Giustizia per il clima e per gli indigeni! Chiesta la condanna di Bolsonaro, accusato di crimini contro l’umanità 

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L'Ong AllRise chiede la condanna di Bolsonaro per crimini contro l’umanità, ma non è l'unica a volere condannato il Presidente del Brasile

Fin dalla sua elezione, Bolsonaro ha letteralmente devastato senza sosta la foresta amazzonica, mettendo a rischio la sopravvivenza delle tribù indigene e non solo. Il suo posto non può più essere alla guida del Brasile, ma in carcere. Sono sempre di più gli attivisti e le istituzioni che lo accusano di crimini contro l’umanità, chiedendo che venga condannato al più presto

Il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, uno dei leader mondiali che proprio in questi giorni sta partecipando alla COP26, sia condannato alla Corte Penale Internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità. A chiederlo a gran voce è AllRise, organizzazione no-profit austriaca – composta da scienziati e legali – fondata per denunciare i crimini ambientali nel mondo. Ma negli ultimi mesi le accuse nei confronti del leader brasiliano si sono moltiplicate.

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La richiesta degli attivisti di AllRise

“Falsifica i dati e distrugge intenzionalmente la foresta amazzonica accelerando i cambiamenti climatici” spiegano gli attivisti di AllRise, che ieri sui muri del Science Center di Glasgow hanno proiettato immagini del presidente brasiliano dietro le sbarre. Le sbarre, verdi come la foresta amazzonica, erano formate dalle parole “justice is coming”.

Secondo Allrise, che ha lanciato in questi giorni la campagna globale “The Planet Vs”, l’amministrazione di Bolsonaro è la causa di un’accelerazione devastante della deforestazione amazzonica e del conseguente aumento delle emissioni che saranno la causa di circa 180.000 morti per il caldo entro il 2100 (in base ad uno studio elaborato dai climatologi dell’Università di Oxford). 

E anche se la deforestazione dell’Amazzonia brasiliana rimanesse ai tassi del 2020, come Bolsonaro vuole far credere, le emissioni derivanti dalla deforestazione dell’Amazzonia raggiungeranno, secondo lo studio inglese, circa 1,7 miliardi di tonnellate di CO2.

In meno di tre anni di governo Bolsonaro la deforestazione è aumentata a livelli devastanti, a dispetto degli impegni presi da tutti gli Stati agli accordi di Parigi – sottolinea Johannes Wesemann, fondatore di AllRise. – Il tempo di agire è ora. La COP26 deve sfociare in un impegno globale per porre fine alla distruzione ambientale e attuare azioni coraggiose per raggiungere finalmente gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. È il momento di porre fine all’impunità per gli individui potenti che distruggono intenzionalmente il nostro Pianeta mettendo a rischio centinaia di migliaia di vite. 

Le pesanti accuse della Commissione parlamentare d’inchiesta

Quella mossa da AllRise non è affatto l’unica accusa nei confronti di Bolsonaro. Il recente verdetto della Commissione d’inchiesta del parlamento brasiliano: il leader del Brasile deve essere giudicato per crimini contro l’umanità in relazione alla cattiva gestione dell’emergenza Covid nel Paese. Sono diverse le accuse che lo riguardano: diffusione di notizie false, istigazione a delinquere e uso improprio di fondi pubblici.

Il testo, composto da oltre circa 12000 pagine e approvato da 7 senatori su 11, chiede l’incriminazione, a vario titolo, anche di altre 80 persone, tra cui ministri, ex ministri, aziende e i tre figli maggiori di Bolsonaro.

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Le denunce dei leader indigeni 

La politica di Bolsonaro è una delle più nefaste per l’ambiente e non solo. La deforestazione selvaggia sta mettendo in pericolo la sopravvivenza delle popolazioni indigene, custodi dell’Amazzonia. Già lo scorso gennaio due dei più influenti leader indigeni insieme ad alcune associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani hanno denunciato  il Presidente del Brasile alla Corte dell’Aia per crimini contro l’umanità ed ecocidio.

Da quando Bolsonaro è stato eletto nel 2019, la foresta pluviale ha subito continui attacchi così come le comunità indigene. In due anni il tasso di deforestazione in Brasile è aumentato del 50%, mentre le occupazioni nei territori dei nativi sono cresciute addirittura del 135% nel 2019. Tuttavia, nello stesso anno le sanzioni per crimini ambientali sono diminuite di oltre il 40% in Amazzonia. 

Nonostante la sua politica fortemente anti-ambientale, proprio ieri Bolsonaro – reduce dal G20 di Roma – è stato accolto tra applausi e ovazioni ad Anguillara Veneta (in provincia di Padova) per ricevere la cittadinanza onoraria della città, di cui erano originari i nonni. Una scelta decisamente fuori luogo, che è stata aspramente criticata da decine di cittadini che hanno inscenato una protesta (più che legittima!)

La verità è che mondo non può più permettersi i loschi giochetti e gli inganni come quelli perpetrati da Jair Bolsonaro. La realtà è ormai sotto gli occhi di tutti e non possiamo più far finta di non vederla!

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Fonti: AllRise/CNN/

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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