“L’animazione? È una terapia del colore”, intervista ad Alessandro Rak, regista di Yaya e Lennie

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Intervista al regista napoletano Alessandro Rak, che con il suo Yaya e Lennie ci trasporta in un futuro post apocalittico.

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È stato nelle sale tutto il week end appena trascorso, attirando l’attenzione di grandi e piccini. Dopo il successo della presentazione al Locarno Film Festival 2021, Yaya e Lennie – The walking liberty è sbarcato nei nostri cinema dal 4 al 7 novembre, un film d’animazione pieno denso di significati

Firmata dal regista napoletano Alessandro Rak, che ci trasporta in un futuro post apocalittico e ci consente di riflettere sulle urgenze ambientali e sui valori della società attuale, questa è la storia di una tenerissima coppia di amici: Yaya e Lennie, appunto, le cui avventure ci ricordano il potere immenso dell’amicizia e ci invitano ad andare oltre l’antropocentrismo per riflettere sulla libertà, l’ambiente e la convivenza.

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Con Alessandro Rak abbiamo scambiato due parole. 

Com’è nata l’idea del film?

Io penso che, essendo il nostro uno studio di una ventina di giovani ragazzi  – escluso me 😉 – ci sia una grande sensibilità ai temi e all’istanze che riguardano il futuro delle persone, esigenze che ci hanno mosso nella direzione di questo film. Sono desideri e prospettive che riguardano tutti e che sono nell’aria: chi non recepisce queste necessità o è perché duro di comprendonio o perché è preso da interessi decisamente diversi.

Pensi che l’animazione sia lo strumento più adatto a certi temi come quello ambientale?

L’animazione con i suoi colori sgargianti ha la capacità di lavorare sul visivo. È una terapia del colore, diciamo. Per quello che riguarda i temi, quelli vengono sollevati da tutti coloro che raccontano qualcosa. Penso che nel film ci sia molto di questo aspetto.

In quale personaggio del film ti identifichi?

Sia nel personaggio di Yaya che in quello di Lennie. Perché il bello del vivere è che in alcuni momenti il pensiero viaggia molto lento, magari perché si sta con la testa tra le nuvole, in altri invece si sente il bisogno urgente di reagire. Per questo, penso che i personaggi che interpretano questi due tempi del vivere così difforme mi somiglino entrambi.

Qual è il tuo gesto green per l’ambiente?

Difficile dirlo. Mi rendo conto di quanto anche un comportamento civile di una singola persona produca ancora troppo inquinamento. C’è ancora qualcosa che non funziona a più alte sfere e che va rivisto.

Se il mondo fosse una favola green come sarebbe?

Ho sempre delle remore a pensare a un mondo ideale. Secondo me, invece, è bello che il mondo sia un proposito comune fatto di idee diverse, di persone diverse. Però chiaramente esistono delle premesse che devono valere per tutti, come quella del tema ambientale, e si esce da quei binari non c’è più prospettiva comune di mondo. E so per certo che alcune cose non possono cambiare perché sono la nostra sopravvivenza, sono il bello che ci circonda. La presenza della Natura in un mondo ideale è necessaria.

Ecco chi c’è dietro alle voci di Yaya e Lennie, i protagonisti di un’avventura #green imperdibile! 🌱

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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