse seppellite. Nel 1944 l’accesso all’isola fu proibito.

Un’isola sotto osservazione

Per anni Gruinard era stata dimenticata ma non da tutti in quanto occorreva tenerne sotto controlli i livelli di pericolosità. Nel 1971, a seguito di diversi test, risultò che non c’erano più spore di antrace sulla superficie ma il terreno era ancora infetto per almeno 15 cm in profondità. Vennero piazzati dei cartelli lungo la costa e sull’isola per avvertire eventuali visitatori che il terreno conteneva antrace e il sito era vietato.

Operazione Dark Harvest

Nel 1981 l’azione di un gruppo di attivisti riportò l’isola e il problema della sua contaminazione sulle prime pagine dei giornali. L’operazione Dark Harvest aveva l’intento di lanciare un grido di allarme affinché si procedesse alla “pulizia” dell’isola e non a un insabbiamento con conseguente oblio del problema. Il gruppo di attivisti affermava di essere sbarcato sull’isola proibita e di aver prelevato sacchetti di terreno contaminato, lasciati in alcuni luoghi in Inghilterra per provocare una reazione governativa questa volta risolutiva. Non è dato sapere con certezza chi faceva parte del “commando”, forse dei cittadini residenti nella costa vicina all’isola o un gruppo di scienziati, ma l’azione ebbe successo.

Nel 1986 il governo guidato da Margaret Thatcher, ha inviato una squadra speciale per gestire la decontaminazione e ha diluito in tutto 280 tonnellate di formaldeide sul suolo di Gruinard. Poi è stato portato sul sito un piccolo gregge di pecore che, dopo un mese di osservazione, erano ancora in perfetta salute. Il 24 aprile 1990 l’isola scozzese è stata dichiarata completamente decontaminata.

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Fonte: Scotland History Podcast

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Laureata in lettere moderne con la passione per il digitale. Giornalista professionista dal 2010: curiosa e fantasista della comunicazione, dalla tv al web.

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