Fanghi tossici sversati nel Nord Italia: quel “peccato originale” nel Decreto Genova del 2018

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Sul recente scandalo dei fanghi tossici sversati nei terreni del Nord Italia pesano anche delle responsabilità in ambito politico, che vanno ricercate nel Decreto Genova del 2018

Sul recente scandalo dei fanghi tossici sversati nei terreni del Nord Italia pesano anche delle responsabilità in ambito politico, che vanno ricercate nel controverso art. 41 del Decreto Genova del 2018

Erano ben 150mila le tonnellate di fanghi tossici – spacciati per fertilizzanti – smaltiti illegalmente nei campi del Nord Italia, come scoperto in seguito alla maxi inchiesta condotta dalla Procura e dai carabinieri forestali di Brescia. Le indagini hanno scoperchiato un vaso di Pandora e negli ultimi giorni sono state rese note anche le agghiaccianti intercettazioni di un responsabile commerciale di una della aziende coinvolte nello sversamento di fanghi contaminati da metalli pesanti, idrocarburi ed altre sostanze inquinanti su circa 3.000 ettari di terreni agricoli in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Ma in tutta questa terribile vicenda si può individuare un “peccato originale”, rappresentato dalla mancata modifica del Decreto Genova del 2018, che permette l’uso di fanghi di depurazione delle acque reflue e derivanti da scarichi civili come fertilizzanti.

Cosa prevede il Decreto Genova 

 
Ma che ruolo ha esattamente il decreto del 2018, passato inosservato ai più, nello scandalo appena scoperto? Il busillis è contenuto nell’articolo 41, che era stato varato dal Governo Conte all’indomani del crollo del Ponte Morandi. In sostanza, l’articolo porta il limite degli idrocarburi derivanti dai processi di depurazione da 50 mg per kg a ben 1000 mg per kg, ovvero 20 volte di più.
 
Ecco cosa recita l’art.41 del Decreto Genova:
 
Al fine di superare situazioni di criticità nella gestione dei fanghi di depurazione, nelle more di una revisione organica della normativa di settore, continuano a valere, ai fini dell’utilizzo in agricoltura dei fanghi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, i limiti dell’Allegato IB del predetto decreto, fatta eccezione per gli idrocarburi (C10-C40), per i quali il limite e’: ≤ 1.000 (mg/kg tal quale). Ai fini della presente disposizione, per il parametro idrocarburi C10-C40, il limite di 1000 mg/kg tal quale si intende comunque rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli definiti ai sensi della nota L, contenuta nell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, richiamata nella decisione 955/2014/UE della Commissione del 16 dicembre 2008.
 
All’articolo in questione si erano opposti apertamente alcuni partiti ambientalisti.
 
“Il decreto riempirà di idrocarburi e inquinanti i suoli agricoli d’Italia, senza contare che si rischierebbero tante nuove terre dei fuochi” aveva denunciato il segretario dei Verdi.” E, in effetti, così è stato.

È urgente modificare il Decreto Genova per evitare che la storia si possa ripetere

 
L’ennesimo scandalo dei fanghi tossici rende ancora più urgente la modifica dell’articolo 41. Sulla vicenda è intervenuto anche Saverio De Bonis, membro della IX Commissione “Agricoltura e produzione alimentare”, chiedendo al Governo di predisporre una normativa più adeguata sul tema, ponendo rimedio a quello che viene definito un “abominio”.
 
A leggere le intercettazioni sull’inchiesta aperta dalla Procura di Brescia sui fanghi tossici usati nei campi agricoli vengono i brividi. Ma tutto questo per me è storia nota. – scrive De Bonis su Facebook – Dal 2018, appena arrivato in Parlamento, mi sono battuto con tutte le mie forze su questo scempio e sono andato contro al mio partito di allora e contro il governo. Ho pagato a caro prezzo questa mia scelta ma non me ne pento. Nel decreto Genova è contenuto l’articolo 41, che spalanca la porta allo spargimento dei fanghi di depurazione nei terreni agricoli. Una delle cose più indegne mai sentite in questo paese. Quella legge è ancora lì. Cosa vuole fare il governo? Continuare a tutelare gli interessi di pochi gruppi di potere o porre rimedio a questo abominio?
Spero che scelga la seconda strada. Io certamente non me ne starò con le mani in mano su questa vergogna nazionale! Ho chiesto un incontro con il Ministro Cingolani: I TEMPI SONO MATURI PER STRALCIARE DAL MONDO DEL DIRITTO QUELLA DISPOSIZIONE!!!!
Non possiamo più permettere che, in nome del dio denaro, un sistema delinquenziale continui ad abusare indisturbato degli spazi normativi, a rischio la salute umana oltre che l’ambiente.
 
 
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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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